Varie, 21 agosto 2007
BALDI
BALDI Marco Bazzano (Bologna) 28 giugno 1956. Complice di Filippo Botteri ed Emilio Toscani nel rapimento che costò la vita al finanziere Gianmario Roveraro (24 maggio 1936-6 luglio 2006), è stato condannato a trent’anni di reclusione (rito abbreviato) • «[...] Il 5 luglio 2006 Roveraro, 70 anni (nativo di Albenga, fondatore della banca Akros, finanziere vicino all’Opus Dei, ex olimpionico di salto in alto a Melbourne nel 1956), sparisce nel nulla dopo aver partecipato a una riunione nella centralissima piazza Crocetta. Nella notte la moglie Silvana riceve una telefonata. Il marito dice alla donna di non preoccuparsi, si trova in Austria per un impegno improvviso. Ma qualcosa non torna. Il pomeriggio successivo, il finanziere contatta alcuni collaboratori, chiedendo di disinvestire con una certa celerità un milione di euro da una sua società per poterli impiegare in un altro affare in Austria. La modalità dell’operazione non convince i collaboratori che, conoscendo Roveraro, avvertono immediatamente la famiglia. Otto giorni dopo la procura di Milano apre un fascicolo per sequestro di persona e dispone il blocco dei beni. Il 21 luglio, grazie alle verifiche dei carabinieri su tabulati telefonici, i tre vengono arrestati. Poche ore dopo, la scoperta: il cadavere di Roveraro viene trovato fra Solignano e Fornovo, a una trentina di chilometri da Parma. Il finanziere è stato ucciso con un colpo di pistola e poi fatto a pezzi. L’idea di rapire il finanziere era venuta a Botteri, un promotore finanziario di Parma. L’uomo era in grave difficoltà economica per un affare immobiliare proposto da Roveraro e finito con un buco di alcuni milioni. Eravamo agli inizi del 2003 e Botteri, messo alle strette dai suoi clienti, avrebbe iniziato a pressare il finanziere milanese per rientrare in possesso del suo denaro. Una richiesta che Roveraro avrebbe sempre respinto fermamente. Il rapimento, stando al piano, doveva permettere alla banda capeggiata da Botteri di ottenere il denaro. Baldi e Toscani, assillati dai debiti, avrebbero accettato il piano, prospettato alla vigilia come un sequestro lampo che prevedeva pochi rischi. Quello che è successo dopo, in realtà, non era previsto. Almeno questo hanno sempre sostenuto i tre imputati. Secondo la ricostruzione della procura di Milano, il finanziere fu colpito con un colpo di pistola dallo stesso Botteri, poco prima di essere rilasciato, la sera del 6 luglio. Una minaccia di troppo sarebbe costata la vita al banchiere. La possibilità di essere denunciato alle forze dell’ordine avrebbe indotto il promotore finanziario parmigiano a sparare al sequestrato. Dopo il suo arresto Botteri ha fornito versioni contrastanti, sostenendo in realtà che quello di Roveraro era un sequestro concordato. Ipotesi che non è mai stata ritenuta attendibile. [...]» (Emilio Randacio, ”la Repubblica” 7/7/2007).