Varie, 20 agosto 2007
SOBRERO Ettore
SOBRERO Ettore Torino 1924 • «In uno dei suoi ”microcosmi” è riuscito a racchiudere perfino l’interminabile parabola di Giulio Andreotti. E il senatore a vita ed ex premier ha osservato, con una miscela di curiosità e stupore, la propria esistenza condensata in una minilibreria di appena mezzo metro di lato. Quando Ettore Sobrero, autore di questo monumento lillipuziano, gliel’ha portato, qualche anno fa in Senato, Giulio Andreotti ha osservato quel mondo in scala ridotta come una gradita miniatura della propria vita. Da quei volumi millimetrici, affiancati da un minuscolo busto di metallo di Alcide De Gasperi e dalle fotografie ingiallite dei Papi, grandi come un francobollo, affiorava la storia dell’andreottismo. Ma altre storie sono state ”raccontate” attraverso quel mondo minimo e vagamente magico, che ricorda un po’ gli ambienti di Harry Potter, e molto certe antiche librerie borghesi. Sobrero [...] torinese trapiantato a Milano, in una villa-laboratorio ad Affori, nella ex periferia, ”ricostruisce” da anni le esistenze delle persone con la pazienza dell’artigiano bibliofilo. Prendono forma in cassetti tipografici Bodoni, vetrinette, panche di libri antichi svuotate e farcite di altri volumetti ancora più piccoli. Ormai, le minilibrerie sono centinaia. E la Mosè Edizioni, una piccola casa editrice, ne ha riprodotte e pubblicate un centinaio. Sono I microcosmi di Sobrero, simili e insieme unici, provenienti in gran parte da una collezione privata. Le foto ritraggono personaggi famosi come l’ex presidente statunitense Bill Clinton, il giornalista della Cnn Larry King, lo stilista Ottavio Missoni, l’editrice Elvira Sellerio e lo stesso Andreotti, in posa davanti a quei ”giocattoli” colti. Osservati da vicino, sono la sublimazione in scala millimetrica delle librerie del passato. Lo scrittore napoletano Luciano De Crescenzo è arrivato a dire che, se fosse un faraone, si farebbe seppellire con il proprio microcosmo, ”pieno di tutti i libri che più ho amato nella vita”. Perché in fondo ”queste piccole biblioteche”, ha osservato l’editrice Rosellina Archinto, ”sono come i cartoni di un erbario che si ha paura di toccare, ma che si vorrebbero poter studiare uno a uno”» (Massimo Franco, ”Corriere della Sera” 20/8/2007).