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 2007  agosto 15 Mercoledì calendario

Barillari Rino

• (Saverio) Limbadi (Vibo Valentia) 8 febbraio 1945. Paparazzo • «Il nome di battaglia dice tutto, ”King of Paparazzi”, e il medagliere, con numeri e date, conferma la meritata fama [...] fotografo del quotidiano romano Il Messaggero, principiante quando ne aveva solo 14. Gli scatti più temerari lo hanno fatto finire all’ospedale (163 volte), molte delle sue macchine fotografiche (78) sono finite in pezzi e c’è scappata pure la coltellata ”allo stadio, la volta in cui mi sono trovato in mezzo agli ultrà della Roma e della Lazio”. Negli anni, di flash in flash, Barillari ha visto crescere e cambiare il peso del suo mestiere. Ha attraversato l’epoca dorata della dolce vita, assistendo e provocando scenate celebri. Ha immortalato divi, politici, regnanti, ma nella foto che ama di più c’è Papa Wojtyla: ”Lo seguivo tutte le domeniche pomeriggio, quella volta l’ho beccato alla chiesa di San Saba, s’era messo a giocare a bocce con i vecchietti”. [...] Secondo Barillari «un buon reporter non si mette a fare paparazzate con un politico perché lì la situazione è diversa. Massacrare non è una bella cosa e poi non paga, al contrario ti distrugge la professionalità, serve unicamente se vuoi fare soldi in fretta e cambiare subito lavoro”. Un lavoro che ha subito cambiamenti profondi: ”La sete di notizie è aumentata, oggi l’88% dei settimanali vive proprio sulle foto, sono diventate importantisime, d’altra parte dopo la morte di Lady Diana la parola paparazzo la conoscono pure nella Terra del Fuoco”. La richiesta continua di immagini ha promosso la moda del finto servizio: ”Girano un sacco di foto costruite, scatti concordati che magari servono alla ragazza del Grande fratello in cerca di pubblicità”. Incidono anche i mutamenti tecnologici, le foto col cellulare, gli scatti digitali: ”Ovviamente è diventato mille volte più facile fare foto, se da qualche parte appare un personaggio noto ci saranno subito almeno cinquanta persone pronte a immortalarlo col telefonino. Lì però la tecnica fa la differenza, quelle 50 foto non hanno valore, perché la cosa importante non è fotografare, ma come si fotografa”» (Fulvia Caprara, ”La Stampa” 11/8/2007).