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 2007  agosto 21 Martedì calendario

Algeria, cantieri made in China. Il Sole 24 Ore 21 agosto 2007. ARBATACHE. Nell’Algeria intorpidita dal sole estivo sembrano in movimento soltanto i convogli dei matrimoni che inseguono per le strade un’auto fiorita

Algeria, cantieri made in China. Il Sole 24 Ore 21 agosto 2007. ARBATACHE. Nell’Algeria intorpidita dal sole estivo sembrano in movimento soltanto i convogli dei matrimoni che inseguono per le strade un’auto fiorita. A osservare la situazione più da vicino però, in mezzo ai campi della Mitidja a Sud-Est della capitale c’è un’altra attività: la gara contro il tempo dei dipendenti cinesi del consorzio Citic-Crcc. Hanno quaranta mesi, a partire dal 18 settembre 2006, per costruire 528 chilometri dell’autostrada Est-Ovest, un record mondiale. Vicino al villaggio di Arbatache decine di camion gialli arrivati il mese scorso dalla Cina asportano terra da una piccola collina che, con questo ritmo, cesserà di esistere a breve. La depositano sul tracciato dell’autostrada che altri macchinari stanno spianando. Un po’ più avanti alcuni geologi cinesi tornano con dei campioni prelevati sui siti di due tunnel da scavare nelle gole d’Ammal. Circolano senza scorta e rispondono ai saluti con allegri inchini. difficile credere che dieci anni fa, a venti chilometri da qui, s’è compiuta la più grande strage della guerra civile algerina. Nella notte del 29 agosto 1997, uomini armati di asce, coltelli e fucili hanno sgozzato oltre 300 abitanti del villaggio di Rais. I colpevoli non sono mai stati identificati, ma l’esercito algerino, che ha una caserma a poca distanza, non s’è mosso per tutte le ore in cui è avvenuto il massacro. Siamo proprio nell’Algeria nuova del presidente Abdelaziz Bouteflika, che sembra aver voltato la pagina del terrorismo e che, grazie al prezzo del petrolio, incassa 60 miliardi di dollari all’anno e lancia progetti faraonici. Secondo il piano del presidente saranno spesi 140 miliardi di dollari per le infrastrutture da qui al 2009: una torta della quale i cinesi vogliono una bella fetta. I due tronconi di autostrada assegnati al Citic-Crcc, nel centro e a Ovest, si aggiungeranno alla rete esistente e ai 399 chilometri che un consorzio giapponese costruisce nell’Est del Paese. L’insieme di 1.216 chilometri, con tre corsie per ognuna delle due carreggiate, 11 tunnel e 25 viadotti, sarà inaugurato il 18 gennaio 2010. Coronerà il secondo mandato del presidente e costituirà il contributo algerino all’asse trans-maghrebino di 7mila chilometri tra il mar Rosso e l’Atlantico. L’energia dispiegata dai cinesi è motivo di stupore e di soddisfazione al ministero dei Lavori pubblici che è a capo del "cantiere del secolo" tanto caro al presidente. «Abbiamo imposto ai cinesi di utilizzare il 70% di manodopera locale affinché i nostri cittadini entrino in contatto con un’altra cultura. Avremmo parecchio bisogno della loro cultura del lavoro, piuttosto rigorosa», spiega senza ironia Omar Oukil, consulente per la comunicazione del ministro. «Ci servirebbe imparare a prendere le cose sul serio. I cinesi sono una razza a parte, fanno tre turni di otto ore, sette giorni su sette», aggiunge in conclusione della propria giornata di lavoro al ministero, già deserto allo scoccare delle 16. I giapponesi del gruppo Cojaal hanno le stesse scadenze dei cinesi, ma sostituiranno parte della manodopera con tecnologia avanzata. «L’altezza delle lame dei nostri bulldozer e tutti i movimenti dei nostri macchinari saranno dettati via satellite», spiega Atshushi Furuta, direttore generale dell’ufficio di Algeri, che pare lavorare giorno e notte nel suo quartier generale sulle alture della capitale. «Questo ci consente di sopperire alla mancanza di esperienza della manodopera locale e di ridurre i costi, anche se costruire un’autostrada in quaranta mesi non è molto conveniente». L’offerta giapponese per i 399 chilometri del troncone Est, 123 miliardi di dinari (1,3 miliardi di euro), ha agevolmente sconfitto quella dell’americana Bechtel (2,1 miliardi di euro) e del consorzio Italia (2,4 miliardi di euro), con Cmc, Todini, Pizzarotti e Impregilo. In totale, collegare la frontiera tunisina con quella marocchina costerà all’Algeria 824 miliardi di dinari (8,8 miliardi di euro): è il più grosso cantiere mai aperto nel Paese, al suo culmine occuperà 74.881 operai, 21.973 dei