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 2007  agosto 18 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 20 AGOSTO 2007

Questa non s’era ancora sentita: le Borse di tutto il mondo che crollano per colpa delle salsicce
«Detto così vien da pensare che la crisi dipenda dal maiale. Invece parliamo di ”titoli” salsiccia, quelli cioè che contengono un ”tritato” di strumenti finanziari talvolta irriconoscibili anche per i più abili banchieri. [1] Possono essere affettati in diverse tranches, a seconda della rischiosità dei debiti contenuti: quelli a più alto rischio hanno il tasso d’interesse più alto, quelli a più basso rischio il tasso più basso, ma la più alta probabilità di essere ripagati. [2] per colpa di questi strumenti finanziari, noti come derivati, che un risparmiatore di Varese può diventare il creditore di un disoccupato del Minnesota che non riesce più a pagare il mutuo per la casa. [3] Tenga presente che a fine 2005 la Banca per i Regolamenti Internazionali stimò che la somma dei ”derivati” finanziari sul mercato fosse pari a sette volte il Pil mondiale». [4]

Non ho capito come si arriva dai mutui alle salsicce
«Tutto risale al 2001. Con l’avallo di Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, Bush fece approvare uno sgravio fiscale finalizzato ad avvantaggiare gli americani più ricchi, ma non a risollevare l’economia dalla recessione che aveva fatto seguito allo scoppio della bolla di Internet. Una volta commesso quell’errore, alla Fed restò poca scelta: se voleva rispettare il proprio mandato, consistente nel mantenere la crescita e l’occupazione, doveva necessariamente abbassare i tassi di interesse. E così fece, ma con modalità che non avevano precedenti: portò i tassi di interesse fino all’uno per cento». [5]

E che successe?
«La manovra funzionò, ma in maniera diversa dal solito. Di norma, infatti, bassi tassi di interesse stimolano le aziende a sottoscrivere più prestiti per investire di più. Considerato però che l’eccessivo investimento degli anni Novanta costituiva parte del problema alla base della recessione, i tassi di interesse più bassi non stimolarono granché gli investimenti. L’economia migliorò, ma più che altro perché le famiglie americane furono convinte ad accollarsi sempre più debiti». [5]

Per fare che?
«Ad esempio per comprare la casa. Il problema è che le banche presero a concedere troppi mutui ai cosiddetti subprime, i compratori ad alto rischio: lavoratori precari o con un cattivo curriculum creditizio costretti a pagare un tasso più alto. Quando nel 2004 Greenspan osservò che molti proprietari di casa avrebbero potuto risparmiare decine di migliaia di dollari se avessero sottoscritto mutui a tasso variabile, ai più sembrò un incentivo a rischiare. [4] Molte famiglie arrivarono a ipotecare la casa per soddisfare la loro frenesia nei consumi: insomma, cominciarono a vivere al di là dei propri mezzi». [5]

Adesso il Bengodi è finito
«Nel 2006 negli Usa sono stati erogati mutui subprime per ben 600 miliardi di dollari, il 20% di tutti i mutui, più del doppio che nel 2003. Secondo Countrywide financial services, la quota di ritardi nel pagare le rate è aumentata dal 4,1 al 5,1% di tutti i mutui nell’ultimo anno, e dal 14 al 20% fra i subprime; ed è raddoppiata dallo 0,5 all’1% la fetta di mutui finiti male che porta al sequestro della casa. Secondo RealtyTrac, sono un milione le famiglie che rischiano di perdere la casa perché non ce la fanno a pagare le rate. [6] E ci sono anche molte imprese insolventi: nell’edilizia, dove non riescono più a vendere le case che hanno costruito, e fuori dell’edilizia». [7]

Fuori dell’edilizia?
«Molte aziende commerciali e industriali, in questi anni, sono andate avanti solo grazie al credito facile. Storicamente, negli Usa, ogni anno fallisce il 3% delle aziende. Considerando il buono stato di salute dei profitti aziendali, diciamo che il tasso naturale sarebbe il 2,5%. L´anno scorso il tasso di fallimenti è stato solo dello 0,6%. Questo perché molte aziende potevano pagare gli interessi sui loro debiti contraendo nuovi debiti a bassi tassi d’interesse. Ora che tutti sono diventati più consapevoli del fattore rischio e i tassi sono saliti, questo credito si prosciugherà». [7]

E in tutto questo il piccolo risparmiatore di Varese come c’entra?
«Un tempo chi voleva comprare una casa andava in banca, contraeva un mutuo e rimaneva debitore di quell’istituto fino al pagamento dell’ultima rata. Nell’era della finanza globale i creditori cambiano continuamente, con i mutui che sono comprati e venduti in un giro del mondo costellato di sigle misteriose (Cdo, Rmbs, Abs)». [4]

Le salsicce
«Negli ultimi anni, debiti come i singoli mutui immobiliari sono stati raggruppati e cartolarizzati, trasformati cioè in titoli, per essere poi collocati sul mercato. Questi titoli cartolarizzati, originati dai mutui immobiliari, vengono ulteriormente raggruppati con altri titoli a garanzia patrimoniale, che nascono invece da mutui commerciali, obbligazioni vere e proprie o dai prestiti alle aziende impegnate nelle scalate. Titoli-salsiccia, anche se il nome ufficiale è Cdo, collateralized debt obligations. Non è finita, tuttavia, c’è ancora un terzo passaggio: i Cdo possono pure essere utilizzati come garanzie di altri prestiti. Il problema è che, dopo queste ripetute operazioni di macinazione e reimpacchettamento, nessuno sa più bene cosa contenga la salsiccia. Neanche le agenzie di rating, che, infatti, hanno dato a molti Cdo la tripla A della massima affidabilità». [2]

