Alessandro Trocino, Corriere della Sera 15/8/2007, 15 agosto 2007
ROMA – Ci fosse un premio di polemista dell’estate, l’avrebbe vinto a mani basse: «Negli ultimi tempi ho litigato ferocemente con la destra estrema, moltissimo con il centrodestra, tantissimo con la Lega, duramente con Prodi e Rutelli, fortemente con i Ds, e un po’ con i miei, con Giordano
ROMA – Ci fosse un premio di polemista dell’estate, l’avrebbe vinto a mani basse: «Negli ultimi tempi ho litigato ferocemente con la destra estrema, moltissimo con il centrodestra, tantissimo con la Lega, duramente con Prodi e Rutelli, fortemente con i Ds, e un po’ con i miei, con Giordano. Ho dimenticato qualcuno?». Veltroni. «Ah, già Veltroni». Come dimenticarlo? Tra le recenti accuse ha incassato quella di avere reso «moribonda» Roma, di non sapere nulla di politica e di appoggiare la deriva legalitaria e «fascista» di certa sinistra. Praticamente una bambolina voodoo. Nuovi spilloni in vista? «Ma no, siamo amici da anni e lo intervisterei volentieri. Mai detto che non sa nulla di politica: semmai di economia. E comunque Veltroni è una sciagura». Ha detto «amici»? «Lo attacco solo perché è il più bravo, è l’unico che con il suo carisma e la sua saggezza è in grado di spostare il Pd al centro». Piero Sansonetti è così, l’irruenza polemica è la sua cifra stilistica e da quando, nel 2005, è diventato direttore di Liberazione, si è divertito a trasformare un giornale comunista non proprio spumeggiante in una rutilante tribuna di idee, con la rubrica delle lettere a fare «da campo di battaglia», rivalutazioni di Harry Potter, apologie di don Milani, polemiche letterarie e furibonde battaglie contro la Chiesa e Palazzo Chigi. A Prodi ha spiegato con ruvidezza che non è il caso di interferire: « stato molto fastidioso e arrogante». Con Rutelli ci ha litigato di recente: «Ma non ricordo perché». Come sia riuscito a sopravvivere finora, è un mistero che ha del miracoloso. Solo pochi mesi fa, per dire, ha fatto venire un colpo a Franco Giordano. Il leader del Prc ha aperto il suo giornale e si è trovato il titolo: «Si va oltre Rifondazione?». seguita una telefonata furibonda, con Sansonetti che sibilava: «Se non ti va bene, sfiduciami pure». A mente fredda, ora sfuma: «Non me la ricordo proprio quella frase. E’ vero, con Giordano litighiamo tantissimo, ma c’è grande fiducia reciproca. E, potete non crederci, anche simpatia». Sarà, ma si vocifera di un ritorno di Sandro Curzi. «Non ci penso proprio a lasciare. Poi ho 56 anni e dopo la riforma per la pensione sono costretto ad aspettare». Del resto Sansonetti è un direttore di un giornale di partito sui generis. Nel ’68, come ha raccontato in un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti, girava per l’università con la spranga e stava pure per usarla, quando ha avuto un provvidenziale attimo di resipiscenza: «Non l’ho mai usata». Nell’89 sta con il Pds, ma arriva la guerra del Kosovo: «Fu un’esperienza terribile – racconta – ero a Belgrado per l’Unità. La notte vedevo le bombe venire giù e la mattina i cadaveri per strada. L’idea che dietro quei morti ci fossero capi di governo amici di infanzia mi faceva impazzire. Gente che avevo conosciuto alle manifestazioni contro il Vietnam». Di qui la rotta verso Rifondazione, di cui non ha mai preso la tessera. Ma insomma è comunista o no? «Mah, non saprei. Mi pare un dibattito vecchio, la storia ha deformato questa parola». D’altronde uno non fa il giornalista per anni, se non è capace di schivare le domande insidiose. Ma qualche luogo comune della sinistra l’ha demolito. Cuba, per esempio: «I nostri reportage hanno scatenato polemiche furiose tra i dirigenti e i lettori. Ma è assurdo che una sinistra di governo consideri accettabile un sistema così». Una dittatura, un regime. «Faccio ancora un po’ il paraculo: definiamolo sistema autoritario ». Va più sul sicuro, invece, quando attacca la Chiesa. Salvo che Avvenire se l’è presa: «Sansonetti paragona il clero al Ku klux Clan». Lui un po’ conferma: «Verso i gay la Chiesa ha preso posizioni razziste. Mi stupisce il silenzio dei cattolici progressisti ». Così come lo stupisce il nuovo mantra della sinistra: legalità: «Prendiamo i rom. Ne muoiono quattro e la macchina dei media scatta feroce non per difenderli ma per attaccarli. Per loro, vittime dello sterminio nazista, neanche un filo di senso di colpa». Il governo? «Non dura, i nodi stanno arrivando al pettine». E Rifondazione? «Va troppo lenta. Deve fare un sacco di passi avanti, anzi mettersi a correre». Lo vuole proprio fare arrabbiare Giordano. Sta dicendo che sbaglia? «No, la direzione è giusta. Dico solo che siamo in ritardo». Per qualche giorno sarà tregua, Sansonetti è in partenza per la Sicilia, poi a settembre si vedrà. Cosa ci aspetta? «Spero un’intervista a Berlusconi. Aspetto una risposta da Arcore».