Varie, 21 agosto 2007
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Peragallo Perla
• Roma 1 ottobre 1943, Roma 20 agosto 2007. Attrice. Autrice con Leo de Berardinis di un rivoluzionario Amleto fine anni ”60 e fondatrice del Teatro di Marigliano. Recitò poi con Carmelo Bene, anche per il cinema. Figlia del compositore Mario Peragallo (25 marzo 1910-24 ottobre 1996), era nata a Roma il primo ottobre del 1943; ad avviarla al teatro fu un incontro con Maria Callas • «[...] pezzo unico e importante del nostro teatro, una personalità rara che ha permesso ai tanti che hanno vissuto da spettatori i suoi spettacoli in quella quindicina d’anni in cui apparve sulla scena, che cos’era o che cosa può essere questo tipo di comunicazione o di ricreazione della realtà. Figlia d’arte - il padre, Mario, era maestro della musica dodecafonica - aveva cominciato da Shakespeare, rivelandosi a fianco del giovane Leo De Berardinis in quella Faticosa messinscena dell’Amleto in cui, minuscola col suo viso da clown e una mobilità facciale straordinaria, raccontava davanti a tre schermi, urlando nei microfoni, le vicende di quei personaggi condotti vicini a noi, mentre i protagonisti andavano in cerca dei fondi per rappresentarle. Lei sarebbe poi passata a una Lady Macbeth che si lavava ostinatamente al bidé, per approdare, dopo un Don Chisciotte in cui lei e Leo si misuravano con Bene-Mancinelli, alla fondazione di un teatro popolare per gli anni 70, a Marigliano, sulle pendici del Vesuvio, con una serie di allestimenti in cui lei e il suo maestro si sarebbero misurati con I paesani alle prese coi materiali canori della sceneggiata, in un confronto impossibile tra due culture: e in quella serie geniale di reinvenzioni espressive avrebbe fatto spicco la negazione assoluta di Sudd, che conquistò Parigi, con un approdo beckettiano in Rusp spers, ovvero ”rospi sperduti”; e la lezione conclusiva di Assoli presentava una sorta di ”teatro dell’ignoranza”. E intanto l’ultimo Carro di Tespi continua il suo viaggio. Con due montaggi dedicati a Dante e a Poe si rientrava allora nei ranghi di una cultura da tramandare. Perla rifiuta però di prendere altre strade e si ritira nella propria villa vicino a Roma. Lungi però dal desistere promuove, a partire dall’85, una scuola di recitazione molto severa e rigorosa, subito appetita dal meglio dei nostri giovani. Ma tredici anni dopo la scuola chiude e quindi la perdita di conoscenza che colpisce Leo la mobilita a ridargli quel che gli resta della vita. Colpita da un tumore al pancreas non si cura di sé più di tanto. E sarà lui a rimanere solo» (Franco Quadri, ”la Repubblica” 21/8/2007) • «[...] è stata una voce colta e insieme viscerale di quella generazione definita semplicisticamente ”delle cantine”, poiché agiva fuori del teatro ufficiale, cercava un passo nuovo e un nuovo senso. C’erano Carmelo Bene e Memè Perlini, c’era Rino Sudano e c’era Leo De Berardinis, con il quale Perla ha dato vita negli anni ”70 al Teatro di Marigliano, ossia a una delle più sconvolgenti formazioni artistiche che mescolava la tradizione popolare (per esempio la sceneggiata) con l’espressione più alta della letteratura teatrale. In quel luogo depresso e degradato nacquero ”O zappatore, King Lacreme Lear Napulitane, Assoli, Avita murì, Annabel Lee. Perla era figlia d’un musicista. Era cresciuta nel clima fastoso dell’Opera di Roma. Il teatro divenne presto per lei una possibilità, soprattutto dopo avere ascoltato la Callas nella Norma. Non bastarono i divieti paterni a dissuaderla. L’incontro con Alessandro Fersen determinò la svolta. Quello con De Berardinis le segnò la vita. I due agivano sull’onda del Gruppo ”63. Nell’ormai famoso Convegno di Ivrea (1968) si collocarono idealmente sul banco degli innovatori, insieme con Carmelo Bene. Ma, tra i due, chi parlava era Leo. Perla taceva. Leo era il guru, Perla la dea dell’avanguardia. E anche quando si trasferirono nella Campania dei disoccupati e dei disperati, era Leo che lanciava i proclami: ”Noi non recitiamo, noi siamo!”. L’esperienza di Marigliano durò fino al 1981. Leo e Perla interruppero il loro sodalizio d’arte e di vita. Si divisero non senza lanciare uno strale polemico contro il teatro per il quale si erano battuti: ”L’avanguardia esiste nei periodi rivoluzionari. In Italia non c’è mai stata. un termine di comodo che si è dato da noi ad un teatro diverso da quello di potere. Alcuni di noi hanno combattuto davvero il potere, per altri è stato solo un periodo di anticamera prima del teatro ufficiale”. Perla fondò una scuola di teatro, ”Il mulino di Fiora”; Leo continuò in solitaria la sua cavalcata. [...]» (O. G., ”La Stampa” 21/8/2007).