Giovanni Cerruti, La Stampa 15/8/2007, 15 agosto 2007
Il luogo Posto nel territorio del Canton Ticino, il casinò di Campione è un palazzo di 12 piani e 50 mila metri quadri
Il luogo Posto nel territorio del Canton Ticino, il casinò di Campione è un palazzo di 12 piani e 50 mila metri quadri. All’interno, oltre ai classici giochi, ci sono due ristoranti e un salone delle feste. I giochi I numeri: oltre seicento tra slot machine e videopoker, 56 tavoli da gioco per otto giochi diversi. Le puntate minime ai tavoli: 5 franchi svizzeri, circa 3 euro. Il paese Campione d’Italia è un’enclave italiana nel territorio svizzero, separato dal territorio nazionale dal lago di Lugano. All’anagrafe gli abitanti di Campione sono 2.279. Sì, è vero - ammette lui - si è creato subito un grande panico...». E si capisce, è sempre così quando si toccano vecchie consuetudini, privilegi da generazioni e le comodità del franco svizzero, anche se questo è pur sempre un francobollo di Italia nel Canton Ticino. E poi qui si tratta del Casinò, quello che ha inguaiato Vittorio Emanuele di Savoia, mica di una ditta di famiglia. O forse sì, proprio perché in questo Casinò c’è troppa famiglia «si è creato un grande panico». Mario Resca, dal primo gennaio presidente del Consiglio di Amministrazione, ha detto basta con tutti questi parenti (e tutti di Campione) che lavorano nel Casinò. E l’avesse mai detto. Marita Piccaluga, sindachessa della Margherita, ora pensionata, in passato dipendente del Casinò come il marito e la figlia, nemmeno ne vuol sentir parlare: « un provvedimento da abolire!». Ivan Longato, 39 anni, sindacalista della Cgil, croupier come il padre e il nonno, dice che «se passasse quella decisione il nostro paese che fine fa? E non è vero che tutti i dipendenti sono campionesi, ci sono anche comaschi, varesini, bergamaschi»: in totale sono 630, forse troppi dopo anni e anni di «avanti c’è posto», stipendio ottimo, ogni ora di lavoro venti minuti di pausa. Mario Resca non è un prefetto in pensione, come tanti ne sono passati negli ultimi vent’anni. un signore di 61 anni che si è inventato i McDonald’s in Italia, sta nei CdA di Eni e Mondadori, ha risanato Cirio e Del Monte. Un supermanager figlio di un ferroviere, partito dalla sua Ferrara con una valigia di cartone comprata alla Upim - come scrive Rinaldo Gianola nel libro «Una storia italiana» - con destinazione la Bocconi di Milano. E da lì solo successi, e tra questi la nomina a Ministro degli esteri desiderata e non ottenuta da Silvio Berlusconi. E adesso eccolo al quarto piano del Casinò, nel suo nuovo ufficio. «Non fumo, non bevo e non gioco», dice. Come una slot machine è al lavoro anche sotto Ferragosto, e proprio perché c’è questa grana del parentado, mai più assunzioni fino al terzo grado. «Per la verità è un problema che nemmeno si pone». Già, e basta guardarsi attorno, senza andar troppo lontano ai Casinò di Lugano e Mendrisio. Stesso fatturato, 120 milioni di euro, ma tra i 100 e i 150 dipendenti in meno. E ancora: una percentuale di assenteismo del 25%, un trionfo di certificati medici con punte da record per i fine settimana. Marita Piccaluga, la sindachessa, è pronta a far la storia del Casinò, nato con Regio Decreto nel 1933 «proprio per dare occupazione ai residenti di una enclave italiana in territorio svizzero dove mancavano altre opportunità d’impiego». Una buona intenzione, ci mancherebbe. Ma allora che c’entra Alessandro Nardone, consigliere comunale di An a Como, assunto come barista, giusto per citare le assunzioni lottizzate? O, per stare in famiglia, non scatta un qualche conflitto di interesse quando al tavolo della roulette c’è il figlio che fa il croupier e il padre l’ispettore di controllo? L’arrivo a Campione di Mario Resca ha un po’ terremotato questo Casinò a gestione famiglia. «Io non ho mai licenziato nessuno e sono abituato a risolvere ogni problema con i rappresentanti dei dipendenti. Sono qui perché credo in un Casinò moderno, in un divertimento ”pulito”. Un anno fa stava per chiudere, con una perdita di 20 milioni di euro in due anni, e per perdere soldi con un Casinò bisogna mettersi d’impegno». Come tutti i giorni, anche ieri mattina alle dieci sono arrivati i due autobus da Milano: quasi tutte donne, e parecchie le cinesi, per occupare il salone delle slot machine. Verso sera arriveranno i malati della roulette e dei giochi francesi, quelli che vanno al terzo piano, lontani dalle macchinette che da sole producono il 70% del fatturato. «E’ finita l’epoca dei Casinò del malaffare - sostiene Resca - , e anche in Italia il Casinò va interpretato in modo moderno. In Francia o in Germania ce ne sono 120, da noi quattro e con un’immagine negativa». Da almeno un mese, a Campione d’Italia, Resca ha contro tutti. «Visto che ci metto la mia faccia è giusto che mi batta». Al momento sbatte contro il muro dei dipendenti, delle famiglie e dell’amministrazione comunale. Dal regio Decreto del 1933 qui si nasce con il posto di lavoro assicurato, appena sei maggiorenne segui il corso, passi il concorso e vivrai benestante e felice. «Tra i dipendenti abbiamo anche 15 laureati». Che a far girare la pallina al Casinò guadagnano di più. Dovessero sbagliare che problema c’è? Tanto l’ispettore, più sì che no, è un parente. Bocconiano di ferro Laureato in Economia all’Università Bocconi di Milano, Mario Resca (nato a Ferrara nel 1945) presiede il consiglio di amministrazione del casinò di Campione d’Italia dall’inizio di quest’anno. Nel suo curriculum da top manager, la presidenza e la guida del consiglio di amministrazione di McDonald’s Italia e la nomina - nel 2003 - a commissario giudiziario per la Cirio. E’ membro del Cda dell’Eni e del Gruppo Mondadori. Stampa Articolo