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 2007  agosto 20 Lunedì calendario

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Il Brambilla-Partito come un terremoto. La Stampa 20 agosto 2007. ROMA. La reazione imbizzarrita di Forza Italia non s’è fatta attendere. Già di prima mattina Silvio Berlusconi è stato tempestato di chiamate dai suoi più stretti consiglieri (tranne Bondi, irraggiungibile perché non prende l’aereo e torna dagli Usa come nell’Ottocento via mare). Hanno terrorizzato il Cavaliere sui «danni devastanti» che avrebbe causato la notizia della «Stampa», secondo cui i Circoli della libertà si trasformeranno molto presto in partito, e Berlusconi stesso potrebbe darne l’annuncio venerdì prossimo a Courmayeur. Col risultato di indurlo alla smentita. «Ma devo proprio farlo?», ha detto ai suoi collaboratori prima di lasciarsi convincere. Sta di fatto che Bonaiuti, il portavoce, gli ha personalmente diffuso una dichiarazione dove si denunciano «sfrenate fantasie ferragostane, costruite di sana pianta», e si intima agli altri giornali di girare al largo.
«Tanto per cominciare», si legge nella nota, «non sarò il 24 agosto a Courmayeur per fondare un nuovo partito. E, per continuare, Forza Italia è il partito che ho l’orgoglio di aver fondato nel 1994 e che resta il baluardo della libertà e della democrazia nel nostro paese». Una promessa d’amore eterno, da consumato tombeur de femmes, per rassicurare come una moglie sospettosa il suo stato maggiore, fibrillante da giorni. Anzi da settimane, perché l’ultima crisi di gelosia forzista nei confronti della Brambilla è scoppiata a fine luglio, quando il Cavaliere ha cominciato a parlare apertamente nelle riunioni interne di Partito della libertà da far nascere senza ulteriori indugi. Con un traguardo minimo e uno ambizioso.
L’obiettivo minimo più volte enunciato davanti a interlocutori autorevoli (e numerosi) consiste in un partito-satellite che, sfruttando i Circoli, tenti l’aggancio di spezzoni di società civile. E recuperi i delusi di Forza Italia, le vittime delle faide intestine, i giovani emarginati, quelli buttati fuori perché in urto col capatàz locale... In tutto il Sud, particolarmente in Campania, sono tantissimi. Addirittura c’è un dirigente al lavoro, Carlo Vizzini, per censire le liti intestine nel movimento berlusconiano. Secondo i calcoli del Cavaliere enunciati in un incontro col neo-dc Alberto Alessi (Gianfranco Rotondi testimone), il partito guidato da MVB potrebbe fruttare il 3-4 per cento e in caso di elezioni almeno una cinquantina, tra deputati e senatori. Buttali via. Difatti l’organizzazione ferve. In Veneto già circolano lettere di accredito per i responsabili locali del nuovo partito. E si stanno organizzando in tutt’Italia i pullman per una grande manifestazione, sempre a Courmayeur, il 15 di settembre.
Fin qui però siamo al marketing, dove Berlusconi è ineguagliabile. Poi c’è il bersaglio grosso: la riunificazione del centrodestra sotto la nuova bandiera. Con il referendum che stravolgerà la legge elettorale e obbligherà i partiti più piccoli a confluire nei «listoni» (se vorranno godere del premio di maggioranza). Ed eccola già infiocchettata, la superlista alla quale tutti, da Fini a Casini, dovranno bussare: il Partito della libertà. Ma qui sorgono i problemi.
I Circoli, ad esempio. Trasformarli in partito non sta bene a Marcello Dell’Utri, che ne è stato l’ideatore. Per lui debbono conservare un taglio culturale, pre-politico. Ne ha messi su a centinaia, non vuole cederli alla Brambilla e solleva il caso in tutte le occasioni. Pure la freddezza di Giulio Tremonti è proverbiale, e certo non gli hanno scaldato il cuore alcune esuberanze di Maria Vittoria come l’ultima su Vanity Fair: «La mia ricetta? Funziona con 14 cani e 24 gatti. Volete che non funzioni con Fini e Tremonti?». Lo stesso Silvio giudica la ragazza un po’ arrogante, i cortigiani giurano che comincia a esserne stufo. Ma i veri nemici del PdL sono tra via del Plebiscito (staff del Cavaliere) e via dell’Umiltà (sede di Forza Italia). Quelli che temono per il posto e sparano su qualunque novità, si tratti del neo-movimentismo democristiano o dell’attivismo alla Brambilla. Sognano un universo immobile, laddove Berlusconi s’è reso conto che con questo partito, e quest’alleanza, non va più da nessuna parte. Suo sfogo costante è: «Fini sbaglia regolarmente mossa, di Casini non mi posso fidare, dopo Bossi il diluvio...». Alle volte sogna di fare da solo, il «suo» partito contro tutti. Ha perfino commissionato un sondaggio (che però lo dissuade: senza gli alleati non arriverebbe al 40 per cento). Se Bonaiuti e Cicchitto, che fingono di cadere dalle nuvole, non gli avessero afferrato la giacca, lui sarebbe andato dritto a Courmayeur. «Qui nasce il nuovo partito che rifarà l’Italia», doveva essere la storica frase. Qualcuno, molto in alto, scommette che dopo la smentita non la pronuncerà mai più, e pure «su MVB calerà il sipario». Però, forse, non conosce il Cavaliere.
