Valerio Cappelli, Corriere della Sera 14/8/2007, 14 agosto 2007
ROMA – Dietro la scrivania di Rita Rusic c’è tutto il suo passato ingombrante, i premi che Vittorio Cecchi Gori prese al cinema, le foto dell’ex marito col padre Mario e con Giovanni Paolo II, l’articolo con i 95 mila voti da lui avuti al Senato contro i 60 mila del suo competitor Lamberto Dini e il pezzo in cui Montanelli scrisse: «Lo conosco, non sarà un altro Berlusconi»
ROMA – Dietro la scrivania di Rita Rusic c’è tutto il suo passato ingombrante, i premi che Vittorio Cecchi Gori prese al cinema, le foto dell’ex marito col padre Mario e con Giovanni Paolo II, l’articolo con i 95 mila voti da lui avuti al Senato contro i 60 mila del suo competitor Lamberto Dini e il pezzo in cui Montanelli scrisse: «Lo conosco, non sarà un altro Berlusconi». Ci sono le foto dei due figli: Vittoria e Mario. Però qualcosa manca: l’immagine della ex moglie, la bella croata Rita Rusic, 46 anni, tacchi a spillo e fisico palestrato, l’ex first Lady dei produttori cinematografici inghiottita dalla separazione dal marito e ora risorta, produttrice esecutiva della società con cui Vittorio ritenta la scalata nel cinema: la New Fair. Primo grande progetto, il film Scusa ma ti chiamo amore in cui Federico Moccia debutta come regista. «Perché non c’è una mia foto? Le donne sono come il potere, vanno e vengono». cambiata, le botte in testa ti rendono vero, non è più la femme irraggiungibile: «Ma lavoravo fino a mezzanotte, 70 film all’anno distribuiti e una decina prodotti. Il ’97-’98 fu una stagione folle, tra Il ciclone, Fuochi d’artificio e La vita è bella, 230 miliardi di lire nelle sale. Quando ti ricapita? ». Dice che per due anni, lei, l’ex bambina di 5 anni che con i suoi transitò da un campo profughi all’altro, lei, che dopo il tracollo si riappropriò della sua vita cantando il rock al Piper con la bandana in testa, non fu più ricevuta in Rai e Mediaset, fuori dal consiglio direttivo dei David, in castigo. «Ora mi rimetto in pista da dove ho lasciato, anche se non è tutto come prima. In un paese cattolico come l’Italia, il successo non si perdona, a una donna ancora meno. Il mio potere al cinema era legato a un gruppo dove io non c’ero più, era come se non fossi mai esistita. Vittorio non voleva che restassi in azienda». Quando una storia finisce, si paga tutti. «Io non conosco l’amore degli uomini». Lei l’amore lo scrive ogni settimana su «Chi» con raccontini erotico-sentimentali. Proiezioni della sua fantasia o realtà? Sorride divertita con un velo di pudore: «Sono tra fiction e realtà, il primo era piaciuto, mi hanno fatto il contratto per un anno. Mondadori li raccoglierà in un libro». Di Vittorio ha mai scritto? «Una volta, ma non dico cosa». Saranno più distesi i rapporti tra voi se lei è... «Una sua dipendente, può scriverlo, è così. Lavoro per la sua società: a progetto. Sono più distesi, finalmente, non dovevamo aspettare tutto questo tempo. Sono i figli che fanno cancellare i brutti ricordi. Con Vittorio non abbiamo mai smesso di parlarci, abbiamo due figli in comune. I rapporti sono migliorati dopo che è uscita di scena la compagna». Ma Valeria Marini si è sacrificata restando vicina a Vittorio anche nelle difficoltà. «Sì, con cinque auto a disposizione». Nel lavoro Vittorio era un accentratore. «Qui mi dà piena fiducia e libertà. Ho due progetti che mi interessano più degli altri. Uno è Moccia. Ci conosciamo dal film Attila: lui era assistente del padre, Pipolo, e io attrice. Eravamo amici, un ragazzo curioso». Stiamo parlando della stessa persona? «Ma è originale a modo suo. Dopo tanto tempo io (assieme a Medusa) sono produttrice della sua prima regia. L’altro progetto è dello spagnolo Fernando Trueba, premio Oscar con La Belle Epoque. Farà Il ballo della vittoria dal romanzo di Skarmeta e dunque c’è di mezzo il passato visto che Il postino con Troisi era nostro. Si svolge in Cile, inizia con un indulto. Dalla prigione escono un grande rapinatore (Ricardo Darin) che è una sorta di intellettuale, e un ragazzo (Diego Luna) che aveva rubato un cavallo ma sconta una punizione esemplare, bello come un Cherubino, violentato dal direttore del carcere, vuol vendicarsi. Poi c’è un killer. Tre vite che si incrociano, ci sarà una storia d’amore, una vicenda molto sudamericana». Rita, ha fatto tante altre cose mentre era in castigo. «Non ho perso tempo. Una partecipazione come attrice nel film Polvere. Ho ideato e scritto una serie tv per Canale 5 ispirata a Casalinghe disperate e Sex and the City ». La sera al cinema: meglio Muccino o Moretti? «Alle 22 Muccino e alle 20 Moretti, sono una morettiana della prima ora, mi piacciono meno quelli politici, al Caimano preferisco La Stanza del figlio ». Monicelli dice che la vecchia guardia era superiore agli attori di oggi. «Grande Monicelli. Il fatto è che l’Italia è diversa, cosa racconti, il politico e le squillo, vallettopoli?» Vero che non è più single? «Il mio compagno è Canio Mazzaro, imprenditore farmaceutico». Cosa pensa il cinema del suo ritorno? «Non gliene importa niente». Nemmeno a Pieraccioni? lei l’artefice del successo di Leonardo. «Ognuno per la sua strada, senza rancore. Ma lo adoro ancora». Fa sempre lo stesso film. «Si vede che non ha più lo stesso produttore». Rita, come si sente dietro la scrivania di suo marito? «Sono ospite ma mi sento bene, sono circondata da cose che fanno parte della mia vita». COPPIA Rita Rusic e Vittorio Cecchi Gori si sono sposati nel 1983. Dal matrimonio sono nati due figli, ma anche una lunga serie di litigi, sfociati nella burrascosa separazione del 1999