La Repubblica 17/08/2007, pag.10 GIOVANNI MARIA BELLU, 17 agosto 2007
Droga, armi, estorsione oggi è la mafia più potente. La Repubblica 17 agosto 2007. ROMA - Difficilmente i boss della ”ndrangheta conoscono le dinamiche della nascita dei miti e i meccanismi dell´informazione, ma di certo, per via empirica, da tempo hanno imparato a servirsene: a fare della disinformazione la loro forza
Droga, armi, estorsione oggi è la mafia più potente. La Repubblica 17 agosto 2007. ROMA - Difficilmente i boss della ”ndrangheta conoscono le dinamiche della nascita dei miti e i meccanismi dell´informazione, ma di certo, per via empirica, da tempo hanno imparato a servirsene: a fare della disinformazione la loro forza. Il nome li aiuta. Secondo la tesi prevalente tra i linguisti, ”ndrangheta deriverebbe dal greco andragatizomai - presente tra gli altri in Tucidide, Aristotele e Plutarco - che significa "atteggiarsi a uomo coraggioso". Il ”ndranghetista, dunque, come ”valoroso´, come uomo tutto d´un pezzo. Etimologia che ha radicato il luogo comune secondo il quale sarebbe esistita in passato una sorta di ”ndrangheta dal volto umano. Ogni omicidio, così, è "un salto di qualità" e quasi si rimpiangono i criminali di una volta. Ma a rileggere le cronache delle imprese delle ”ndrangheta - un lavoro lungo perché bisogna cominciare dal 1861 quando il neonato Regno d´Italia cominciò ad avvertire l´esistenza in Calabria di un´associazione per delinquere ben strutturata - si scopre che il massacro di Duisburg non è certo il primo crimine compiuto all´estero (tra il 1928 e il 1940 nel Queesland, Australia, la ”ndrangheta commise trenta attentati e dieci omicidi, tutti a danno di emigrati di origine calabrese) e, quanto alla ferocia, la pena di morte è la sanzione ordinaria per tutto ciò che i "valorosi" ritengono lesivo della loro dignità. Il fatto nuovo negli ultimi anni di ”ndrangheta è stato l´omicidio del vicepresidente del consiglio regionale calabrese Francesco Fortugno. Perché, come ha scritto Enzo Ciconte, uno dei principali studiosi dell´argomento, la ”ndrangheta ha commesso innumerevoli omicidi, un migliaio solo nella seconda metà degli anni Ottanta durante la guerra tra le ”ndrine, le famiglie, "ma, contrariamente a quando ha fatto Cosa Nostra, ha sempre evitato di uccidere personalità politiche particolarmente note". Uniche eccezioni - ma non paragonabili al caso di Fortugno, assassinato simbolicamente all´uscita del seggio elettorale - quelle, nel 1989 e nel 1991, dell´ex deputato democristiano Antonio Ligato e del giudice Antonino Scopelliti. La forza della ”ndrangheta è stata la capacità di apparire la sorella minore, rustica e selvatica della mafia e della camorra. Aiutata non solo dal nome, ma anche dalla natura del territorio e dalla struttura rigidamente familiare. Peculiarità che invece, nel tempo, si sono rivelate la sua forza. Attualmente è, per giudizio unanime degli esperti, la più temibile delle mafie italiane. Al contrario di Cosa Nostra, tratta alla pari con i narcotrafficanti colombiani. Dalla sola droga incassa non meno di 17 miliardi di euro l´anno (22 secondo una stima dell´Eurispes). «La droga - hanno scritto Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nel loro "Fratelli di sangue" (Pellegrini editore) - ha cambiato tutto. Anche i pastori della Locride, quelli che tra Africo, San Luca, Platì e Natile di Careri fino al 1991 avevano messo a segno 147 rapimenti. Ora anche loro, assieme ai figli e ai nipoti, trafficano in droga ma senza venire meno a quel modello di società tipico delle ”ndrine con regole e valori, come il silenzio e il vincolo di sangue». L´essere le unità di base della ”ndrangheta, le ”ndrine, famiglie in senso stretto, dove gli associati sono legati da vincoli di consanguineità, ha reso e rende molto più difficile il "pentimento", la collaborazione con la giustizia. Infatti il pentito non tradisce solo l´organizzazione, ma il padre, i fratelli, e anche la madre visto che - contrariamente a un altro radicato luogo comune - anche le donne possono essere affiliate. Contemporaneamente, ha contribuito a far apparire gli stessi rituali di iniziazione - che hanno la forza vincolante di un sacramento - suggestive e bizzarre cerimonie contadine. Uno dei rari collaboratori di giustizia, Antonio Zagari, a proposito della sua venuta al mondo ("Ammazzare stanca, autobiografia di un ”ndranghetista pentito", Edizioni periferia) ha scritto che il padre, un attimo dopo il primo vagito, prese una chiave e un coltello e glieli mise vicini. Se avesse toccato la chiave, sarebbe diventato uno sbirro. Naturalmente il padre ebbe cura di spingere il coltello, lo "zaccagnu", verso le pargolette mani in modo da chiarire al destino, e soprattutto agli amici presenti, che la tradizione familiare non sarebbe stata interrotta dal nuovo nato. Non c´è da sorridere. Dopo l´omicidio Fortugno - il fatto veramente nuovo, la dimostrazione di potenza, la sfida alle istituzioni - Alberto Cisterna, sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, ha paragonato la ”ndrangheta ad Al Qaida, con l´unica differenza che mentre la prima dà l´assalto allo Stato sul piano ideologico-militare, la seconda agisce sul piano social-criminale. «Come al Qaida in Afghanistan - ha detto Cisterna al "Sole 24 ore" - la ”ndrangheta in Calabria si è sviluppata in un contesto economico relativamente primitivo, ma col tempo ha saputo cogliere il trend della globalizzazione e delocalizzare la propria attività. Come al Qaida la ”ndrangheta è allo stesso tempo estremamente tradizionale e fortemente innovativa. Medievale e moderna». I giganteschi profitti del traffico di droga, sommati a quelli che derivano dagli appalti, dal traffico d´armi e di esseri umani, dalle estorsioni e dall´usura garantiscono alla ”ndragheta un giro d´affari annuo superiore ai trentacinque miliardi di euro (circa sei ”tesoretti´). Presente da tempo nei paesi ricchi dell´Europa occidentale, in Australia, nelle due Americhe, ha esteso le sue attività all´ex Unione sovietica, al Libano, al Marocco. Gli eredi dei sequestratori della Locride, divisi in tre mandamenti, organizzati secondo un modello verticistico-federativo che non prevede un capo assoluto, un capo dei capi, hanno moltiplicato i loro profitti, globalizzato le loro relazioni e soprattutto i loro appetiti. La lista dei business pubblicata da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso lascia a bocca aperta: anche il tentativo di comprare, per due miliardi di dollari, una banca tedesca per poi aprirne una a San Pietroburgo. Nel 2004 la scoperta dell´acquisto, da parte di un consorzio di cosche, di un intero quartiere di Bruxelles: 28 milioni di euro. Poi il tentativo, interrotto fortunosamente all´ultimo minuto, di usare un sommergibile per trasportare dalla Colombia all´Italia tonnellate di cocaina. E mentre Bernardo Provenzano continuava a comunicare con i suoi ”pizzini´, nell´illusione di rendersi introvabile, le ”ndrine entravano nel web: secondo un rapporto della Dia, Internet è lo strumento usato abitualmente per gli affari connessi al riciclaggio. Ma sono impressionanti anche altre dati, che riportano alla tradizionale "sede sociale" dell´organizzazione: dal 1995 al novembre del 2006, in Calabria sono stati sciolti trentadue consigli comunali per infiltrazioni mafiose. GIOVANNI MARIA BELLU