La Stampa 17/08/2007, 17 agosto 2007
La Stampa, venerdì 17 agosto Mia mamma racconta spesso il mio primo giorno di collegio. Avevo 10 anni e chiesi io di andarci per la quinta elementare
La Stampa, venerdì 17 agosto Mia mamma racconta spesso il mio primo giorno di collegio. Avevo 10 anni e chiesi io di andarci per la quinta elementare. Scelta che ancora fatico a comprendere ora. Provvidenza? La mia è un famiglia normale, padre operaio e madre casalinga. Mi conquistò il campo di calcio. E il primo giorno di collegio ero là, scatenato, con ragazzi che non conoscevo ancora, che sarebbero diventati gli amici di tutta la vita. Mi chiamò mia madre, dopo aver fatto il letto nella grande camerata, prima di partire. Le diedi un bacio veloce e mi rituffai nella mischia. Quando raggiunsi i 15 anni passai alcune settimane d’estate a raccogliere le fragole, a Peveragno. Lo raggiungevo in bici, partendo da Cuneo (la mia città) alle 5,30. La pausa pranzo era sempre una visita al mio collegio, la mia ”casa”, Madonna dei Boschi. Ci torno ancora, alla soglia dei 50 anni, preside in una scuola superiore salesiana di Torino. Quella casa è chiusa da anni ma il santuario rimane aperto, vicino a quel cortile dove si giocava a bandiera lunga dopo cena, dove i ragazzi chiacchieravano con i salesiani, preti da cortile. E non mi è passata nemmeno la ”voglia di cortile”, lo vivo tutti i giorni, nella mia scuola. A Valsalice ci sono stato per gli ultimi tre anni di liceo classico. Dopo 40 anni, credo di conoscere i salesiani meglio di chi ci ha passato qualche notte d’inverno, accolto dalla carità. Non ho mai ricevuto richieste per il mio fondoschiena e mai mi sono offerto. La mia esperienza non conferma l’uscita di Messori che parla dell’80% di gay nei seminari. Condivido invece il centro del suo articolo, quando cita il Vangelo: «Non sono venuto per i sani ma per i malati». Anche i preti, che fanno le prediche dai pulpiti, sono chiamati da Gesù a convertirsi. C’è ancora qualcuno che si scandalizza per i peccati dei preti? Forse guarda la Chiesa da lontano, la identifica con alcune grandi figure, divide il mondo in bianco e nero. Questa ventata di scandali, di accuse da appurare, provoca comunque una riflessione sincera in chi non si mette sulle difensive e anima nelle nostre comunità uno scambio su temi spesso sottaciuti. I miei educatori salesiani mi hanno insegnato a lavorare sodo e a ringraziare chi ci serve gratis. Lasciamo raccontare agli ex allievi vizi e virtù dei loro educatori e non affidiamo la memoria della Congregazione a chi vive di espedienti. don Alberto Zanini (ex allievo di Valsalice, salesiano)