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 2007  agosto 17 Venerdì calendario

L´INVENZIONE LA SPECIALIT DEGLI UMANI

La Repubblica 17 agosto 2007. Cosa significa "evoluzione"? Prima di tutto, aumento di varietà, progressiva differenziazione e trasformazione. Questo comporta spesso, ma non sempre, un aumento di complessità. Significa infine - e questo punto è fondamentale - miglioramento della capacità di interagire con l´ambiente.
La caratteristica principale della vita è la capacità di produrre copie di se stessi. Solo gli organismi che si riproducono continuano ad esistere nelle generazioni successive: gli altri sono destinati ad estinguersi. I batteri si dividono in due. Da una patata rotta in più pezzetti nascono altrettante patate. In questi casi i figli sono identici al genitore: se non fosse per le occasionali mutazioni, non ci sarebbe mai alcun cambiamento. Moltissime piante, e quasi tutti gli animali, si riproducono invece per via sessuale: per dare origine a un figlio sono necessari due genitori, che mescolano i propri patrimoni biologici. In questi casi i figli somigliano un po´ all´uno e un po´ all´altro dei genitori, ma sono diversi da entrambi e sono diversi tra di loro: ciascuno di noi ne avrà fatto esperienza, se ha più figli o più fratelli (che non siano gemelli identici).
 facile capire perché la riproduzione sessuale abbia avuto tanto successo, nel corso della storia della vita: una certa varietà aiuta ad affrontare le sfide che l´ambiente pone. Se l´ambiente fosse sempre lo stesso, non ci sarebbe bisogno di questa varietà: un batterio, una patata o un uomo, ben adattati all´ambiente in cui nascono, potrebbero in teoria riprodursi sempre uguali a se stessi; cambiare sarebbe inutile, anzi magari controproducente. Ma l´ambiente cambia di continuo, ed è così che diversi tipi hanno un successo maggiore o minore: alcuni crescono fino all´età adulta e si riproducono, altri hanno maggiore difficoltà a farlo. Di generazione in generazione, si affermano quindi gli organismi che riescono ad interagire con più efficacia con l´ambiente in cui vivono. Nel corso di questo processo, alcuni tipi prosperano, mentre altri scompaiono.
Si tratta però di un processo lentissimo, che va avanti di un passo solo ad ogni cambio di generazione. Le mutazioni sono rare, e non hanno di solito un impatto particolarmente drammatico. Se un certo tipo di becco, per esempio, permette di nutrirsi di un certo tipo di seme, particolarmente abbondante e nutriente, nel corso del tempo si affermeranno gli uccelli muniti di quel tipo di becco, ma occorreranno parecchie generazioni.
La caratteristica che ha reso gli esseri umani così speciali e distinti dalle altre specie viventi è la nostra inventività, intesa come la capacità di costruire strumenti che ci permettono di interagire con particolare efficacia con il nostro ambiente. Nei luoghi abitati dai più lontani antenati cui diamo il nome di uomini è stata trovata una grande quantità di pietre lavorate: all´inizio si tratta di ciottoli rozzamente scheggiati, ma utili a procurarsi fonti di cibo altrimenti inaccessibili, come il midollo contenuto nelle ossa di animali morti (magari uccisi da predatori, le cui zanne non sono però in grado di rompere le ossa), oppure fonti di nutrimento sotterranee, come tuberi e radici, o frutti protetti da una dura scorza. Questi primi strumenti sono rozzi, ma efficaci, ed è significativo che accompagnino le ossa dei più antichi esseri umani: si direbbe che la comparsa del genere umano sia concomitante alla comparsa delle prime manifestazioni culturali.
Gli uomini più antichi sono stati datati a quasi tre milioni di anni fa. Si pensa che i primissimi strumenti non fossero in realtà di pietra, ma di legno, che però non si conserva per un tempo così lungo. Nei milioni di anni successivi e attraverso il susseguirsi di più tipi umani, con caratteristiche fisiche che mutano notevolmente nel tempo, la produzione di strumenti si fa via via più perfezionata; compaiono utensili destinati alle più diverse mansioni: spezzare, tagliare, raschiare, lisciare, forare e così via, in corrispondenza di una capacità sempre più articolata di intervento sull´ambiente naturale.
Non sappiamo a quando risalga il controllo del fuoco: la testimonianza finora più antica è stata trovata in Kenya ed è datata a 1,6 milioni di anni fa. un fuoco da campo che dev´essere rimasto acceso per più giorni consecutivi, attorniato da migliaia di frammenti di pietra lavorata e di ossa di animali. Sappiamo che a partire da poco meno di due milioni di anni fa l´uomo antico inizia a diffondersi dall´Africa orientale, dove è comparso: raggiungerà l´Europa meridionale, il Caucaso, l´Asia centrale, la Cina, l´Estremo Oriente, ed è facile immaginare che sia stata proprio la capacità di usare il fuoco a metterlo in grado di affrontare gli ambienti più diversi. La fiamma non solo fornisce calore, luce e protezione, ma permette di cuocere il cibo, uccidendo così la maggior parte dei parassiti e rendendolo molto più digeribile, oltre che più gustoso; è utile nella caccia; permette di intervenire sull´ambiente per liberarlo dalla vegetazione o per ripulire, ad esempio, una grotta. Al fuoco si lavorano il legno e la pietra, come la pelle e pressoché ogni altro materiale.
 anche probabile che la scomparsa del pelo corporeo (siamo gli unici primati nudi) sia stata favorita dall´impiego del fuoco, che è un pericolo per un animale coperto di pelliccia. Alla perdita del pelo, come alla diffusione al Vecchio Mondo, avrà contribuito poi un´altra invenzione: la capacità di fabbricarsi abiti, utili a sottrarsi al rigore delle stagioni, lontano dall´Equatore.