UGO MAGRI


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"Così ci prendiamo i delusi da Prodi". La Stampa 20 agosto 2007. Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato, è stato uno dei primi a ricevere l’sms: «Leggete bene ”La Stampa”: dice che MVB sarà segretario ”provvisorio”. Avete ancora speranze». Mittente: il senatore Enzo Ghigo, in vacanza su un’isola della Croazia. «Non sono mancate le telefonate, dopo la notizia...», ammette l’ex governatore del Piemonte. Che aggiunge: «Il presidente sa che non ci sarà più molto tempo per una traversata del deserto, bisogna fare in fretta...». E dunque, per citare Mao Tse Tung, la rivoluzione giovane di Silvio deve partire in autunno, con un grande sturm und drang nella Balena Azzurra: c’è chi conferma e sa, come Claudio Scajola, chi sta lavorando con la Brambilla a scrivere il programma, come Paolo Guzzanti.
Gli scettici e gli increduli
Non mancano gli scettici, anche tra gli amici della prima ora, come don Gianni Baget Bozzo, o quelli che avrebbero ben diritto a inquietarsi, come Ferdinando Adornato, che con la sua Fondazione Liberal vuole unificare il centrodestra da anni e ora si vede scavalcato da una Brambilla qualsiasi. L’operazione alla quale il Cavaliere lavora da mesi, a parte la smentita d’obbligo, rende inquieti i sonni di molti forzisti. Nel mirino c’è lei, Michela: «Non si può prescindere dal gruppo dirigente di Forza Italia», detta stizzita alle agenzie l’ex ministra Stefania Prestigiacomo.
I bene informati
Tra questi c’è l’ex ministro Scajola. Che sul Partito della Libertà dice: «Nulla di nuovo, Berlusconi vuole allargare il consenso per recuperare elettori. Sarebbe però una lettura sbagliata pensare che Forza Italia sarà messa da parte. Lui ha in mente un nuovo soggetto, fresco sveglio, appetibile anche nell’immagine». Un’operazione di marketing politico? Il Cavaliere vi sta pensando da tempo, senza nascondere la sua insofferenza per la situazione di stallo che vede dalle parti di via dell’Umiltà. A molti ha confidato, prima dell’estate: «Quelli sono in letargo, bisogna far patire loro un po’ di competizione». E ancora, ad altri: «Sono stanco degli ”ex” dc, ”ex” psi, ”ex” liberali: basta con la nomenklatura».
Chi è già al lavoro
Tra questi c’è sicuramente il senatore Paolo Guzzanti, passato dal giornalismo alla politica nel ”98. Nel suo blog «rivoluzione liberale» ne parla da tempo e ammette: «Il Partito della Libertà? Certo che esiste, sto lavorando con MVB al programma con i punti ideali. Non mi intendo di parte organizzativa, so che si deve tornare a un progetto liberale e liberista, visto che Forza Italia ha perso due milioni di voti. Ecco l’idea geniale di Silvio Berlusconi: non rifare il belletto al suo partito, ma crearne uno nuovo». Con due ipotesi, spiega Guzzanti: «Quella minima: poiché prima o poi finalmente si andrà a votare, creare una forza politica che raccolga più consensi al centrodestra tra i delusi di Prodi, provenienti da Udeur o Margherita, confluiti nei Circoli della Brambilla, che sono più di quanti io stesso immaginassi. Quella massima: avere un contenitore nel quale possano confluire tutti, da Forza Italia ad An e Udc». Per ora, nessun sa quale prevarrà.
Il consigliere non ci sta
Mentre Nando Adornato sta ancora preparando il convegno sulle regole del partito unico che dovrà coinvolgere Fondazione Liberal, Fondazione Craxi e Fondazione Fare Futuro (vale a dire Stefania Craxi e Gianfranco Fini), ma non pare molto coinvolto dal progetto PdL, don Gianni Baget Bozzo, consigliere da tempo del Cavaliere appare scettico: «Questa ipotesi serve a creare un po’ di movimento, ma ora si deve capire se si farà un partito unico, ipotesi che mi pare ormai molto difficile. Al massimo, mi pare che Berlusconi abbia capito che si deve parlare ai giovani». Il Cavaliere ne ha parlato nelle settimane scorse con la sua più fida sondaggista, Alessandra Ghisleri di Datamedia.
La sondaggista approva
«Si devono intercettare - dice Ghisleri - quanti non si sentono più coinvolti dalla situazione politica attuale, che si sentono presi in giro dal governo ma non sanno come reagire». E hanno sostituito le categorie destra-sinistra con quella «chiusa-aperta», riferito alla società. Per questa gente, per le partite Iva, serve una donna, «come la Letizia Moratti», aggiunge la sondaggista che capì la rimonta di Silvio nel 2006, o un volto giovane - come MVB e altri -, per far ritrovare la fiducia. Ma su un eventuale scontro Moratti-Veltroni per Palazzo Chigi, non si pronuncia ancora.
GIGI PADOVANI