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 2007  agosto 17 Venerdì calendario

PIZZA

PIZZA Giuseppe Sant’Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria) 21 dicembre 1947. Politico. Dal 2003 segretario della Democrazia Cristiana, nel 2006 fu eletto alla Camera. Sottosegretario all’Educazione, Università e Ricerca nel Berlusconi IV (2008-). Alla vigilia delle elezioni 2008 una sentenza del Consiglio di Stato riammise la lista della sua Dc che in un primo momento era stata esclusa dall’ufficio elettorale del Viminale per via di un simbolo (Scudo Crociato-Libertas) troppo simile a quello dell’Udc. Poiché le schede senza il suo simbolo erano già state stampate, per qualche giorno minacciò di chiedere un rinvio del voto al quale infine rinunciò «costretto, per il bene del paese, a ritirare la lista della Dc dalla prossima competizione elettorale riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sede competenti, salvo che quella di contestare il risultato delle elezioni» (probabile che Berlusconi gli avesse già promesso un posto nel futuro governo) • «[...] alle elezioni del 2006 era schierato con il centrosinistra [...]» (Ugo Magri, ”La Stampa” 17/8/2007) • «[…] era accanto a Flaminio Piccoli e al vecchio Giuseppe Alessi, ancora oggi in gamba nonostante abbia passato i cento anni, nei tempi in cui fondarono dopo la crisi dei primi anni Novanta e la trasformazione nel Partito popolare, i primi nuclei semi-clandestini di Rinascita della Democrazia cristiana. Quelli sui quali sarebbe stata imbastita un’accanita battaglia giudiziaria. Battaglia chiusa (pare) dalla contestatissima sentenza del giudice romano Francesco Manzo che il 15 settembre 2006 liquidò in 123 righe ogni pretesa di quello che era convinto di essere stato l’ultimo segretario del partito, cioè Rocco Buttiglione, diffidandolo dal ”molestare” gli ”eredi” del nome e del simbolo del grande movimento di Sturzo e De Gasperi, Moro e Fanfani, Dossetti e Andreotti, Cossiga e Scalfaro: i signori Armando Lizzi e Giuseppe Pizza. Era il giorno della riscossa. [...]» (Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 3/4/2008). «[...] Per chi ha ormai una certa età e una memoria forse degna di miglior causa Pino non è esattamente uno sconosciuto. ”La Pizza si è bruciata!” esclamò l’0norevole Angiolino Sanza all’indomani del rocambolesco congresso dei giovani democristiani che a Palermo, nell’estate del 1974, mise brevemente in evidenza l’uomo che oggi tiene in pugno la politica italiana. Ci furono allora al teatro Politeama assai plausibili sospetti di brogli, e platee sospettamente piene e poi vuote, documenti trafugati e sequestrati dalla Polizia nelle stanze d’albergo e claque pure manesche. ”Non imitateci!” fu l’accorato appello del ministro Ruffini; e i giovani dc a tal punto lo accolsero da risultare anche peggiori dei loro stessi padri. Qualche mese dopo, a Napoli, il 27enne Pizza, già basista traferitosi nell’osservanza gullottiana, venne finalmente eletto delegato nazionale del Movimento giovanile: e per celebrare giosamente l’evento i suoi fan allagarono un intero piano dell’hotel Ambassador, un milione di danni, annotano i giornali di allora. Ah quanto ingialliti quei ritagli! Dalle foto Pino risulta un bel giovanotto. ”Il delegato di piazza Navona” lo chiamavano, su ispirazione del ministro Marcora, per via dei supposti e pretesi bighellonamenti del fortunato e promettente provinciale al centro del centro di Roma. E del sognatissimo potere. Begli abiti, belle cravatte, bei ristoranti, fama financo di playboy, sebbene attenuata da una relazione con una delle segretarie del capo, Fanfani. Pizza ha anche un autista, malignavano gli invidiosi, che lo scarrozza di qua e di là e gli fa pure da cameriere. Inoltre vanta amicizie influenti, giri petroliferi, arabi, palestinesi, vai a sapere. Non è chiaro perché a un certo momento il giovanotto comincia a smaniare, forse perché attizzato dai suoi protettori adulti, o perché autonomamente restio a rispettare un certo patto che prevede una staffetta alla guida del Mgdc. E comunque: Pizza si mette ad attaccare Fanfani, che ha il suo caratterino e un certo giorno, quando legge che su un giornaletto gli hanno dato di ”arteriosclerotico”, si scoccia, gli toglie l’autista, gli deporta la segretaria amante alla Camilluccia; e poi molto semplicemente, nel marzo del 1975, scioglie il Movimento giovanile [...] C’è poi, nella sua storia, una veloce e intensa protesta più anti-fanfaniana, in verità, che pro-pizziana. A Palazzo Sturzo il Professore passa con la sua automobile sulle bandiere scudocrociato che i giovani gli hanno messo a tappeto davanti alle ruote. Pino assicura di essere contento perché ”anche Le Monde ha parlato di me”. Ma poi sparisce, evapora, s’inabissa, lontano, all´estero, procura affari, mercanteggia petroli, fa intermediazioni, avventure nel mondo, boh. Ancora più misterioso dei negozi è il demone della politica. Per cui Pizza si rifà vivo quando la Dc è morta, sepolta e da taluni anche rimpianta; ricompare a sorpresa quando tutto quel mondo appare irrimediabilmente finito. Ma non per lui, caparbio ed enigmatico rifondatore imbarcatosi ormai senza ritorno in un’impresa che da qualche anno ormai assomiglia all’apertura di un discount e a una seduta spiritica. Storia complessa e a tratti surreale, questa di una pretesa Dc che disperatamente e sfacciatamente cerca di sopravvivere alla sua stessa scomparsa. [...] Dare conto di questa storia un po’ assurda nei suoi minuti passaggi è quasi impossibile. Per sommissimi capi si può dire che la Dc di Pizza, fondata insieme al dottor Sandri, poi divenuto acerrimo nemico, negli anni ha stretto legami con il Polo, i verdi, Mastella; quindi si è federata o ha cercato di federarsi con le altre mini-dc, di Prandini e di Publio Fiori; poi ha tessuto rapporti con il Codacons, con De Gregorio, con l’entourage di Prodi. Stava per chiudere con Berlusconi e Lombardo. Puro underground della micro-politica, poveri uffici con vecchi telefoni, piccoli leader che si atteggiano a grandi, contenziosi permanenti. In tutto questo Pizza, insieme ad altri tre o quattro soggetti in perenne lite fra loro, detiene il simbolo, o per meglio dire possiede il simulacro grafico dello scudo crociato. [...]» (Filippo Ceccarelli, ”la Repubblica” 3/4/2008).