Che roba sono le agenzie di rating?
«Non c’è titolo, obbligazione, banca o Paese che possa eludere il severo giudizio di Standard and Poor’s, Fitch e Moody’s. Le chiamano le ”tre sorelle”, sono i giudici supremi del mercato, le regine del ”merito di credito”. Nella finanza un loro AAA (il massimo) o junk (spazzatura) sono come una sentenza di vita o di morte. Adesso però molti mettono in dubbio la loro capacità di giudizio, se non la loro buona fede. Le grandi banche americane, al momento di mettere sul mercato un pacchetto di mutui subprime si rivolgono alle ”tre sorelle” per il rating. Per il servizio le agenzie ricevono un lauto compenso. Marc Dann, procuratore generale dell’Ohio, lo stato americano i cui pompieri hanno perso a causa di questa crisi molti dei soldi investiti nei fondi pensione, parla di ”rapporti simbiotici” fra le agenzie, le banche e le società esperte nell’emissione di strumenti derivati sui subprime. [8] La Sec, l’organo americano di vigilanza sulla Borsa, fin qui ha concesso la patente per dare i rating solo a un pugno di società, che approfittano della scarsa concorrenza». [9]

Quindi può essere che qualcuno in Italia abbia investito i risparmi pensando di essere al sicuro e richiando invece di perderne buona parte?
«Secondo Morningstar, società specializzata nella valutazione dei fondi comuni, dei circa 1.100 fondi italiani solo una decina conta esposizioni coi subprime, tutte inferiori al 3% del patrimonio. Ad aver investito massicciamente in cartolarizzazioni sono i fondi cosiddetti round trip, quelli di diritto estero ma promossi da intermediari italiani, banche, reti di promotori, siti on line: i risparmiatori italiani gli hanno affidato 200 miliardi di euro, contro i 340 gestiti dai prodotti made in Italy». [10]

Comunque adesso è tutto sotto controllo. O no?
«Tra il 9 e il 10 agosto la Banca centrale europea ha immesso sul mercato 160 miliardi di euro, il 13 ne ha dati alle banche, sotto forma di prestiti, altri 46. Questo ha prodotto più interrogativi che risposte. La decisione di offrire un sostegno illimitato traccia due scenari inquietanti. Il primo è che la Bce fosse a conoscenza di elementi ignoti al resto del mercato, ad esempio una grande banca in gravi difficoltà. Il secondo è che la Bce abbia risposto a una forte pressione politica per togliere dai guai le banche europee. Aiuti di questo tipo sono sicuramente positivi sul breve, ma rischiano di creare grandi problemi nei periodi a venire. [11] Qualcuno sospetta che le banche europee abbiano esagerato con la stima delle perdite. sempre la stessa storia: i profitti sono privati, le perdite pubbliche. ”C’è una banca così piccola che possa essere lasciata tranquillamente fallire, in Europa?” s’è domandato Stephen Cecchetti, capoeconomista e vicepresidente della Federal Reserve». [12]

E gli americani?
«Venerdì la Federal Reserve ha colto tutti di sorpresa tagliando di mezzo punto il tasso d’interesse con cui rifinanzia le banche. Le Borse hanno salutato la notizia con euforia. Resta il fatto che la mobilitazione delle banche centrali è spettacolare e senza precedenti. L’unica spiegazione è che il timoniere dell’economia americana abbia avvistato il rischio concreto e imminente di un disastro. Siamo giunti molto vicini a una situazione in cui le banche non hanno più fiducia le une nelle altre, esitano a farsi prestiti. Una simile paralisi farebbe venir meno la linfa vitale delle nostre economie, perché anche le imprese più solide e sane non riuscirebbero a finanziarsi. [13] La principale speranza del mondo sono le riserve valutarie dei Paesi emergenti e l’uso che potrebbero farne in futuro. Penso soprattutto alla Cina». [14]

Non è che ci sono in giro pure salsicce fatte coi mutui cinesi?
«La qualità dei mutui cinesi è addirittura peggiore di quella americana. Tutti possono chiedere soldi per comprare una casa, con controlli sulla solvibilità che hanno maglie molto larghe. [15] I dati di fine giugno registrano un aumento del 7,1 per cento del prezzo delle case in 70 città cinesi di medie e grosse dimensioni. Parliamo di un mercato che in metropoli come Pechino, Shanghai e Canton, a fronte di un costo di costruzione di 500-600 euro al metro quadro ne realizza anche 2.000-2.500 alla prima vendita. I cinesi posso comprare una casa solo dall’inizio degli anni Novanta, presto scoppierà anche lì il problema dei crediti inevasi. E c’è altro di che preoccuparsi: la televisione di Stato Cctv ha trasmesso un programma per far capire alla gente che ipotecare la casa per giocare in Borsa non è una buona idea. Ma i cinesi, si sa, quando si tratta di gioco d’azzardo non riescono a trattenersi». [16]