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 2007  agosto 15 Mercoledì calendario

GERUSALEMME

Dalle stelle alla vergogna. Per molti versi le pietose vicissitudini della vedova di Yasser Arafat condensano la decadenza dell’Olp e la crescita del disprezzo popolare palestinese per quello che fu per un quarantennio il simbolo delle loro speranze di riscatto nazionale. L’ultimo colpo è arrivato ieri con la notizia della partenza dalla Tunisia alcune settimane fa della 46enne Suha Arafat assieme alla figlia dodicenne Zahwa. «La signora Arafat ha perduto i suoi diritti morali e materiali in Tunisia », sostengono i siti arabi. E secondo il giornale tunisino Al-Raed, esiste persino un decreto numero 1976 voluto dal presidente Zine El-Abidin Ben-Ali oltre un mese fa, per cui la vedova e la figlia dell’ex rais palestinese avrebbero subito anche la revoca della loro cittadinanza nel Paese e sarebbe stata sequestrata loro la villa dove erano state ospiti nell’ultimo anno e mezzo. Insomma un’espulsione in piena regola. E la fine del rapporto personale tra Suha e la famiglia presidenziale, che a suo dire era diventato «molto caloroso e intimo», specie dopo la morte di Arafat a Parigi nel novembre 2004.
Da qualche settimana Suha si sarebbe dunque trasferita armi e bagagli a Malta, dove il fratello, Jubran Tawill, svolge da diversi anni le mansioni di ambasciatore palestinese. Le spiegazioni di un passo tanto brusco sono comunque in tono con la pessima fama guadagnata dalla moglie di «mister Palestina» sin dai tempi del loro matrimonio segreto a Tunisi nel 1990, quando lei aveva 29 anni e lui 62. Oggi si parla di «irregolarità finanziarie » e «investimenti scorretti» a Tunisi. Ma, secondo ripetute indiscrezioni provenienti direttamente dai corridoi del palazzo presidenziale, Suha avrebbe avuto una relazione sentimentale con Lahasn Al Trabulsi, cognato di Ben-Ali, già sposato con prole. Un anno fa si era parlato addirittura di un matrimonio segreto. Impossibile in ogni caso il ritorno a Parigi, dove Suha aveva vissuto praticamente sempre dalla nascita di Zahwa. Il suo caso qui è uno scandalo aperto: sotto inchiesta con l’accusa di aver riciclato enormi somme di denaro dai conti bancari dell’Olp e delle sue finanziarie per trasferirli su conti privati. Se tornasse in Francia rischierebbe l’arresto. Difficile distinguere le cattiverie delle malelingue dal vero. La sua è sempre stata una posizione oggettivamente difficilissima.
Sin dal matrimonio venne accusata dalle piazze di essere unicamente interessata ai «tesori dell’Olp» e di violare con la sua presenza il mito di un Arafat dedito anima e corpo alla lotta contro Israele. Come poteva l’uomo che dai primi anni Sessanta sosteneva di essere «sposato solo alla causa palestinese», unirsi adesso in matrimonio con una donna della metà dei suoi anni, totalmente sconosciuta negli ambienti resistenziali (al contrario della madre, Raimonda Tawill, nota
pasionaria della causa per la lotta di liberazione nazionale) e per giunta cristiana convertita all’Islam solo dopo le nozze? Già nel 1991 fu sospettata di avere acquistato una villa milionaria alla periferia di Ramallah. Non era vero, ma i sospetti divennero accuse molto circostanziate nel luglio 1995, quando decise di partorire in un ospedale privato a Parigi da 900 euro al giorno. «L’ospedale di Shifah, a Gaza, è troppo sporco, non voglio diventare un’eroina a spese di mia figlia », spiegò alla stampa, scatenando l’ira tra una popolazione dove il reddito medio non supera i 2 euro quotidiani. «I figli dei palestinesi nascono qui. E qui vengono curate o muoiono le vittime degli scontri con gli israeliani. Perché non ci può nascere anche la figlia del nostro leader storico?», denunciavano in tanti.
Di scandalo in scandalo, la figura di Arafat e la sua statura morale vennero poi via via danneggiate dalle indiscrezioni riportate occasionalmente dai media locali sul tenore di vita mantenuto da Suha a Parigi. Non è un caso che proprio nella seconda metà degli anni Novanta monti tra i palestinesi di Gaza e Cisgiordania la protesta contro la corruzione dell’Olp, accompagnata dalla crescita del sostegno per Hamas. La tv americana Cbs rivelò nel 2003 che lei aveva affittato un intero piano dell’Hotel Bristol, per la modica somma di circa 6.500 euro quotidiani. Poi si parlò di un appartamento di lusso nel Sedicesimo Arrondissement, a un passo dall’Arco di Trionfo, assieme a una villa da sogno a Neuilly-sur-Seine. Ma il fondo fu toccato negli ultimi giorni di agonia di Arafat nell’ospedale di Parigi. Secondo i leader dell’Olp oggi con Abu Mazen a Ramallah: «Lui moriva e lei trattava la sua pensione e il prezzo del suo silenzio. Circa 17 milioni di euro all’anno, questa fu la promessa che strappò ad Arafat sul letto di morte. Una pensione valutata sul parametro delle sue spese di 11 milioni di dollari per i 6 mesi precedenti a Parigi e il mantenimento della figlia. Arafat sperava che almeno così Zahwa fosse «portata via dalle mani di quella strega». Ma neppure questo gli riuscì.
LA COPPIA Arafat con la moglie Suha sposata nel 1990. Accanto i due di nuovo insieme dopo anni di lontananza: Suha nell’ottobre 2004 tornò a Ramallah a trovare il marito malato e in partenza per una clinica di Parigi LA FUGGITIVA
Suha Arafat, 46 anni. Accusata dai palestinesi di aver sposato Yasser per interesse, si trasferì a Parigi dove finì sotto inchiesta per riciclaggio. Si rifugiò a Tunisi. Cacciata da qui, ora è a Malta Il presidente tunisino Ben-Ali avrebbe revocato la cittadinanza a Suha e figlia