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 2007  agosto 21 Martedì calendario

I NUOVI MISTERI DEL CREMLINO

Corriere della Sera 21 agosto 2007. Da Mosca vengono segnalati manuali di storia che per diversi aspetti rivalutano la figura di Stalin. Eppure Putin riserva clamorosi onori a Solgenitsin, il massimo storico testimone del Gulag staliniano. I sospetti occidentali che imputano a Putin un dispotismo ammodernato, ancorché a volte spietato come nei casi Politovskaja e Litvinenko, suscitano sdegno al Cremlino. Eppure, le fonti ufficiali non concedono informazioni e spiegazioni utili a escludere ogni responsabilità di governo. La Russia trasmette segnali contrastanti o reticenti.
Accolto dal presidente Bush per quella cordiale merenda nel Maine, my friend Vladimir poco dopo annuncia il ritiro dei russi dall’accordo che regola in Europa la presenza delle forze armate convenzionali secondo il trattato del 1999. Non basta. Dispone che siano riprese dai bombardieri strategici russi le ricognizioni aeree permanenti a lungo raggio, sospese nel 1992. Putin reagisce così al progetto del Pentagono che vorrebbe dislocare tra la Polonia e la Repubblica Ceca le basi dello «scudo antimissile» rivolto all’Iran. Ma quali basi alternative propone? L’Azerbaigian – islamico a maggioranza sciita sulla frontiera iraniana – e l’enclave russa di Kaliningrad – già Königsberg – tra Polonia e Lituania sul Baltico.
Putin denuncia l’attivismo degli occidentali attorno alla Russia, persistente anche dopo l’espansione della Nato, come ostilità volte a ridurre ogni residua influenza di Mosca in quelle aree confinanti. Ma da parte sua riconferma l’assistenza russa e le forniture di tecnologie nucleari all’Iran – anzitutto il reattore di Busher – negando che siano attività ostili agli occidentali e a Israele. Non è tutto. Che significano quelle manovre militari coordinate con i cinesi?
Una speciale sensatsija, dal principio d’agosto, ha suscitato poi la notizia che due batiscafi russi hanno piantato la loro bandiera sotto l’Artico a 4.261 metri, fra i supposti giacimenti di petrolio e gas. Ma l’immenso patrimonio russo di fonti energetiche, sui 17 milioni di chilometri quadrati rimasti alla Federazione dopo il disfacimento dell’Urss, risulta finora solo «graffiato in superficie». Lo scopo del blitz appare insieme geo-economico e strategico. L’impresa vorrebbe dimostrare una continuità fra la piattaforma territoriale russo-siberiana e un’area estesa della calotta polare, con pretesa di possesso. Ma nella regione artica possono avanzare simili pretese anche altre nazioni, Canada, Stati Uniti, Norvegia e Danimarca, tramite la Groenlandia. Una convenzione dell’Onu sui diritti marittimi, oltre tutto, limita ogni pretesa di possesso non oltre 200 miglia nautiche – 370 chilometri – dalle loro coste. Ha commentato il ministro degli Esteri canadese, Peter Mackay: «Non siamo nel quindicesimo secolo, non si può andare in giro per il mondo a rivendicare sovranità e piantare bandiere».
Che cosa vuole veramente Putin, con i suoi frequenti gesti clamorosi o con i suoi silenzi enigmatici? Viene interpretato secondo giudizi diversi. Una diffusa opinione gli attribuisce intenti neoimperiali, perseguiti con mezzi dispotici aggiornati, non proprio la «ferrea briglia» di Pietro il Grande né tantomeno la tirannia di Stalin. Altre opinioni lo giudicano solo incline a manifestazioni di prestigio e autorità sufficienti a ricomporre il sentimento «granderusso», ancora frustrato dalla repentina implosione dell’Urss, oltreché allarmato dai separatismi latenti fra i 70 gruppi etnici della Federazione ben oltre la Cecenia. Viktor Shklovskij avrebbe concluso: «Scegliete voi a chi credere, in Russia c’è l’uno e l’altro».
ALBERTO RONCHEY