quali asiatici. Omar Oukil non è attratto dall’Asia e, contrariamente a un numero crescente di funzionari algerini, non ci ha mai messo piede. «Quando sono stanco, vado a riposarmi vicino a Marsiglia». Ma confessa di essere affascinato dai giapponesi. «Sui cantieri hanno un atteggiamento compìto che costringe al rispetto», afferma il dirigente del ministero dei Lavori pubblici. «Esprimono intelligenza e un’autentica eleganza. I cinesi invece hanno l’aria misera. Da offrire hanno soltanto le mani, la propria forza». Eppure quelli del campo base numero 2 di Khemis el Khechna, nel cuore della pianura della Mitidja a 40 minuti di macchina a Sud-Est di Algeri, fanno un’ottima impressione: uomini e donne sono giovani e ben vestiti, usano computer ultimo modello e rispettano alla lettera le innumerevoli consegne affisse sulla parete. Potrebbero essere più accoglienti, tuttavia. «Il vostro lavoro è finito! Uscite immediatamente!», urla un responsabile cinese del campo base nel quale siamo appena entrati. vero che ci manca un’autorizzazione della direzione del Citic-Crcc che non ha mai risposto alle nostre telefonate. Però disponiamo dei preziosi accrediti algerini e, soprattutto, siamo accompagnati da Rachid Azouni, direttore del troncone centrale dell’autostrada e rappresentante della direzione dei lavori, che alza il tono a nostro favore per far riconoscere la propria autorità. Il cinese continua tuttavia a urlare e gesticolare come se ritenesse che il suo campo-base fosse un possedimento cinese d’Oltremare, o extra-territoriale quanto un’ambasciata. Ma forse il suo nervosismo si spiega perché la nostra visita avviene in un momento inopportuno: alla fine della pausa pranzo, mentre escono dalla mensa i circa trenta cinesi presenti e offrono avanzi di cibo al cane e ai gatti che abitano nel cortile circondato da casette prefabbricate. Da alcune settimane, la stampa algerina trabocca di storie di animali domestici che scompaiono nelle vicinanze dei cantieri cinesi. « vero, li mangiano!», sussurra un collaboratore di Rachid Azouni. «Li ho visti strangolare un cane con un fil di ferro davanti alle cucine!». Approfittando della confusione, ci dileguiamo per fare un giretto della base, il cui aspetto è un misto di villaggio di vacanze e caserma. L’accesso è protetto da uomini armati e da filo spinato. Sistemati lungo i viali, degli altoparlanti diffondono a ore fisse esortazioni al lavoro e musica marziale. «Gli operai cinesi sono spremuti come limoni, perciò sono sempre in forma», scoppia a ridere un tecnico che vive nella parte algerina della base. Dalla parte opposta della zona per lo sport, un cinese in camice bianco, convinto che abbiamo il permesso di visitare la base, ci fa strada con orgoglio in una decina di laboratori dove sono appena stati installati circa 200 strumenti che servono a verificare i materiali dell’autostrada. Per la maggior parte sono di fabbricazione cinese, con le scritte in francese: rilevatore di calcio polivalente a lettura diretta, compattatrice automatica proctor-cbr, consistometro automatico con comando elettronico, tavolo vibrante per cementi, carotatrice elettrica universale, misuratore di K-Slump per cementi, angolometro per sabbia. Soltanto il penetrometro automatico per bitumi è italiano. Fin qui, nessuna di queste apparecchiature sembra essere stata usata: il vero inizio dei lavori è previsto a fine estate, con l’assunzione di decine di migliaia di algerini e l’arrivo in massa di operai cinesi. «Vent’anni fa ho visitato i vostri laboratori in Europa», dice con un sorriso enigmatico il responsabile della sezione di geotecnica stradale mentre ci riaccompagna al portone della base. «E ora siete voi che venite a vedere quello che facciamo noi». Il Citic è un gruppo finanziario misto, pubblico e privato, creato nel 1979 da Deng Xiaoping per controbilanciare l’onnipotenza delle imprese statali. presente con sportelli bancari in 44 Paesi, ha riserve dichiarate per 922 miliardi di yuan (90 miliardi di euro) e ha realizzato un centinaio di megaprogetti in cinque continenti: ponti, dighe, metropolitane, porti, tunnel, stadi. La sua consociata Crcc è per dimensioni la seconda impresa della Cina, con 220mila dipendenti e, tra le altre cose, ha costruito 14mila chilometri di strade e autostrade, oltre a 27mila chilometri di ferrovie, tra cui la famosa linea che collega Cina e Tibet. «I gruppi che abbiamo selezionato attraverso