Stefano Parola, la Repubblica 15/8/2007, 15 agosto 2007
ROMA - Le parole «legge Biagi» e «precarietà» sono ormai diventate un binomio inscindibile nell´immaginario comune
ROMA - Le parole «legge Biagi» e «precarietà» sono ormai diventate un binomio inscindibile nell´immaginario comune. Gli ultimi in ordine di tempo a confermarlo sono stati il deputato di Rifondazione Francesco Caruso e il comico Beppe Grillo. Il primo la scorsa settimana ha definito Tiziano Treu e Marco Biagi (ai cui nomi sono legate le più significative leggi sul lavoro dell´ultimo decennio) degli «armatori degli assassini», per aver dato gli strumenti ai datori di lavoro che hanno creato il cosiddetto «precariato». Il secondo, invece, ha definito la Biagi una «moderna peste bubbonica» nell´introduzione del libro Schiavi moderni. Ma è davvero così? Se si osservano i dati Istat relativi all´occupazione negli ultimi sette anni si potrebbe dire di no. La cosiddetta legge Biagi, che porta il nome del giuslavorista assassinato il 19 marzo 2002 anche se riflette solo parzialmente quanto indicato nel suo libro bianco, è stata promulgata nel febbraio del 2003, ma è entrata in vigore solo verso la fine dello stesso anno. Nel quarto trimestre del 2003 erano circa 2 milioni i lavoratori dipendenti a tempo determinato, un numero che è cresciuto costantemente dopo l´applicazione della legge fino alla fine del 2006, quando l´Istat registrava 2,3 milioni di contratti a termine. Ma gli ultimi dati forniti dall´istituto, quelli del primo trimestre 2007, segnano invece un calo di questo tipo di contratto, che interessa attualmente 2,1 milioni di persone, cioè il 5% in più rispetto all´entrata in vigore della legge. un incremento che non si discosta molto da quello che hanno avuto i contratti a tempo indeterminato, che da fine 2003 a inizio 2007 sono saliti del 3,5%. Gli aumenti percentuali non si discostano molto rispetto al triennio precedente, dal 2000 al 2003, in cui l´offerta di lavoro era più elevata: il numero dei dipendenti impiegati stabilmente era salito del 9,2%, contro l´incremento dell´11,1% di quelli a termine. In sostanza, i contratti a tempo determinato non sembrano aver subito una grossa propulsione dalla legge Biagi. Anche i dati di Unioncamere e ministero del Lavoro sembrano confermare che il contratto a tempo indeterminato stia tenendo rispetto a quello a termine. Le nuove assunzioni previste per il 2007 dovrebbero interessare circa 840 mila persone, di cui il 45,4% sarà impiegato stabilmente, mentre il 42,6% avrà un contratto a scadenza. Quest´ultimo strumento sarà utilizzato più dal settore dei servizi (44,7% sul totale delle assunzioni) che nell´industria (39,3%). Ieri il giuslavorista Pietro Ichino ha risposto duramente alle polemiche sollevate da Caruso e Grillo e avvallate dalla sinistra "radicale", sostenendo che, più che contro la legge Biagi, dovrebbero prendersela con la legge Treu. In effetti, fu proprio questa legge del 1997 a fornire ai datori di lavoro strumenti come il contratto a tempo determinato e il lavoro interinale, ai quali la Biagi ha aggiunto altre possibilità come lavoro a chiamata, staff leasing (l´affitto di intere squadre di lavoratori) e outsourcing (il subappalto di interi rami d´azienda). più probabile che ha creare il senso di precarietà non siano tanto gli strumenti in sé, quanto piuttosto l´uso che ne viene fatto. Un esempio classico è quello del part-time: introdotto dalla legge Treu per permettere maggiore libertà al lavoratore, spesso viene utilizzato dal datore di lavoro per gestire con più flessibilità il personale.