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 2007  agosto 15 Mercoledì calendario

ROMA – Sabina Guzzanti ritrova dopo 14 anni il gruppo di Avanzi per il suo ritorno dopo il botto di Viva Zapatero!, che costò 200 mila euro e ne incassò 2 milioni, fu venduto in tutto il mondo

ROMA – Sabina Guzzanti ritrova dopo 14 anni il gruppo di Avanzi per il suo ritorno dopo il botto di Viva Zapatero!, che costò 200 mila euro e ne incassò 2 milioni, fu venduto in tutto il mondo. Anche questo è un pamphlet contro l’Italia che non va, il paese della censura. Ma non è una rimpatriata del gruppo cult della tv degli anni ’90. «Non è un sacco di cose, è un lavoro nuovo che non assomiglia a nessun altro fatto al cinema. Tecnicamente lo chiamano mocumentary. Un finto documentario ». Le ragioni dell’aragosta sarà in anteprima il 4 settembre alla Mostra di Venezia per le Giornate dell’autore, nelle sale dal 7. Ma il 5 settembre andrà in onda uno speciale su La7, con i protagonisti sollecitati da Sabina che si raccontano. Vediamo il materiale ancora grezzo nella casa di Sabina a San Lorenzo, il quartiere dove si sono rifugiati artisti e pittori, in un palazzo dove il portiere quando è in pausa suona la batteria. Serena Dandini e Corrado, fratello di Sabina, avevano altri impegni. Ci sono però Stefano Masciarelli, Cinzia Leone, Francesca Reggiani. E Loche: «Per concentrarmi provo un canto tibetano che si rifà al modo di parlare di Sandro Ciotti». Antonello Fassari: «E’ come andare a pesca, chissà dove si buttano le reti». Sabina racconta il metodo di lavoro: «Loro sapevano di cosa dovevano parlare ma per avere immediatezza non avevano la sceneggiatura, mentre lo spettatore penserà di spiare cosa succede veramente». L’aragosta è figlia di Zapatero? «Ci sono legami nella motivazione. Andavo nelle sale, la gente si tratteneva, sentivo l’impotenza cieca di chi si sente smarrito, i partiti che non hanno più nessun legame con la popolazione, i sindacati che non ti rappresentano più. Il tema più profondo del nuovo film nasce da quel disagio. Come si fa a cambiare le cose?». Come si fa? «Ci sono temi scollegati che non hanno nesso tra loro, sembrano indecifrabili. I protagonisti sono in Sardegna per uno spettacolo a favore dei pescatori in crisi per lo spopolamento del mare. Ma non è un film sulla pesca. Si parla della Fiat ma non è un film sulla Fiat. una causa concreta ma lo spettacolo è una cosa marginale e lontana tanto che dopo un po’ ti dici, e chi se ne frega». Metafora politica incombe...«La gente quando pronuncio la parola politica inorridisce, mi supplica di non usare questa parola, c’è voglia di riappropriarsi del significato originale dello stare insieme e evolvere». Dopo Nanni Moretti, Sabina è la coscienza critica al femminile della sinistra non integrata. «Quando portavo in giro Viva Zapatero! c’era Berlusconi. Mi chiedevano: se cade e vince Prodi andrà tutto bene?». Cos’è cambiato? «Niente. Berlusconi era l’incarnazione dell’incubo, ora lo è un po’ meno ma è sempre lì. Lo svuotamento della democrazia è rimasto. Per ora non è cambiato nulla, le riforme prioritarie non sono state attuate, dalla Gasparri alla legge elettorale. Si può dire che il centrosinistra ha la maggioranza risicata, ma non mi pare che ci sia l’intenzione di cambiare le cose. Nello schieramento non sono d’accordo su niente, dalla scuola alla Rai che dovrebbe essere libera dai partiti. Il Consiglio d’amministrazione è praticamente tale e quale a prima, Fassino disse che non lo avrebbe cambiato». Biagi e Santoro sono tornati a lavorare. «Io non posso, non mi fanno lavorare. Ogni tanto mando un fax ai consiglieri d’amministrazione con delle idee di programmi: si potrebbe fare... Visto che la Rai mi aveva fatto causa per Riot e l’ha persa in sede penale e civile, visto che il tribunale mi ha dato ragione e ho subito un torto. Io avevo detto in tv solo verità risapute ». E Marzullo, rispetto al quale lei non è tenera, in Rai è ancora capo della cultura. «La sinistra e la destra hanno più o meno la stessa idea della cultura. L’Ambra Jovinelli, con cui coproduco il film assieme alla Fandango, è uno dei teatri di maggior successo. Non prende un euro dallo Stato perché, secondo il sottosegretario alla Cultura dei Ds, non fa cultura, non mette in scena le necrofilie pirandelliane ». Crede nel tentativo di Veltroni? « inutile sperare nel nuovo premier, è demagogico aspettare l’eroe». Mai pensato di entrare in politica? «Mai, la salvezza è nel cambiare le regole». Le diranno che è la paladina dell’antipolitica. «A me preoccupa la posizione reazionaria di Mastella su giustizia e chiesa, o quella di Rutelli sui Pacs e sulla cultura. Destra e sinistra sono alibi. Delle questioni concrete, se non ci sono Grillo, Luttazzi, io, non se ne parla ». Sabina, lei è una moralista. Oggi suona come una parolaccia. «Perché l’etica è il nemico principale di questo sistema».