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 2007  agosto 15 Mercoledì calendario

ROMA – L’attacco scatenato da Rifondazione comunista e dalle altre forze della sinistra radicale alla legge Biagi è «sbagliato e strumentale» perché «figlio di una degenerazione propagandistica che ha del grottesco, in quanto prodotta da un partito che sta al governo, ma che evidentemente è alla ricerca di nuovi equilibri politici a sinistra»

ROMA – L’attacco scatenato da Rifondazione comunista e dalle altre forze della sinistra radicale alla legge Biagi è «sbagliato e strumentale» perché «figlio di una degenerazione propagandistica che ha del grottesco, in quanto prodotta da un partito che sta al governo, ma che evidentemente è alla ricerca di nuovi equilibri politici a sinistra». A bocciare così Franco Giordano e gli altri leader massimalisti che il 20 ottobre saranno in piazza anche per chiedere l’abolizione della legge Biagi non è un esponente dell’opposizione di centrodestra, ma Gavino Angius, vicepresidente del Senato, già dirigente di spicco dei Ds, poi tra gli animatori di Sinistra democratica, la formazione promossa da Fabio Mussi e Cesare Salvi per dar voce ai diessini contrari al Partito democratico. Che però, secondo Angius, rischiano di finire risucchiati dalle posizioni di Rifondazione, come si vede, da ultimo, sulla legge Biagi. Anche per questo il senatore rimarca con parole nette la sua contrarietà alla manifestazione del 20 ottobre e stigmatizza «il silenzio dei Ds e del Partito democratico», su tutta questa partita. «Rifondazione comunista – dice Angius – utilizza la lotta contro la legge Biagi come un catalizzatore di consenso per conquistare uno spazio politico nei confronti del sindacato e del nascente Partito democratico. Ma è inaccettabile usare in maniera strumentale questa questione, prescindendo dal merito. E invece volano sciabolate da tutte le parti, con rischio di lasciare sul campo solo morti e feriti». I dati, continua, smentiscono le tesi di Giordano e compagni, come anche quelle del comico Beppe Grillo, che alla pari dei rifondaroli ha accusato la Biagi di essere all’origine del dilagare della precarietà. «In questi anni – dice Angius – il lavoro regolare, ancorché flessibile, è aumentato per milioni di giovani. Merito della legge Treu e in parte anche della Biagi. In questo modo si è contrastato in parte il lavoro nero. Perciò eliminare queste leggi sarebbe un’operazione folle». Tutto bene allora? Niente affatto, replica Angius: «Resta il fatto che il lavoro precario coinvolge 5 milioni di persone e c’è un problema in particolare per chi si trova ancora in questa condizione sebbene abbia un’età di 30 o 40 anni. Non è accettabile, insomma, che la precarietà si prolunghi per troppo tempo. Qui servono politiche del lavoro nuove». Ma questo, conclude il senatore, non c’entra con l’abolizione della Biagi. In questo senso, l’accordo del 23 luglio fra governo e sindacati su pensioni e welfare «è importante, ma è solo un primo passo nella direzione giusta, che sarebbe bene fosse seguito rapidamente da altri provvedimenti». Di questo bisognerebbe discutere, insiste Angius. E invece siamo alle battaglie di retroguardia: questa di Rifondazione contro la Biagi «mi ricorda quella del 1998 per le 35 ore settimanali e tutti sappiamo come andò a finire...», cioè con la caduta del primo governo Prodi. Il vicepresidente del Senato non si sbilancia in previsioni, ma si augura «che non si arrivi alla manifestazione del 20 ottobre: una sorta di redde rationem all’interno della coalizione promosso da un partito di governo contro lo stesso governo». Un’iniziativa che potrebbe rivelarsi molto rischiosa per la stabilità dell’esecutivo, «a maggior ragione se ci dovessero essere ministri in piazza». Un governo già debole, osserva Angius, che avrebbe invece bisogno di un sostegno per reggere all’aut aut di Giordano che dice: o si toglie di mezzo la Biagi o Rifondazione non voterà i provvedimenti per applicare l’accordo del 23 luglio. L’autunno si annuncia caldo, concordano tutti. Purtroppo, dice sconsolato il senatore, «il dissolvimento dei Ds e l’inconsistente profilo identitario del Partito democratico, che, guarda caso, su questa materia non dice nulla, hanno lasciato tutto questo spazio alla pretesa assurda di Rifondazione comunista di rappresentare in maniera esclusiva tutto il mondo del lavoro. Una pretesa che del resto loro stessi dichiarano e che va contro il governo e i sindacati ».  chiaro che con questa piega che ha preso il dibattito a sinistra Angius non vuole avere nulla a che fare. Nessuna sorpresa, quindi, che non abbia condiviso le ultime scelte di Mussi: «Vedo una deriva verso la nascita della Cosa rossa e penso che sia un errore. Molti di noi non hanno aderito al Partito democratico per preservare in Italia una forza appartenente al socialismo europeo». E non per finire nelle braccia di Rifondazione. Angius guarda ora soprattutto in direzione dello Sdi mentre volgendo gli occhi al Partito democratico e alle primarie che dovrebbero incoronare Walter Veltroni vede solo una lotta di potere, «perché non si è mai visto nascere le correnti prima di un partito». Non ci sono più i Ds, il Partito democratico non c’è ancora e comunque, secondo l’ex capogruppo dei Ds al Senato, non sarà mai sufficientemente di sinistra. E la Sinistra democratica non ha ancora trovato la sua strada. Così al vecchio comunista Gavino Angius non resta che lanciare l’allarme sul fatto che a sinistra non c’è più nessuno che sappia fare da argine a Rifondazione.