Varie, 17 agosto 2007
MAGGIULLI
MAGGIULLI Attilio Torino gennaio 1946. Regista • «Trova la quiete in place Dauphine. Dal balcone vede la birreria di Jules Maigret e, forse, il fantasma del commissario. Ha come vicini Roberto Benigni e un Nabokov. A un soffio scorre la Senna e s’inarca il Pont Neuf. Ma lui è Attilio di Montparnasse, un’eco di Commedia dell’Arte. Discende dal Seicento comico italiano che furoreggiava a Parigi, una carovana di acrobati della parola e del gesto senza rete. 17, rue de la Gaîté, Coupole e dintorni. [...] Comédie Italienne, fondata da Attilio Maggiulli nel 1974. Alla conquista di Parigi, questo picaro dickensiano, dopo gli anni di prova al ”Piccolo”, riconoscendo in Paolo Grassi il Maestro. Ogni giorno, lui figlio della Liberazione (è nato nel 1946, fu concepito il 25 aprile, suo padre era un pilota americano, scomparso di lì a poco, pugliese la madre) raggiungeva Milano da Torino, dove viveva, dove in Lotta Continua aveva ”fatto” il Sessantotto. Rigorosamente in autostop, collezionando qua e là passaggi illustri, Arturo Benedetti Michelangeli, addirittura, che non gli lesinerà una banconota per continuare il viaggio in pullman. La scuola del ”Piccolo”. Ma non solo. Nella bomboniera di Montparnasse, a rifulgere, sono i costumi originali di Arlecchino servitore di due padroni. Strehler li chiese in prestito ricorrendo il quarantesimo anniversario del Teatro di via Rovello. Ma non li ricevette, tale (e fondato) il timore che non li avrebbe restituiti. Così come non abbandoneranno il guardaroba-forziere i costumi delle Pointilleuses, già indossati nel Casanova felliniano. Dominante Goldoni, in cartellone. Intorno a cui, via via, hanno ruotato, ruotano, autori di ieri e di oggi: Ruzante e Machiavelli, Ariosto e Aretino, Piccolomini e Malaparte, Pavese e Arpino, Sciascia, Calvino, Ceronetti. Tra copioni, testimonianze, riflessioni. Arpino, che alla Comédie affidò L’uomo del bluff (interprete Mado Maurin, madre di Patrick Dewaire, attore nella Stanza del vescovo di Risi), in Maggiulli saluterà una figura ”molto sapiente, educata, gentile, timida, ma con un certo fil di ferro dentro”. Calvino puntualizzerà: ”’Teatro all’italiana’: cosa vuol dire? Forse, in Italia, mettersi d’accordo su una tale definizione sarebbe difficile: perché potrebbe significare troppe cose in una volta, o troppo poche. Ma per Attilio Maggiulli queste parole hanno un senso molto concreto, perché da anni lui lo fa, il ”Teatro all’italiana’, a Parigi”. E Cesare Garboli: ”Gli spettacoli di Maggiulli sono piccoli congegni mossi da ingranaggi invisibili a occhio nudo, ideati non per contare, ma per dimenticare il Tempo”. Di Ombra in Ombra. Il ”merci” di Attilio Maggiulli è vasto. La plaque nel foyer è un necessario ricordare chi ha onorato la Comédie. I ”caratteri” prima evocati. E Marcello Mastroianni, che nel giardino del Teatro studiava questa o quella parte. E Jean-Louis Barrault, dominus, con la moglie Madaleine Renaud, della Compagnie du Théâtre de France. E Ariane Mnouchkine, che ha fondato il Théâtre du Soleil. E gli spiriti illustri che alloggiarono nei camerini quando erano celle del locale commissariato: Céline e Giacometti, Picasso e Modigliani, Utrillo e Tristan Tzara. Attlio Maggiulli è, a Parigi, un hors-catégorie. In sala e fuori. Lungo i boulevard, intrepido sulla sferragliante Topolino. Di tanto in tanto obbedendo a uno speciale, irresistibile richiamo. Il cimitero di Montparnasse. Dove inoltrarsi a mezzogiorno, assaporando abricots, inchinandosi alla memoria di Beckett: ”Un nostro spettatore. ”Non amo la maschera’ - spiegava -, ma, ad affascinarmi, è il suo meccanismo. Ecco perché sono qui”» (Bruno Quaranta, ”La Stampa” 17/8/2007).