Varie, 23 agosto 2007
CIBIC
CIBIC Aldo Schio (Vicenza) 1955. Architetto. Designer • «’Certo, ci vogliono le idee, i talenti, i geni. Ma all’arte serve anche un bar accogliente, un locale dove è piacevole andare” [...] alla fine degli Anni Settanta migrò nella Milano da bere per partecipare a uno dei più vitali esperimenti creativi di fine secolo [...] lasciò Vicenza per animare insieme a Sottsass il gruppo di Memphis, dove lavorarono, tra gli altri, Hollein, Isozaki, Branzi. [...] ”[...] La creatività ha sempre una dimensione collettiva. Per questo è più facile lavorare in una metropoli che non in un paesino. Le informazioni circolano, naturalmente, dove ci sono scuole, università, gallerie d’arte. Ma anche dove si fanno feste, dove ci sono luoghi di ritrovo la sera. Non voglio fare l’apologia delle feste, il mondano a oltranza. Per carità. Ma sono convinto che la socialità sia un elemento importante dell’arte. Per Andy Warhol un party era fondamentale quanto un museo. Ed è sempre stato così. Dalle scuole filosofiche dell’antica Grecia agli impressionisti che si ritrovavano nelle loro osterie lungo la Senna. Le idee nascono guardando un quadro, ma anche chiacchierando con un cocktail in mano [...] Io ero nato in provincia. Sono venuto a Milano per conoscere Sottsass e lavorare con lui. E come me c’erano decine di altri designer che arrivavano da tutte le parti del mondo per incontrare persone che avevano la stessa voglia di creare, di inventare, di sperimentare. Milano è riuscita a capitalizzare quelle energie. stato un decennio eccezionale. Erano tutti supereccitati. Poi la capacità propulsiva si è persa. Milano non ha saputo coltivare fino in fondo queste energie. Perché anche le città, come gli esseri umani, s’impigriscono, si rannicchiano sulle proprie glorie [...]”» (Bruno Ventavoli, ”La Stampa” 22/8/2007).