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 2007  agosto 20 Lunedì calendario

E Bogart diventa indiano l´ultima sfida di Bollywood. La Repubblica 20 agosto 2007. NEW DELHI - Protagonisti indiani nei ruoli di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, una spiaggia tropicale dello Sri Lanka invece delle bianche sabbie del Marocco

E Bogart diventa indiano l´ultima sfida di Bollywood. La Repubblica 20 agosto 2007. NEW DELHI - Protagonisti indiani nei ruoli di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, una spiaggia tropicale dello Sri Lanka invece delle bianche sabbie del Marocco. Infine due militanti Tamil salvati dai soldati del governo cingalese al posto della celebre coppia di partigiani inseguiti dai nazisti alla vigilia della II Guerra mondiale.  la Casablanca in cantiere negli studios di Bombay, ribattezzati Bollywood. Per più di mezzo secolo la più grande industria di celluloide del mondo ha duplicato spesso con impercettibili differenze di copione le celebri pellicole prodotte nell´originaria Mecca cinematografica californiana. Ma il remake del celebre film di Michael Curtiz ribattezzato Ezham Mudra, Settimo sigillo, è l´omaggio-sfida più diretto a Hollywood nel momento in cui l´America tenta di penetrare, dopo anni di tentativi falliti, il vasto mercato da un miliardo di spettatori. Scartate le ipotesi di denunce per plagio destinate a scontrarsi con le blande leggi indiane, i colossi di Los Angeles cercano oggi di ripagare Bollywood con la stessa moneta. Non tanto imitando le pellicole che mandano in visibilio folle oceaniche da Madras a Delhi, ma realizzandole assolutamente identiche con l´inevitabile apporto di registi, sceneggiatori, musicisti e attori autoctoni. Saawaryia (L´amato) usa un cast di star celebri in India con tutte le tecniche di successo della formula chiamata masala: musical, azione e sentimenti forti dell´immaginario bollywoodiano. Iniziato a girare alla periferia di Bombay, regno della concorrenza, è però prodotto dalla Sony Pictures Entertainment attraverso una sua filiale nata proprio con lo scopo di rispondere alle nuove regole del mercato. Un mercato destinato a cambiare i tradizionali rapporti di forza. La stessa Sony si è accaparrata i diritti delle musiche di Saawaryia che come molte colonne sonore indiane spopolano in versione video, cassette, cd e addirittura nelle suonerie dei telefonini. Ma anche i gadget e le promozioni sono negli obiettivi dell´industria statunitense, consapevole di dover rintuzzare colpo su colpo il vero e proprio attacco lanciato in direzione opposta da ricche e inventive case di produzione che stanno finanziando alcuni dei più recenti film hollywoodiani. La indiana Adlab Film sta ad esempio realizzando in coproduzione la prima di una serie di tre pellicole dal titolo Asylum, diretta da David Ellis, la Percept Picture Company realizzerà altri film con celebri star americane (Racing the Monsoon con Michael Douglas in coppia con la Miss Mondo indiana Aishwarya Rai) mentre la Utv finanzierà due dei suoi tre film con l´attore Will Smith. Anche la Disney ha in cantiere una pellicola di storie per bambini indiani, Roadside Romeo, coprodotta con la Yash Raj di Bombay. La vera novità è che le grandi compagnie Usa vedono minata dall´outsourcing la loro stessa indiscussa superiorità tecnica e artistica. L´evoluzione tecnologica degli studi digitali indiani permette di realizzare infatti lavori a costo dieci volte inferiore, magari sotto la supervisione di maghi degli effetti speciali come Craig Mumma e Marc Kolbe (Godzilla e Independence day) che non a caso lavorano a un film indiano realizzato negli studi di una società specializzata di Chennay. Che non si tratti solo di una sfida tecnica ma anche di contenuti, lo dimostrano film come Gandhi mio Padre, la storia del figlio alcolizzato del Mahatma destinato al successo commerciale ben oltre i confini indiani. « la globalizzazione, bellezza», commenta ironico un assistente di produzione di Bombay che da anni attendeva questo momento. Ma Avijit Ghosh, critico del Times of India, è meno entusiasta: «Sarebbe bello se si trattasse di uno scambio culturale, ma non è così, essendoci in ballo soprattutto soldi. E poi è oggettivamente difficile mischiare generi cinematografici che presuppongono due visioni della vita, della società e dell´arte ancora molto distanti tra loro». Non sono in pochi però a sostenere che è solo questione di tempo, com´è avvenuto da ormai un paio di decenni nel campo della fusion musicale. Dagli studi di Bollywood negli anni ”30 uscivano già 200 film l´anno (oggi sono mille), e i rifacimenti dei capolavori e anche delle opere minori hollywodiane sono aumentati negli anni in proporzione alla crescita del numero di pellicole prodotte: da Tutto in una notte, diventato Chori Chori, a Hitch, copiato recentemente dal regista indiano di Partner. Eppure nonostante l´acquisita dimestichezza con le trame di Hollywood, pochi grandi successi Usa (Titanic, Harry Potter, Spiderman I, II e III), hanno dimostrato di attrarre anche esteticamente il gusto sentimentale e spettacolare degli indiani. I film americani sono meno del sei per cento di quelli proiettati nelle 12mila sale ufficiali del paese, e contemporaneamente gli introiti oltreconfine delle case di produzione indiane non superano il 2 per cento del mercato globale. Per questo la relazione tra Hollywood e Bollywood sembra destinata a trasformarsi in una sorta di matrimonio combinato. A sentire gli indiani può anche funzionare. RAIMONDO BULTRINI