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 2007  agosto 23 Giovedì calendario

PETRELLA

PETRELLA Marina Roma 23 agosto 1954. Ex terrorista. Arrestata a in Francia dopo 14 anni di latitanza il 22 agosto 2007 • «’ come se mi avessero annunciato che ho una malattia incurabile, sento che la mia vita è destinata a finire presto”, aveva detto [...] dopo il primo arresto di Cesare Battisti [...] Eppure la ex brigatista non si nascondeva [...] ad Argenteuil si è presentata di persona al commissariato con le carte per dimostrare che c’era un errore, l’automobile coinvolta in un incidente non era più sua, l’aveva venduta da tempo. Sembrava una formalità. Il tempo di un controllo al computer e la donna [...] condannata all’ergastolo al processo Moro-ter nel 1988, è stata arrestata ed ammanettata davanti alla figlia Emanuela, 10 anni. Ora i suoi avvocati cercheranno di fare valere una ”dottrina Mitterrand” ormai sepolta. Negli anni Ottanta il presidente francese garantì che gli ex brigatisti non sarebbero stati estradati, giudicando che i rifugiati in Francia erano stati condannati in Italia sulla base di poco democratiche ”leggi di emergenza”. L’arresto e la consegna in Italia di Paolo Persichetti, nel 2002, hanno interrotto questa prassi, e un patto tra l’allora ministro della Giustizia italiano Roberto Castelli e l’omologo francese Dominique Perben sancì la fine dell’impunità per gli ex protagonisti della lotta armata. Nel 2004, dopo la fuga di Battisti, Castelli inviò alla Francia una lista di 11 rifugiati da estradare: Enrico Villimburgo, Roberta Cappelli, Giovanni Alimonti, Maurizio Di Marzo, Enzo Calvitti, Vincenzo Spanò, Massimo Carfora, Walter Grecchi, Giovanni Vegliacasa, Giorgio Pietrostefani e, appunto, Marina Petrella. Una richiesta rinnovata dal nuovo ministro Clemente Mastella, nell’ottobre del 2006. Arrestata per la prima volta nel 1978 assieme al futuro marito Luigi Novelli (Roma 12 febbraio 1953), la Petrella e Novelli furono inviati al soggiorno obbligato a Montereale, un paesino in provincia dell’Aquila. Nell’agosto 1980 fuggirono per partecipare alle riunioni della direzione delle Brigate Rosse che stava decidendo la ”campagna d’autunno” e il rapimento del magistrato Giovanni d’Urso. Petrella e Novelli furono arrestati di nuovo il 7 dicembre 1982 dopo uno scontro con i carabinieri su un autobus a Roma. Il sequestro D’Urso, l’uccisione del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi (11 ottobre 1920-31 dicembre 1980) e del vicequestore Sebastiano Vinci (9 febbraio 1937-19 giugno 1981), e il tentato sequestro del vicecapo della Digos, Nicola Simone, sono alcuni dei reati per i quali la donna è chiamata a rispondere. Marina Petrella vive nella periferia parigina da 14 anni, fa l’assistente sociale; ha avuto una prima figlia, Elisa [...] da Luigi Novelli, e una seconda, Emanuela, 10 anni, dal secondo marito algerino Ahmed. [...] Restano gli argomenti extra-giuridici, spiegati dalla stessa Petrella all’Humanité all’epoca del caso Battisti: ”La Francia rinnega sé stessa, e l’Italia agisce per pura vendetta. Ma io ho abbandonato ogni attività politica, il prolungamento di ciò che sono stata è oggi il mio lavoro nel sociale, nell’educazione popolare. Tutti noi ci siamo costruiti in Francia una nuova vita, senza negare quello che siamo stati. Cacciarci dalla Francia non risolverà niente, anzi, non farà che allungare la lista delle vittime. Se domani venissi estradata in Italia, ad essere rovinati con me ci sarebbero mio marito e mia figlia, cittadini francesi” [...]» (Stefano