il bando sono di livello mondiale», conferma Mohammed Kheladi, direttore della divisione Programma Nove, che sovrintende ai 927 chilometri attribuiti ai due consorzi asiatici. Nel suo quartier generale su una collina di Algeri, che un’impresa cinese ha appena finito di allestire, regna un’attività da alveare. Parte dell’amministrazione algerina, infatti, ha adottato il ritmo cinese. «Facciamo cinque turni di da otto ore!», scherza M. Kheladi, che ci riceve nel tardo pomeriggio. Pur di non dare ai costruttori (che «sollecita in continuazione») il benché minimo pretesto per un ritardo, deve accertare che il tracciato sia liberato dalle abitazioni e dalle reti per l’acqua, l’elettricità e il gas, che i campi base siano adeguatamente installati, i pagamenti effettuati, i macchinari fatti transitare dalla dogana, la manodopera algerina assunta e formata, i visti emessi per gli espatriati, senza parlare dei cambiamenti del tracciato come quello destinato a limitare l’impatto sul parco nazionale di El-Kala, alla frontiera tunisina. «Questa autostrada produrrà nel Paese armonia e sviluppo», dice. «Lungo il suo percorso sorgeranno città e villaggi. Sarà un semaforo verde per gli investitori e i turisti». Nelle alte sfere si ritiene che per le imprese cinesi in Algeria l’autostrada sia anche una specie di esame di riparazione. «Se ce la faranno, troveranno tutte le porte aperte», lascia intendere un uomo vicino alla presidenza. Per il momento i responsabili algerini si mostrano infatti alquanto delusi. Nel 2001 e nel 2002 l’Agenzia nazionale per il miglioramento e lo sviluppo delle abitazioni (Aadl) è stata incaricata di costruire 55mila alloggi in tutto il Paese. Ne ha affidati 29.247 al gigante cinese Cscec. La costruzione doveva durare due anni, ma non è ancora terminata. Sottoposta a intense pressioni popolari, l’Aadl scarica la colpa sui cinesi. «Non siamo soddisfatti», accusa il direttore Kheireddine Walid. «I cinesi non hanno fatto tutto il possibile. E siccome nessuna impresa algerina è in grado di sostituirli, non possiamo rescindere i contratti». A dire il vero, la responsabilità dei cinesi per questi ritardi sembra piuttosto limitata. Sul versante algerino, l’acquisizione dei terreni è stata più ardua del previsto. Attorno alla capitale dove i terreni liberi sono rarissimi, alcuni siti troppo in pendenza non avrebbero mai dovuto essere scelti. Poi la burocrazia algerina è affondata nelle migliaia di domande di visti per gli operai chiamati sui cantieri. Quando finalmente sono cominciati ad arrivare, nel 2003, è scoppiata la Sars, l’epidemia che per sei mesi ha bloccato ogni uscita di manodopera dalla Cina. Nello stesso anno, il terremoto di Boumerdès (2.200 morti) ha coinvolto diversi cantieri, e per mesi il timore di ulteriori scosse ha reso impossibile colare cemento. Senza contare i rifornimenti locali di sabbia o di cemento, spesso caotici, e soprattutto il ritardo cronico delle imprese algerine associate, in particolare per la viabilità e i raccordi stradali. Su vari cantieri, come a Ouled Fayet, gli operai cinesi si sono ritrovati disoccupati non per causa loro e sono scesi nelle strade per protestare: vengono pagati solo quando lavorano. Serge Michel ****************** LA MISSIONE DI BOUTEFLIKA Grandi opere Secondo il piano di rilancio messo a punto dal presidente Abdelaziz Bouteflika, da qui al 2009 saranno spesi 140 miliardi di dollari in infrastrutture. La maggior parte dei finanziamenti arriva dal petrolio, che garantisce al Governo 60 miliardi di dollari all’anno. Il fiore all’occhiello di questa stagione sarà l’autostrada che collegherà la frontiera tunisina con quella marocchina: i cinesi ne costruiscono 528 chilometri Obiettivo: 18 gennaio 2010 In questa data dovrebbero essere inaugurati le corsie (tre per ognuna delle carreggiate), 11 tunnel e 25 viadotti del megaprogetto autostradale avviato il 18 settembre 2006. Ai due tronconi di autostrada affidati ai cinesi (centro e Ovest) si affianca una porzione (399 chilometri) costruita da un consorzio giapponese: uniti alla rete esistente, coprono in totale 1.216 chilometri Non una parola di francese E nemmeno una parola di arabo: il signor Li (nella foto sotto), responsabile dei cantieri di Algeri della Cscec - società cinese leader del settore edile - vive in Algeria da cinque anni ed è costantemente accompagnato dalla sua traduttrice. Qui è fotografato davanti ai palazzi che