Fiorenza Sarzanini, La Stampa 15/8/2007, 15 agosto 2007
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
DUISBURG – Era venuto in Germania per cercare armi da portare in Calabria, Marco Marmo. Aveva lasciato l’Italia con una Wolkswagen Golf presa in affitto e la certezza che in questa cittadina a una ventina di chilometri da Düsseldorf, avrebbe trovato appoggi sicuri. Il 13 agosto i carabinieri lo hanno fermato a Tivoli per un banale controllo. Era già in viaggio. Non si nascondeva, anzi, tre sere fa – dopo aver festeggiato il diciottesimo compleanno di Tommaso Venturi nel ristorante «Da Bruno» – era rimasto a chiacchierare con gli amici in strada. Cinque ragazzi e uno dei titolari del locale, Sebastiano Strangio, che aveva 39 anni e a Duisburg era diventato uno dei cuochi più famosi. I killer li hanno aspettati nel vicolo dove avevano parcheggiato l’auto e il furgoncino che veniva usato per le consegne. Due uomini, forse tre. Si erano appostati nel buio, hanno atteso che i sei salissero a bordo. Poi hanno scaricato una pioggia di colpi.
Una donna li ha visti pochi minuti prima che entrassero in azione, ha saputo descriverli. Non è l’unica.
Un signore dice di aver notato un giovane alla guida di una vettura di grossa cilindrata che si allontanava da Mülheimer Strasse, il luogo della strage. Le testimonianze si sono rivelate preziose per tracciarne l’identikit. Gli investigatori tedeschi lo hanno diffuso ieri sera. Disegna il volto di un uomo alto circa un metro e 80, molto magro, con lunghe basette e un neo sotto l’occhio destro.
Difficile capire se i sicari siano arrivati dall’Italia o se invece vivano in questa zona. Se proprio all’interno della comunità calabrese che qui è forte e radicata abbiano trovato rifugio. Le ipotesi sono ancora tante, nessuna che prevale sulle altre perché c’è anche la possibilità che abbiano lasciato la Germania sfruttando il vantaggio di aver agito in terra straniera, dove nessuno si aspettava una carneficina la notte di Ferragosto. Dove i servizi segreti di Berlino avevano più volte sottolineato gli interessi economici della ’ndrangheta, i suoi investimenti immobi-liari, ma certo non avevano previsto una strage così eclatante.
I filmati delle telecamere di Deutsche Telekom che si trovano all’uscita del vicolo sono confuse, troppo scuri per fornire dettagli utili. Si vedono due ombre che a piedi si dileguano nel buio, nulla di più. Nitide sono invece le riprese dei cameramen delle tv tedesche arrivati poco dopo l’agguato: mostrano un giovane steso in terra in un lago di sangue, freddato mentre tenta di mettersi in salvo e altri cinque cadaveri riversi sui sedili.
Aveva 25 anni Marmo e una carriera da affiliato del clan Vottari- Pelle, gli avversari dei Nirta- Strangio. La polizia lo teneva sotto controllo, le microspie lo avevano registrato mentre diceva che voleva procurarsi armi speciali, mitragliette da usare in quella faida che sembra non avere fine. Gli assassini lo hanno fermato prima e con lui hanno ucciso anche Strangio, Preziosi, Francesco Giorgi che era nato in Germania diciassette anni fa e i due fratelli Pergola, Francesco di 22 anni e Marco di 20. Figli di un poliziotto che aveva lavorato a Siderno e ora è in pensione, a Duisburg erano venuti a lavorare come camerieri. Ma i rapporti con la terra d’origine non si erano interrotti. Dopo l’omicidio di Maria Strangio, che il giorno di Natale ha riacceso la guerra tra le famiglie di San Luca, l’auto di Marco Pergola fu trovata a casa del boss Antonio Pelle.
Sembra avventato dire che l’obiettivo unico fosse Marmo. Perché quel ristorante «Da Bruno» che qui è certamente tra i più rinomati, fu «segnalato» dalla polizia come uno dei luoghi da tenere sotto controllo, sin dal maggio scorso. La richiesta di collaborazione agli investigatori tedeschi – che conteneva nomi e posti da «osservare» – fu trasmessa via Interpol e adesso anche la magistratura era pronta a firmare una rogatoria. C’era da verificare l’attività di Sebastiano e quella di Giuseppe, il fratello maggiore che si occupava della gestione del locale. partito da Duisburg qualche giorno fa per tornare in Italia, ma sembra se ne siano perse le tracce. Una sparizione misteriosa che inizialmente, prima di accertare parentele e legami, aveva fatto addirittura ipotizzare che proprio lui potesse essere la «talpa» dei killer.
I nomi possono ingannare: gli Strangio che vivevano a Duisburg stanno con i Vottari-Pelle. E avevano accolto come figli i ragazzi arrivati dalla Locride in cerca di fortuna o forse soltanto con la speranza di sfuggire alla vendetta del clan rivale. Tranne Marmo, lavoravano tutti nel ristorante. Il locale chiude alle 23, ma il giorno prima di Ferragosto avevano deciso di festeggiare Tommaso e sono andati avanti fino a notte. I killer erano stati avvisati. Sapevano di trovarli lì, sapevano di poter colpire la nuova generazione, quella che può essere l’ala militare di una famiglia di ’ndrangheta. I testimoni hanno fissato l’ora dell’agguato alle 2,54. In quel momento la faida che va avanti ormai da sedici anni ha varcato in maniera clamorosa i confini italiani.