Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 14 Martedì calendario

Soldi in cambio del suo bambino appena nato. A lei che è una ragazza madre può convenire, ragionavano i trafficantes de niños

Soldi in cambio del suo bambino appena nato. A lei che è una ragazza madre può convenire, ragionavano i trafficantes de niños. Invece si sono sentiti rispondere un secco «no grazie». Dopo qualche giorno un’auto con i vetri oscurati si è avvicinata alla donna e un losco individuo le ha scippato il fagottino. In cambio poche, crudeli, parole: «Non l’hai voluto vendere, ce lo prendiamo da soli senza darti neanche un soldo». Scene di ordinaria tragedia in Guatemala. Documentate da Casa Alianza, Ong statunitense che da anni combatte la violenza contro l’infanzia in quello che risulta il primo Paese al mondo per adozioni pro capite (4.496 registrate nel 2006 su 15 milioni di abitanti) e secondo in assoluto dopo la Cina per quelle destinate agli americani. Così quando la polizia guatemalteca sabato scorso ha fatto irruzione in un nido clandestino ad Antigua ha pensato subito a bambini trafficati, rubati. Gli agenti si sono trovati davanti a 46 piccoli: molti di loro neonati, i più grandi di appena due anni. Dubbia la loro provenienza: i «documenti sono lacunosi – ha riferito il procuratore generale Mario Gordillo – bisognerà indagare se sono stati rubati ai loro genitori biologici o se le madri sono state obbligate a darli in adozione». L’asilo si chiama «Casa Quivira», un ente che si occupa di adozioni con sede a Deland, in Florida, non autorizzato a operare in Guatemala. Fa capo a un americano, Clifford Phillips, e alla moglie guatemalteca, Sandra Gonzalez, ha comunicato il portavoce della polizia di Antigua. Subito sono scattati due arresti: in manette sono finite due avvocatesse che trattavano le adozioni, Vilma Desiré Zamora, 34 anni, e Sandra Patricia Leonardo Lopez, 42. «In Guatemala sono gli stessi avvocati a reclutare i bambini: le adozioni internazionali si fanno per via notarile. C’è una mafia di notai e avvocati a capo di una rete molto articolata che si arricchisce così» racconta la regista Tiziana Gagnor, 47 anni, reduce dal Guatemala dove ha diretto Bebé discount, todo legal, documentario che avrà la voce di Luis Sepúlveda. Una rete articolata a più livelli, che vede protagoniste le donne: «Al gradino più basso ci sono le jaladoras, i persuasori, che fanno pressioni sulle madri in difficoltà per convincerle a vendere i loro bambini. Alcuni si limitano a fare da "sentinelle", come medici e infermieri negli ospedali, che, sempre dietro compensi, segnalano quando ci sono bambini adottabili. Poi ci sono le intermediarias, figure che fanno da ponte tra le jaladoras e gli avvocati. Infine le cuidadoras, le badanti, un tempo responsabili delle casas de engorde, case di ingrassaggio LA REGISTA Tiziana Gagnor, regista di Bebé discount, todo legal sul business delle adozioni in Guatemala: «I trafficanti di bambini formano una rete che coinvolge anche le famiglie» che rimettevano in sesto i bambini prima di darli in adozione ». Una realtà in via d’estinzione. «La nuova tendenza è quella di parcheggiare i piccoli in famiglie normali, dietro compenso» racconta Gagnor. Così si passa inosservati, non si insospettiscono i vicini. Come è accaduto all’asilo di Antigua: gli agenti sono intervenuti su segnalazione dei dirimpettai che ogni giorno vedevano stranieri portare via bambini. Le jaladoras cercano di convincere le madri a vendere il proprio bimbo Il 95% di chi adotta in Guatemala è americano. « da anni che le organizzazioni per i diritti umani denunciano questa situazione ed è sconcertante che queste coppie americane non si facciano scrupoli: vanno su Internet, scelgono i bambini guardando le foto e poi prenotano quelli che più gli aggradano come se stessero scegliendo un resort per le vacanze». Nel documentario si vede uno dei grandi alberghi in cui soggiornano le famiglie adottive: l’obiettivo si ferma nelle hall affollate da americane extralarge con in braccio neonati o poco più. Del resto lì si risparmia tempo e danaro: in un anno con poco più di 12 mila euro si può portare a casa un bambino (contro i 30 mila necessari in media per un’adozione internazionale). E, come sempre, è la crescente domanda ad alimentare il business, stimato intorno ai 150 milioni di euro l’anno. L’Onu ha lanciato l’allarme più volte. Casa Alianza con altre Ong ha portato casi emblematici di fronte alla Corte interamericana dei diritti umani. La primera dama, Wendy de Berger, moglie del presidente Berger, ha ammesso che è dura scardinare questa organizzazione mafiosa. Tanto più che manca una vera e propria legge sull’adozione. E la Convenzione dell’Aja ratificata dal Guatemala all’inizio dell’anno non è ancora entrata in vigore, bloccata guarda caso da un gruppo di notai che l’ha dichiarata incostituzionale. Tra la gente serpeggia rabbia, rassegnazione e una sorta di psicosi: si vedono ladri di bambini ovunque. «Se un turista si avvicina a un bambino si rischia il linciaggio» conferma Gagnor. Ma il sistema fa guadagnare molte persone, che si assolvono così: «Aiutiamo questi bambini a trovare qualcosa di meglio, non facciamo niente di male». PRESSIONI