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 2007  agosto 18 Sabato calendario

Affari di Cuore. Corriere della Sera 18 agosto 2007. Arrivano dalla Francia nuovi documenti inediti di Edmondo De Amicis

Affari di Cuore. Corriere della Sera 18 agosto 2007. Arrivano dalla Francia nuovi documenti inediti di Edmondo De Amicis. Li ha scovati Luciano Tamburini, che li pubblicherà sul numero di Studi Piemontesi in uscita a settembre. Sono lettere scritte tra il 1879 e il 1893 a Clair-Edmond Cottinet, critico letterario parigino, nonché poeta e drammaturgo. Al primo incontro epistolare Edmondo, che da poco ha pubblicato i Ricordi di Parigi, ha trentatré anni contro i cinquantacinque del suo interlocutore. I due si conosceranno di persona nel dicembre 1880 a Parigi, in un periodo molto critico della complicata vita coniugale di De Amicis. A farla breve la situazione è questa. Edmondo è sposato (solo in chiesa e clandestinamente) da cinque anni e ha due pargoli dalla moglie Teresa, che all’anagrafe sono registrati come figli suoi e «di donna non nominata». Nessuno fra gli amici lo sa. Non ne è al corrente neppure la madre di De Amicis, con cui Edmondo vive da scapolo. Teresa non accetta più la sua condizione di moglie e madre clandestina e De Amicis fa il grande passo: regolarizza il matrimonio civilmente e prova ad andare a vivere con la famiglia. Sarà un inferno, come sappiamo dallo stesso Tamburini: liti continue e insulti di Edmondo, despota violento, proteste timide di Teresa, fughe prolungate di lui da casa e rapidi (e rabbiosi) ritorni al desco familiare. Si arriverà alla separazione. Ma con un furioso battibecco, che la moglie offesa renderà pubblico in due libretti velenosi. Edmondo cercherà invano di sequestrare questi libelli di «una signora che ha perduto il diritto di chiamarsi con il cognome che le diedi», come scrive agli amici. I libretti sono stati invece ritrovati e ciò che Teresa narra è sconvolgente. Lei, per il bene dei figli, accoglie «i più orrendi titoli» e insieme ad essi «calci», «unghiate», «morsi », «pugni» e «sputi». La lotta libera totale prevede anche lanci. Un giorno Edmondo scaglia un «forchettone» diretto al «collo» della moglie, ma la donna si scansa e l’arnese «va a spuntarsi contro il muro». Ogni volta che c’è uno scontro, «la causa dovevo cercarla fuori», racconta Teresa. E scende nei dettagli. C’è un’avventura tentata con una cameriera «ancora acerba »; c’è la relazione con una «bestia femmina milanese» già matura; c’è un gioco morboso a tre: una «immonda tresca » con un duo di madre e figlia pervertite. Di tutto ciò De Amicis non parlerà con nessuno e tanto meno con il nuovo amico parigino. Se dà nelle lettere scorci della sua vita familiare, sono cenni di un idillio. Anzi nel carteggio con Cottinet c’è una sorpresa. L’11 luglio 1881, mentre parla con lui del momento difficile nei rapporti tra Francia e Italia per la questione tunisina, Edmondo lascia cadere una notizia e un invito: «Fra non molto tempo mi deve nascere un bambino. Io vorrei che il suo padrino fosse un francese e che la sua madrina fosse una francese. Non è un capriccio; è un desiderio intimo e affettuoso del mio cuore. Desidero che, qualunque cosa accada, la mia creatura abbia un giorno un legame d’affetto verso quella Francia che suo padre ha tanto amata, e che sempre amerà». C’è una postilla: «M’era venuto questo pensiero fin da quando ero a Parigi (cioè nel dicembre 1880). Allora c’era qualcosa al mondo del mio terzo bambino; ma era così poco, che sarebbe stato troppo presto per parlarne».  un giallo. Facciamo i conti. Nel dicembre del 1880 la moglie (trentasettenne) avrebbe dovuto trovarsi al primo mese di gravidanza ed ora in luglio sarebbe al settimo. Ma c’è, in una lettera di De Amicis al suo interlocutore francese del 7 settembre 1881, un’altra testimonianza ancora più sconcertante, perché ci porterebbe in zona parto: «Riguardo al bambino, di cui accettasti con tanta affettuosa bontà d’essere padrino, non c’è nulla di nuovo per ora». I casi sono due. O De Amicis si inventa tutto di sana pianta, oppure il figlio è concepito fuori del matrimonio. Tra le accuse, relative proprio a questo periodo, che la signora Teresa scaglierà contro il marito ci sarà la forte protesta per una sua relazione «con una nuova avventuriera che si dava per vedova, perché vicina ad esser madre». Il giallo non trova soluzione nel carteggio con Cottinet, che ha accettato intanto con entusiasmo di farsi padrino del nascituro. E non trova soluzione semplicemente perché De Amicis, un po’ villano, non darà più notizia sul terzo suo presupposto figlio, mentre invece continuerà a parlare con l’amico parigino dei propri futuri parti letterari: da una serie di ritratti critici di amici alla lavorazione di Sull’Oceano, fino alla «fatica» di Cuore, di cui, dopo mesi di silenzio epistolare, il 30 maggio 1886 annuncia così il prossimo compimento: «Sento che ti sei lagnato che io non scrivo: hai ragione, ma mi scuserai quando saprai che da vari mesi lavoro giorno e notte, senza riposo né respiro, costretto persino a far dei pediluvi senapati per scongiurare il pericolo di congestioni cerebrali. Sto scrivendo un libro per ragazzi intitolato Cuore. E dopo tanto tempo di lavoro, di commozione, ed anche di lagrime, fra quattro giorni avrò finito e ti prometto di scriverti appena finito. Ora sono stanco da far compassione». GIORGIO DE RIENZO