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 2007  agosto 20 Lunedì calendario

CINQUANT´ANNI DI IMBALLAGGI

La Repubblica 20 agosto 2007. Qualcosa vorrà pur dire se Christo e Jeanne-Claude sono nati lo stesso giorno, lo stesso mese e lo stesso anno - il 13 giugno del 1935. Fatto sta che, nonostante i tortuosi percorsi del destino - lui che lascia poco più che ventenne la natia Bulgaria comunista per vivere diciassette anni una vita da esule, senza nazionalità e senza passaporto, eternamente schiavo dei lasciapassare e del benvolere burocratico; lei che nasce nell´alta borghesia francese, a Casablanca, figlia di un generale, studia in Svizzera, è una graziosissima debuttante corteggiata dai giovani ufficiali dell´Ecole polytechnique che suo padre dirige a Parigi - cinquant´anni fa si sono trovati e non si sono più lasciati.
Da quel giorno del 1958, quando si sono incontrati a Parigi, Christo, che non era ancora "Christo", ma il profugo bulgaro- macedone Christo Vladimir Javacheff, e Jeanne-Claude de Guillebon, in questi giorni a Saint Paul-de-Vence per una grande mostra inaugurata alla Gallerie Guy Peters, sono una coppia inestricabile e a tratti temibile. L´anno prossimo festeggiano cinquant´anni di vita in comune. E probabilmente li festeggeranno in ritiro, come festeggiano ogni anno il loro compleanno comune, con il piacere di stare insieme, tra di loro, nella loro casa-laboratorio di New York, in un cadente e fascinoso edificio industriale di Soho, dove al quinto piano uno studio accoglie Christo e il suo lavoro di artista artigiano, e al quarto Jeanne-Claude accoglie rapidamente i visitatori offrendo un ottimo vino - e poco tempo.
Dalla loro unione è nato nel 1960 un figlio - Cyril, poeta e scrittore. Dalla loro unione è nata una collaborazione osmotica e così forte che dal 1994, proprio su proposta di Cyril, la sigla ufficiale delle imprese artistiche di Christo è Christo e Jeanne-Claude: e guai a chi non se lo ricorda nelle comunicazioni ufficiali. Dalla loro unione è nato un modo di parlare con gli altri che sfida le leggi normali: una frase per uno che l´altro completa, in gioco di squadra che, Jeanne-Claude ammette, assomiglia un po´ al gioco di ruolo del poliziotto buono e di quello cattivo, lui dolce e bonario, lei severissima e tagliente, con lampi verdi che escono dai verdissimi occhi sotto il fiammeggiare dei capelli rossi.
La prima mostra "christiana", nel senso dei primi oggetti imballati, i Dock Side Packages, l´hanno fatta nel 1961 in una galleria sul Reno a Colonia. « stato un successo, anche se il gallerista non ci ha mai pagato e si è tenuto le opere. Eravamo così giovani. La stampa ha scritto su di noi e questo ci ha aiutato». Non abbastanza da convincere la municipalità di Berlino a permettergli, l´anno seguente, di imballare il Muro («Ma quando abbiamo imballato il Reichstag la valenza emotiva è stata persino più forte»). Più generosa o più distratta è stata Parigi, dove, senza permesso, nel giugno del ´62, in rue Visconti, hanno costruito quello che hanno battezzato The Iron Curtain, un muro fatto di coloratissimi barili per il petrolio, subito smantellato dopo una notte in guardina. Avrebbero voluto anche imballare gli alberi degli Champs-Elysèès, ma ormai li sorvegliavano.
Poi Christo e Jeanne-Claude hanno imballato una donna a Londra. Poi un albero in Olanda. Poi una fontana e una torre medievale a Spoleto. Quindi la Kunsthalle di Berna, il museo di arte contemporanea di Chicago, e via via i grandi interventi che tutti conoscono, il Pont Neuf, il Reichstag.
Sempre insieme? Sempre insieme. Lui, dal 1964, quando hanno preso la loro fatiscente casa a New York, il mattino presto sale nel suo studio, dove avvia tutti i lavori preparatori, gli schizzi, i grandi quadri relativi al progetto in corso - le opere, e qui sta la cosa straordinaria del loro lavoro, la cui vendita finanzia i loro giganteschi progetti, sempre, totalmente pagati da loro stessi. La prima colazione di Christo, nella miglior tradizione bulgara, consiste in una testa d´aglio e in uno yogurt. Yogurt anche a mezzogiorno - e una cena regolare la sera. Jeanne -Claude dribbla sulla sua dieta - ma sono tutti e due magri come adolescenti affamati.