L´invenzione di strumenti che permettono un migliore adattamento all´ambiente accompagna così il genere umano fin dalle origini, dandogli per così dire quella "marcia in più", rispetto agli altri animali, che gli permette non solo di adattarsi più velocemente al mondo che ha intorno ma anche di adattarlo, in qualche misura, alle proprie esigenze. un´evoluzione squisitamente culturale, che da un lato permette un´accelerazione fortissima rispetto ai tempi dell´evoluzione biologica (che è di necessità piuttosto lenta in una specie che si riproduce solo ogni venti o trent´anni), e dall´altro ha probabilmente consentito di accelerare la nostra stessa evoluzione biologica. Il succedersi dei diversi tipi umani è stato accompagnato da un rapido sviluppo del cervello. A cosa può essere stata dovuta questa rapidità? Può essere stata favorita proprio dal fatto che c´era modo di mettere a profitto un cervello più sviluppato: una volta liberate dalle necessità della deambulazione, le mani sono state messe in grado di "dialogare" col cervello e di dare origine ad invenzioni nuove, o di perfezionare quelle già esistenti. Un cervello più complesso, insomma, si sarebbe rivelato più utile alle specie umane che ad altre specie costrette ad impiegare tutti i propri arti negli spostamenti, e quindi di necessità meno capaci di utilizzare nuove tecnologie.
Lo sviluppo della struttura ossea e del cranio - e probabilmente anche quello del cervello - raggiunge il grado attuale intorno ai 150.000 anni fa, con la comparsa dell´uomo moderno, cioè della specie umana che abita il mondo oggi (Homo sapiens sapiens). Se le invenzioni dei primi due milioni e mezzo o più di anni possono essere ricondotte direttamente all´impiego delle mani, con l´uomo moderno sono gli strumenti di comunicazione ad assumere un´importanza via via maggiore. Probabilmente, la sua invenzione fondamentale è stata un linguaggio perfezionato, tale da permettere un´eccellente comunicazione fra individui. Si pensa oggi che sia stato questo a rendere possibile la diffusione del nuovo tipo umano all´intero pianeta, a partire - di nuovo - dall´Africa orientale. Tutte le 5000 o 6000 lingue parlate oggi al mondo hanno analoga complessità, ed ogni bambino che nasce può imparare una qualsiasi di queste lingue: imparerà, semplicemente, quella che gli viene insegnata. Questi fatti ci suggeriscono che tutte le lingue esistenti siano derivate da quella che parlava l´unica piccola popolazione che a partire da 50.000 anni fa o poco più si è lasciata alle spalle l´Africa e ha colonizzato il mondo, rimpiazzando gli altri tipi umani che già ne abitavano buona parte e che sono invece scomparsi.
Nel corso di questa espansione, compiuta in parte per via di mare, assistiamo ad una straordinaria accelerazione nello sviluppo di nuove tecnologie, forse proprio grazie alla migliore comunicazione ora possibile all´interno dei gruppi umani. Si afferma una grande varietà di utensili di pietra, sempre più versatili e specializzati. Accanto alla pietra si lavorano il legno, il corno, l´osso, la corteccia e altre fibre vegetali. Si inventano strumenti fondamentali come l´ago per cucire e armi ingegnose ed efficaci per la caccia, come il propulsore, le bola, l´arco e le frecce. Compaiono le prime forme d´arte: pitture rupestri e piccole statue. Nasce senz´altro la navigazione, benché le prime imbarcazioni non si siano conservate. Si cominciano a trovare resti di abitazioni nelle regioni fredde: capanne costruite con le ossa dei grandi animali dell´epoca e ricoperte di pelli. Gli strumenti musicali potevano essere già stati inventati, in un tempo poco più antico.
In centomila anni la popolazione umana aumenta di mille volte, da qualche migliaio a qualche milione di individui. Con l´aumento del numero di esseri umani aumenta il numero degli inventori. Poi, diecimila anni fa, ecco le invenzioni da cui nasce ciò che chiamiamo "civiltà": l´agricoltura e l´allevamento degli animali, che permettendo di produrre il proprio cibo, determineranno un nuovo aumento della popolazione umana, che salirà ancora di mille volte, da qualche milione a qualche miliardo di individui. Sorgono le città, e con esse si affermano forme di divisione del lavoro e le prime gerarchie.
Le invenzioni degli ultimi millenni estendono la portata dell´azione umana sull´ambiente: i sistemi di irrigazione, i metalli, l´aratro, le prime macchine, come i mulini ad acqua. Compaiono sistemi di comunicazione e strumenti di trasporto: la scrittura, la ruota, il carro, imbarcazioni perfezionate. Poi, con l´età moderna, la bussola, le armi da fuoco, la stampa, la produzione in serie. La rivoluzione industriale trasforma la faccia del pianeta e genera una nuova ondata di mezzi di trasporto e di comunicazione: il treno, la nave a motore, l´auto, l´aereo, e in parallelo la trasmissione elettrica dei segnali: il telegrafo e il telefono, la radio e la televisione, il computer e internet.
Il motore a scoppio e l´elettrificazione tendono a fare della società umana un unico spazio globale. L´accelerazione esponenziale di scoperte e invenzioni ci porta così alla domanda su cui si è aperto questo secolo: il controllo acquisito sull´ambiente ci porterà a distruggere le nostre basi di sopravvivenza? o saremo in grado di sopravvivere alle applicazioni delle nostre stesse tecnologie?
(8 - continua)
LUCA E FRANCESCO CAVALLI SFORZA