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 2007  agosto 17 Venerdì calendario

Chiara Poggi, di anni 26. Nata a Garlasco nel pavese, capelli neri e occhi turchesi, bella e felice, minuta e riservata, figlia dell’operaio Giuseppe di anni 56 e della dipendente comunale Rita Preda di 53, un fratello, Marco, di 19 anni, orgoglio dei genitori per la fresca laurea in economia e commercio, faceva la stagista in un’azienda informatica

Chiara Poggi, di anni 26. Nata a Garlasco nel pavese, capelli neri e occhi turchesi, bella e felice, minuta e riservata, figlia dell’operaio Giuseppe di anni 56 e della dipendente comunale Rita Preda di 53, un fratello, Marco, di 19 anni, orgoglio dei genitori per la fresca laurea in economia e commercio, faceva la stagista in un’azienda informatica. Molto corteggiata, da tre anni era fidanzata con lo studente Alberto Stasi di anni 24, «bravo ragazzo anche se un po’ geloso», e per stare con lui non era andata in vacanza in Trentino coi familiari. Domenica sera i due mangiarono una pizza nella villetta di lei coi pioppi e il giardino ben curato, poi si salutarono e lui tornò a casa sua. Il giorno dopo, dopo le 9, qualcuno che lei conosceva le bussò alla porta blindata di noce chiara, lei gli aprì con indosso il pigiama ma quello, appena varcata la soglia, la colpì con qualcosa di ferro, forse un martello, forse un batticarne, sopra l’occhio destro e sulla guancia sinistra, poi la buttò a terra, la afferrò alla spalla e al braccio sinistro con tanta forza da strapparle una ciocca di capelli e un orecchino, la immobilizzò, la colpì ancora, stavolta alla nuca, sfondandole la testa. Lei si trascinò con le braccia verso la cantina ma cadde lungo le scale che portano alla taverna e là l’assassino la finì con un quarto colpo alla nuca tanto violento che tutt’intorno schizzò materia cerebrale. Verso le 14 il fidanzato, allarmato perché lei non rispondeva al telefono, entrò in casa, la vide in una pozza di sangue e chiamò i carabinieri. Sembra che lo Stasi col delitto non c’entri nulla, forse ad ammazzare è stata una donna: una testimone ha visto davanti alla villetta, alle 9.30, una bici nera da donna che alle 10.20 non c’era più; inoltre potrebbero essere da donna le scarpe che hanno lasciato tracce sul pavimento intriso di sangue. Però nel racconto del ragazzo qualcosa non torna: ha detto di aver trovato Chiara bianca in volto, ma al loro arrivo i carabinieri l’hanno vista con la faccia coperta di sangue; inoltre non si capisce come mai le scarpe con cui ha camminato nella villetta insanguinata siano perfettamente pulite. Altro mistero: alle 13.27 Stasi ha chiamato dal suo cellulare il numero fisso della villetta e qualcuno ha risposto, pur senza parlare, per quattro secondi (fatto che risulta dai tabulati). Ma a quell’ora, secondo i risultati dell’autopsia, Chiara era già morta. Tra le 9 e le 12 di lunedì 13 agosto agosto in una villetta in via Pascoli a Garlasco, diecimila anime nel pavese dove «non succede mai niente».