Varie, 22 agosto 2007
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Bani Zahra
• Mogadiscio (Somalia) 31 dicembre 1979. Giavellottista. Quinta ai mondiali 2005 • «[...] Giaveno, il paese a una trentina di chilometri da Torino dove i Bani sono approdati quando Zahra aveva 11 anni. ”Mio nonno – spiega – lasciò la Toscana e finì a Mogadiscio. Lì è nato mio papà Giuseppe, che ha sposato una ragazza somala, mamma mia, dei miei due fratelli e di mia sorella. Si viveva bene laggiù: papà gestiva un cinema, io avevo tante amiche. Fino al ”91, fino a quando è scoppiata un’assurda guerra civile che ancora non è terminata. Con l’aiuto di un missionario, don Luciano, siamo riusciti a venire in Italia. Non siamo mai più tornati indietro. Anzi, papà alcuni anni fa ci ha provato, per andare a prendere mia nonna: fu costretto ad attenderla al confine col Kenya. Ho un desiderio: riuscire, un giorno, a rivedere Mogadiscio. Mamma, che è morta nel 2002, ha continuato a parlarmi in somalo. Adesso ci pensa mia zia a tenermi in allenamento... A tappe tutta la famiglia è arrivata in Italia”. E lei, nel frattempo, ha cominciato a lanciare. I primi approcci da cadetta, con i Giochi della Gioventù alle scuole medie. E con la pallina. ”Facevamo atletica tutti e quattro – ricorda – io sono l’unica che ha continuato. Anche perché ho avuto la fortuna di incontrare presto Carlo Lievore (1937-2002), per me un secondo padre. stato lui a insegnarmi tutto”. Miglior maestro non avrebbe potuto avere: Lievore, dal giugno ”61 al luglio ”64, fu addirittura primatista del mondo. ”Mi ha fatto capire l’importanza della semplicità del gesto, ancora oggi la mia miglior qualità. Il difetto? La forza, ma quella si può costantemente migliorare. E, se è vero che così lontano non pensavo di arrivare, nel 2003 sono stata fermata da un infortunio a un gomito [...]”. Zahra, con Carlo scomparso a sua volta nel 2002, si allenava al campo Sisport [...]» (Andrea Buongiovanni, ”La Gazzetta dello Sport” 9/6/2007).