Christo, nel suo studio, lavora da solo, e, stranamente, senza di lei: non ha assistenti, non ha allievi da sfruttare, lavora artigianalmente. Lei, al piano di sotto, si occupa dei rapporti con le istituzioni, con le società da loro finanziate, con i fornitori, con le ditte di ingegneria che devono mettere in atto i giganteschi progetti nati dalla loro fantasia: un caso così affascinante e interessante di organizzazione del lavoro e di uso degli autofinanziamenti («ho sempre voluto essere un artista libero», dice lui, «e ho sempre avuto paura degli interventi pubblici, forse perché provengo da un paese comunista») che la Harvard Business School l´anno scorso ha dedicato al team di Christo e Jeanne-Claude uno studio, un "case study" di ventidue pagine, intitolato Christo e Jeanne-Claude: The Art of the Entrepreneur, in cui i massimi esperti bostoniani fanno tanto di cappello alla bravura della coppia di organizzarsi e autofinanziare le proprie imprese, combattendo contro le burocrazie e le prudenze delle amministrazioni, seducendo le banche e le associazioni locali, in un lento, lungo lavoro verso la realizzazione dei loro progetti. «Qualsiasi idiota può avere una buona idea. La cosa importante è realizzarla», commenta maliziosa Jeanne-Claude.
Dopo le cose più recenti, come The Gates, il lungo percorso di archi e di tende zafferano che nel febbraio di due anni fa ha colorato il Central Park di New York (un progetto come sempre effimero, due settimane e poi via, costato ai nostri venti milioni di dollari che sono stati rapidamente recuperati), Christo e Jeanne-Claude stanno da qualche anno combattendo - è la parola, a giudicare da quello che mostra il video che accompagna questa mostra, dove si vedono le isteriche e offese reazioni dei loro interlocutori nelle varie comunità e nelle varie istituzioni che sarebbero toccate dalla loro idea - per un progetto che si chiama Over the River, e che dovrebbe ricoprire lunghi tratti di quaranta miglia dell´Arkansas River in Colorado con un tessuto argenteo traslucido.
Un´impresa folle e meravigliosa, visionaria e faraonica, a giudicare dai manifesti, dai libri, dai grandi quadri che Christo ha creato sui modelli del progetto, dalle opere che sono esposte qui a Nizza e che finanzieranno il progetto.
Da molti anni Christo e Jeanne-Claude stanno anche lottando per costruire negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi, una gigantesca struttura, la Mastaba, costruita (ricordate Parigi?) con 390.500 barili per il petrolio sdraiati uno sull´altro, una sorta di piramide tronca più grande di San Pietro, più alta della piramide di Giza, centocinquanta metri per duecentoventicinque per trecento, impenetrabile (salvo che per i corridoi di servizio), pura presenza drammatica e simbolica che si dovrebbe alzare nel paesaggio del deserto. «Abbiamo cominciato questa avventura nel 1978. La storia non ci ha aiutato», dicono a due voci, filosoficamente, mentre mostrano le foto di loro stessi con gli sceicchi che, adesso, sembrano affascinati dall´avventura.
Non litigate mai? «Certo che sì», fiammeggiano gli occhi verdi di Jeanne-Claude, fiera. «Siamo litigiosi. Gridiamo. Ma è utilissimo. Se io aggredisco Christo, che so?, dicendogli che le corde che sostengono i teli dell´Arkansas River sono troppo lunghe, tutti e due poi separatamente affrontiamo il problema, scopriamo che l´altro ha le sue ragioni, e finiamo per ottenere i migliori risultati». Insomma fate tutto insieme. «No, non facciamo insieme tre cose. Primo, non voliamo mai insieme - perché siamo responsabili dei lavori che abbiamo in corso, e almeno uno deve finirli. Secondo, io, Jeanne-Claude, non so fare e non faccio i lavori "indoors", i disegni, i collage, i quadri, le cornici, che realizza Christo tutto da solo. E, terzo, in tutti questi anni non ho mai dato a Christo il piacere e la gioia di lavorare con il nostro contabile. Penso io a tutto quello che ha a che fare con le tasse». Christo, finalmente, ride.
SAINT PAUL-DE-VENCE