Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 17 Venerdì calendario

Il ritorno di Benazir con l’aiuto di Condi. La Stampa 17 Agosto 2007. Era già notte fonda, la scorsa settimana, quando, dal suo studio di Washington, Condoleezza Rice ha chiamato Abu Dhabi

Il ritorno di Benazir con l’aiuto di Condi. La Stampa 17 Agosto 2007. Era già notte fonda, la scorsa settimana, quando, dal suo studio di Washington, Condoleezza Rice ha chiamato Abu Dhabi. Quel numero, il centralino del Dipartimento di Stato lo conosceva: i contatti con quel telefono si erano fatti frequenti, l’«Operazione Salvataggio» doveva venire conclusa, prima che la crisi d’Islamabad esplodesse in forme non più recuperabili. Il Pakistan, alla frontiera delle terre di Bin Laden, è ormai il nucleo vitale della politica americana di contenimento del terrorismo, e proprio dell’incerto futuro di questo Paese Condoleezza Rice intendeva discutere. A risponderle è stato un interlocutore che il Segretario ormai considera fondamentale: una voce femminile, la voce di Benazir Bhutto, la prima donna eletta alla guida di un Paese musulmano, già nel 1988. Ma come può «salvare» il Pakistan una donna che vive in esilio da 12 anni? e che è stata minacciata di «arresto immediato» se solo osa rimettere piede su quella terra? La risposta sta nella storia della Bhutto, figlia d’arte, portata alla politica dal padre, Zulfikar Ali, primo ministro anch’egli negli anni ”70 e poi fatto impiccare da Zia ul-Haq, uno dei generali che in Pakistan hanno preso il potere con uno dei tanti colpi di mano che, sempre, hanno presentato le ragioni della difesa della «purezza» d’una nazione creata nel nome dell’Islam (Pakistan significa Terra dei puri) per nascondere più concrete e volgari ambizioni personali e affari. E di ambizioni, e di affari, è segnata anche la storia della Bhutto, una donna quasi «costruita» per il ruolo che ha deciso di svolgere. Ha detto: «Ho sempre saputo che sarei potuta diventare primo ministro, se solo avessi voluto». E l’ha voluto. Laureata con lode a Harvard in Scienze politiche, laureata con lode a Oxford in Diplomazia e Relazioni Internazionali, figlia di tanto padre, quando ha scelto di prenderne l’eredità pubblica, nel 1988, ha fondato il Ppp, partito popolare pakistano che ha vinto subito le elezioni, guadagnandosi l’investitura a soli 35 anni, insieme all’apparizione su «People» come una delle 50 più belle donne del pianeta. E’ stata Premier due volte, dall’88 al ”90, e poi dal ”93 al ”96, ma entrambe le investiture sono terminate prematuramente, sotto l’accusa di gravi atti di corruzione. Sono 90, fino a oggi, i giudizi intentati dalle istituzioni pakistane contro la signora Bhutto. Per uno di questi, il marito dell’ex-premier, Asif Zardari, ha subito una condanna a 8 anni, in Svizzera, liberato solo nel 2004. Benazir ha sempre rivendicato la propria innocenza (e quella del marito, naturalmente), accusando i suoi avversari di aver montato false prove, e ricordando ciò che lei stessa aveva detto quando fu eletta per la prima volta: «Ora diranno che sto praticando un’eresia, ora mi braccheranno senza pace, mi uccideranno». L’Islam non ha figure femminili di rilievo nella vita pubblica, e il ruolo che Benazir ha voluto assumere è stato visto sempre come fortemente trasgressivo, incisivo nei processi di possibile modernizzazione e democratizzazione dell’Oriente musulmano. Molte prove del suo grave coinvolgimento in forme spinte di corruzione - tangenti che lei, soprattutto il marito, avrebbero preteso per la conclusione di importanti affari dello Stato - sono parse solide, però anche molte rivelazioni sulla raccolta giudiziaria di queste prove hanno mostrato pesanti condizionamenti politici. «Tutto falso», dice Benazir. E aggiunge: «L’adesione che il popolo pakistano continua a manifestare verso il mio partito - facendone la più importante forza politica del Paese - è la più significativa prova che le accuse sono fabbricate dai miei avversari». E comunque, sempre per questo ruolo pubblico centrale che la Bhutto ha avuto, due suoi fratelli sono stati assassinati in circostanze apparse legate allo scontro tra fazioni e partiti. Mai, comunque, in questi lunghi anni di esilio, Benazir si è allontanata dalla vita politica del Pakistan, e anzi ha continuato a rivendicare un ruolo pubblico attraverso il legame con il suo partito e, poi, con i suoi frequenti viaggi negli Usa. A gennaio di quest’anno, è stata anche ricevuta ufficialmente da Bush e da molti repubblicani e democratici, e il suo rapporto con Condoleezza è diventato una salda amicizia. Per lo meno, nella misura in cui gli obiettivi politici della Casa Bianca trovano oggi nella Bhutto uno strumento ideale a contenere la crisi nella quale rischia d’essere travolto il presidente Musharraf. «Tornerò in patria prima della fine di quest’anno», ha detto negli ultimi tempi l’ex-premier. In forte perdita di popolarità, Musharraf rischia d’essere travolto dalla spinta degli integralisti. La Bhutto, con il seguito popolare che ha conservato, potrebbe forse salvarlo, mantenendolo nel ruolo di capo dello Stato e assumendo, di nuovo, l’incarico di premier dopo le elezioni di novembre. Intanto, il 27 luglio, più o meno clandestinamente, i due si sono incontrati ad Abu Dhabi; da lontano, vigilava Condoleezza. Pochi giorni prima, il Pakistan ha liberato una serie di fondi bancari della Bhutto congelati 10 anni fa. L’«Operazione Salvataggio» deve anche pagare qualche conto. ******* Ascese e discese Una vita al potere. 21/06/1953 La nascita Benazir Bhutto nasce a Karachi. figlia di Zulfiar Ali Bhutto, presidente del Pakistan dal 1971 al 1973 e Primo ministro dal 1973 al 1977. Nel 1979 il padre è giudicato colpevole di aver autorizzato l’assassinio di un oppositore politico ed è impiccato per ordine della Corte Suprema. 2/12/1988 Primo mandato Ritornata in Pakistan nel 1986, dopo un periodo di carcere e di esilio seguiti alla morte del padre, Benazir, che ha 35 anni, viene eletta primo ministro: è la prima volta di una donna a capo di un Paese musulmano post-coloniale. 6/08/1990 Le dimissioni Viene accusata di corruzione e l’allora Presidente della Repubblica Ghulam Ishaq Khan chiede e ottiene le sue dimissioni. 19/10/1993 Il secondo mandato Il Partito del Popolo Pakistano (PPP), di cui è a capo dalla morte del padre, vince le elezioni e Benazir è di nuovo primo ministro. 5/11/1996 L’esilio Viene nuovamente destituita, dal Presidente Farooq Leghari. Anche questa volta pendono sulla sua testa, e su quella del marito Asif Zardari, accuse di corruzione. Da allora è in auto esilio in Gran Bretagna. La Bhutto ha sempre sostenuto che le accuse mosse contro di lei fossero prive di fondamento ma anzi di natura politica. MIMMO CÁNDITO