la Cscec sta costruendo a Ouled Fayet, alla periferia della capitale. La società, 122mila dipendenti, punta entro i prossimi due anni ad assicurarsi il 5% del mercato edile mondiale, ovvero 25,5 miliardi di euro Crescita inarrestabile Gli edifici del complesso Le Bananier (nella foto sopra), sorti nei sobborghi di Algeri, fanno parte dell’ambizioso piano edilizio del Governo algerino: costruire oltre un milione di case a tempo record per cercare di risolvere il drammatico problema della mancanza di case a fronte di un incessante aumento della popolazione. Anche questi palazzi sono stati realizzati dalla cinese Cscec. In molti casi l’accordo con il ministero dei Lavori pubblici prevede che buona parte della manodopera sia algerina ***************** «La gente di qui non può lavorare quanto noi». Il Sole 24 Ore 21 agosto 2007. ALGERI. La scena si svolge nell’ingresso di un appartamento nuovo e ancora vuoto dell’edificio 14 di Ouled Fayet, alla periferia di Algeri. I protagonisti sono Jaffar Tahal, capo cantiere per l’Aadl (Agenzia nazionale per il miglioramento e lo sviluppo delle abitazioni), Abdallah Djaouda, di un ufficio studi incaricato di seguire e controllare i lavori, e il signor Li, responsabile dei cantieri di Algeri per la Cscec, una società cinese leader del settore, con 122mila dipendenti, che entro due anni mira a conquistare il 5% del mercato edile mondiale, ovvero 25,5 miliardi di euro. Il signor Li risiede da cinque anni in Algeria, ma non sa una parola né di francese né di arabo. accompagnato dalla sua traduttrice. Basta fare una domanda per avviare un acceso ed emblematico confronto. La qualità di questo alloggio è paragonabile a quella delle costruzioni della Cscec in Cina? Il signor Li : In Cina è migliore. J. Tahal: E come mai? A. Djaouda: Sono certo che è questione di disciplina. Con loro, il programma viene rispettato. Se è previsto di colare cemento alle 20, il tizio che fornisce la ghiaia arriva spaccando il secondo. E quello dei ferri pure. Non c’è mai una stonatura! Il signor Li: I materiali sono diversi. In Cina si lavora con solette a putrella. Si fanno gli infissi delle finestre in alluminio, non in legno. Quindi viene meglio. J. Tahal: E allora perché non avete portato quel materiale qui? A. Djaouda: Vorrei fare una domanda! Il signor Li: In Cina gli abitanti finiscono da sé l’imbiancatura e la pavimentazione. O chiamano ditte specializzate. Quindi viene meglio. A. Djaouda: Mi date la parola? Abbiamo un grosso problema. In Algeria non abbiamo una manodopera qualificata. I cinesi prendano i nostri giovani per formarli. l’unica cosa di cui abbiamo bisogno! Il signor Li: Non è un problema nostro. Non abbiamo voglia di formare gli algerini. Bisogna vedere la differenza di lavoro, di potenza. Per gli algerini non è possibile lavorare così a lungo come i cinesi. A. Djaouda: L’edilizia è proprio l’ultimo dei mestieri per i quali dobbiamo fare appello ai cinesi. Gli algerini hanno ricostruito la Francia! J. Tahal: Volevamo anche che finissero questo cantiere in venti mesi, e siamo a 50! Il signor Li: A volte ci vogliono sette mesi per ottenere un visto algerino. Non abbiamo mai avuto tutti gli operai che ci servivano. J. Tahal: Ma è così in tutto il mondo. Uno Stato non può mettersi a distribuire visti come fossero panini! A. Djaouda: Comunque i vostri operai sono andati a lavorare altrove. Alcuni hanno aperto negozi. Il signor Li: Non è possibile. Li controlliamo tutti. Teniamo il loro passaporto in cassaforte. A. Djaouda: I cinesi hanno una capacità di adattamento incredibile. Sono un popolo ingegnoso, preparato a risolvere i problemi. Gli algerini, i francesi, gli italiani, se non hanno A e B per fare C si bloccano. I cinesi trovano un’altra via. Se la gru si guasta, non fermano il cantiere! Il signor Li: Utilizzavamo la sabbia nera, è stata vietata. Si è dovuta sostituire con sabbia da cava. Abbiamo perso otto mesi. A. Djaouda: Le casserature che fanno loro, non le avevo mai viste. Sono arcaiche, ma funzionano. Il signor Li: Un altro problema, va detto, è quello finanziario. Siamo pagati con mesi di ritardo. A. Djaouda: I cinesi sono fantastici. Di sera, dopo il cantiere, fanno del bricolage. Per Ouled Fayet non hanno comprato roba nuova. Hanno aggiustato macchinari che erano stati portati a demolire! E i dumper. Se li sono costruiti da soli, nelle ore libere, con motori da automobile e pezzi di lamiera! Serge Michel