Montefiori, ”Corriere della Sera” 23/8/2007) • «La notte del 24 agosto 1983, alle 2 e 11 minuti, arriva al Policlinico di Roma un’ambulanza partita dal reparto femminile del carcere di Rebibbia. A bordo c’è una detenuta con le doglie. Poco dopo, in una sala della seconda clinica di ostetricia, nasce Elisa. La notizia finisce sui giornali: ”Pesa 3 chili ed è in ottima salute, come la madre”. Il primo giorno di vita lo passa in una stanza piantonata da quindici agenti della polizia penitenziaria. Perché la sua mamma si chiama Marina Petrella e il padre è Luigi Novelli: sono considerati i capi della colonna romana delle Brigate rosse. Già condannati a 14 anni per banda armata e detenzione d’armi nel processo per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, sono tra gli imputati del cosiddetto Moro Ter, nel quale confluiscono praticamente tutti gli attentati rivendicati a Roma dalle Br tra il 1977 e il 1982: dal sequestro del magistrato Giovanni D’Urso (rapito il 12 dicembre 1980 e liberato il 15 gennaio ”81), all’omicidio del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi e del vicequestore Sebastiano Vinci, al tentato sequestro del vicecapo della Digos, Nicola Simone. Il primo grado si chiude nel 1988 con 153 condanne, 20 assoluzioni, 1.800 anni di detenzione, 26 ergastoli. Incluso quello di Marina Petrella. Nel ”92 la corte d’Assise d’appello ne conferma 20. [...] L’avvocato che difendeva la Petrella all’epoca si chiama Giuseppe Mattina. ”La ricordo con affetto, come una persona molto stimabile – dice ”. Purtroppo era accusata dell’omicidio del vicequestore Vinci. Io ottenni la sua scarcerazione (decorrenza dei termini ndr), poi lei decise di lasciare l’Italia alla vigilia del ricorso per Cassazione”. I conti tornano: nel maggio ”93 la prima sezione penale della Cassazione conferma in gran parte la sentenza d’appello, compresa la condanna per Marina Petrella. Ma lei è in Francia. [...] Primo arresto nel ”78, scarcerati per decorrenza dei termini nel maggio 1980, ad agosto lasciano il soggiorno obbligato a Montereale, paesino in provincia dell’Aquila. Poi un altro arresto, il 7 dicembre ”82, su un autobus dell’Atac nei pressi dell’ospedale San Camillo, quartiere Portuense. Marina Petrella è incinta e ancora non lo sa. Ma quella volta lei e Novelli si dichiarano brigatisti. L’ex fabbro ferraio e l’ex segretaria della scuola Buozzi hanno fatto il salto di qualità. Non sono più ”irregolari, seppure con funzioni di rilievo nel settore logistico della colonna romana”: ora sono considerati i vertici delle Br nella capitale, e Novelli è ritenuto membro dell’esecutivo nazionale dell’organizzazione. Per le cronache sono i ”coniugi del terrore”. In realtà le loro nozze con rito religioso devono ancora arrivare e faranno notizia. La data fissata è l’11 settembre ”83 e a Rebibbia è tutto pronto: la sposa con i genitori, i parenti dello sposo, sacerdote e rinfresco. Ma Novelli ha chiesto di incontrare la Petrella prima delle nozze, il magistrato nega il permesso e lui si rifiuta di uscire di cella. Non se ne fa niente fino al 18 settembre. Quel giorno i due diventano marito e moglie davanti alla chiesa e battezzano la figlia. Oggi Novelli, condannato all’ergastolo, gode dei benefici e può lasciare il carcere. Come Stefano Petrella (Roma 19 luglio 1956), fratello di Marina, anche lui un passato nelle Br. Stanno a Roma. Elisa li va a trovare quando torna in Italia. ”Come ho sempre fatto – dice – anche quando mio padre era dentro”. Era la sua vita normale. Ora chissà» (Mario Porqueddu, ”Corriere della Sera” 23/8/2007).