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 2007  agosto 14 Martedì calendario

PARIGI

In fondo l’aveva già detto: «Non mi vedo nel ruolo della First Lady. Mi annoierebbe, sono politicamente scorretta». Ancora più esplicita: «Io moglie del presidente di Francia? Sai che scocciatura. Preferirei fare jogging a New York per i prossimi dieci anni». E poi, parlando del Paese dove lei stessa è nata e cresciuta: «Sono fiera di non avere nelle vene nemmeno una goccia di sangue francese ». Che Cécilia Sarkozy, nata Cecilia María Sara Isabel Ciganer Albeniz da padre gitano romeno e madre della Spagna bene, sia nel frattempo diventata Première Dame cambia poco. O forse niente.
L’ultima sua azione politicamente scorretta è degna di un Guinness: un clamoroso bidone all’esclusivissimo e iper-mediatizzato picnic a casa Bush, che la «collega» Laura aveva organizzato apposta per lei, a causa di una tonsillite. Malattia che a quanto pare, come scrive Le Figaro, «deve essere stata davvero lampo». Tutti hanno visto la signora il giorno prima mentre faceva shopping («in ottima forma») a Wolfeboro, paesino chic del New Hampshire dove i Sarkozy sono in vacanza. Tutti l’hanno vista il giorno dopo, sanissima, che passeggiava sul lungo lago senza il minimo imbarazzo.
Ese Le Parisien, pietosamente, ha scomodato un medico per dire che in effetti una tonsillite può anche venire e passare in 24 ore, pochi hanno dubbi: Cécilia la «sconcertante », Cécilia l’«antipatica », ha fatto come sempre di testa sua. Poco, niente le importa di aver rischiato di creare un incidente diplomatico e di aver costretto il marito a scuse impacciate di fronte all’uomo più potente del mondo. Semplicemente, alla compagnia dell’intero clan Bush («sai che scocciatura»?), ha preferito quella delle amiche.
». In altri termini: l’opposto della vecchia e compassata «bourgeoisie» descritta (senza pietà per altro) dai film di Chabrol e che già aveva prodotto Prime Dame come Bernadette Chirac o Claude Pompidou. Piuttosto Nel buen retiro americano dei Sarkozy – lontano da quella Francia che ha storto il naso di fronte a Cécilia che non è andata a votare, che ha lasciato solo il marito nel giorno della vittoria, che se ne è andata dal G8 di giugno prima del previsto, che in mille occasioni ufficiali è sparita – la Première Dame è infatti circondata da una piccola corte reale. O meglio una corte da «droite bling-bling» come la chiamano i francesi. Un termine derivato dallo slang americano che indica una nuova destra che non nasconde la ricchezza fatta di yacht e abiti griffati, né tanto meno le relazioni che contano, e che spesso non sa (o non vuole sapere) «come ci si comporta ASSENTE
Nicolas Sarkozy, ospite dai Bush nel Maine sabato scorso: Cécilia non si è presentata lamentando un mal di gola
il contraltare della «gauche caviar » (sinistra al caviale) di antica memoria.
Tra loro, tra le amiche che Cécilia ha preferito ai Bush e avrebbe imposto al marito, spicca Mathilde Agostinelli:
una ex compagna della signora Sarkozy al liceo religioso di rue de Lubeck, attuale pr di Prada in Francia. Sposata a un finanziere di origine italiana, Mathilde da tre anni è diventata inseparabile da Cécilia. Insieme a pregare alla Madonna della Medaglia Miracolosa di Parigi prima delle elezioni (non è dato sapere se per la vittoria o la sconfitta di Nicolas). Insieme la notte del trionfo quando Cécilia era finalmente comparsa all’hotel Fouquet’s (e Mathilde ballava il sirtaki). Insieme sul panfilo dell’«amico » Bolloré a Malta dopo la vittoria, ai pranzi di gala dell’Eliseo, sulle spiagge di Saint-Tropez. E ora in America. Anzi, sarebbe lei (con il marito) «la misteriosa mecenate » che ha pagato il carissimo affitto della villa di Wolfeboro per i Sarkozy, che vestono ovviamente Prada (i figli Miu Miu, altro marchio del gruppo). Un doppio sgarro per i francesi: le prime vacanze di Sarko presidente passate in Usa, il soggiorno «offerto da privati che ora vantano crediti», come tuonano i socialisti.
Sulle spiagge di Wolfeboro, in realtà, c’è un’altra «amica », più gradita ai francesi o almeno a quel 53 per cento che ha votato per Sarkozy e la sua linea dura. Rachida Dati, la bella e determinata ministra della Giustizia, originaria di una povera famiglia di maghrebini. «Ma Rachida, ormai mia sorella, è di una razza di signori», ha detto Cécilia sollevando comprensibili critiche per il termine usato. La Dati, dicono le cronache, è sì una protetta del presidente ma avrebbe anche capito che il ruolo di Cécilia non è negoziabile. E a differenza dei molti pezzi grossi dell’entourage di Sarkozy silurati dopo le elezioni (per volontà, pare, della moglie), la Dati non se l’è inimicata. Quando Cécilia nel 2005 era fuggita a New York con un fidanzato, Rachida la chiamava ogni giorno, a differenza dei Pierre Charon, Frédéric Lefebvre, Laurent Solly che la davano per morta e poi hanno pagato. Perché può essere antipatica, imprevedibile, bling bling quanto si vuole. Ma Cécilia è comunque potente, almeno per ora.