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 2007  agosto 14 Martedì calendario

CON UN COMMENTO DI PAOLO MAURI


Dalla fabbrica del romanzo quarantuno storie al giorno

14.617

20 milioni

4.147

75 milioni

Pochi lettori tanti titoli: in un anno 15 mila opere fiction



In Italia circa 20 milioni i libri di narrativa acquistati nel corso di un anno
La classifica dei nuovi generi, crescono "murder" e "banality"
I vecchi generi letterari non esistono più, scalzati dai nuovi campi dell´immaginario ideati dal marketing

SIMONETTA FIORI
ROMA - Benvenuti nel romanzificio italiano, operosa officina che sforna oltre quaranta titoli al giorno, incluse domeniche e feste comandate. La porta d´ingresso non è tra le più accattivanti: Mercato e romanzo, generi, accessi, quantità, recita asettico il titolo del rapporto da poco pubblicato dall´Osservatorio permanente europeo della lettura. Bisogna vincere la noia delle tabelle per arrivare al dato essenziale, la chiave preziosa per interpretare la vertigine del lettore dinanzi allo tsunami quotidiano di titoli che inonda le librerie italiane. Soltanto nell´anno 2005 sono stati pubblicati 14.617 opere di fiction (dati Istat), il che significa che sono usciti oltre 40 "testi narrativi", e solo una piccola quota (1325) è rappresentata da "opere letterarie classiche", mentre il resto è dato da "testi letterari moderni": per chi ama i numeri 13.299 titoli, oltre un centinaio di novità al mese (su una produzione complessiva di 53.231 titoli). Una macchina narrativa sterminata, che potrebbe apparire paradossale dinanzi ai bassi indici di lettura esibiti dal nostro paese. Un Paese in cui, comunque, si stima vengano venduti circa 20 milioni di romanzi all´anno: 56.915 al giorno.
Sono questi i ritmi dettati dall´industria editoriale, in ossequio alla regola del consumo rapido. Naturalmente nell´alacre librificio la letteratura c´entra poco o niente. Come ci spiega bene Michele Rak, professore di Teoria e Critica della letteratura all´Università di Siena e curatore del rapporto Mercato e romanzo (Liguori Editore), non esistono più i tradizionali generi letterari, scalzati da nuovi campi dell´immaginario ideati dal marketing. Gli editori li hanno confezionati interpretando bisogni e desideri del "cliente", sincronizzati sulle suggestioni che provengono dalla cronaca: delitti, guerre, religioni, etnie, malattie, gossip e molto altro ancora. Niente di più o di diverso dalla produzione di altre merci. Anche la società letteraria ne viene fatalmente contaminata, includendo al suo interno "critici togati" e "interpreti abusivi", spesso dilettanti commentatori di romanzi però funzionali al consumo rapido.
L´attuale romanzificio italiano, così come viene disegnato in modo talvolta stravagante dal rapporto, include un ampio ventaglio di prodotti nazionalpopolari, tutti di sicuro appeal per il lettore. Tra i più frequentati è il genere murder, nelle sue varie articolazioni di giallo, noir, thriller, horror. Storie di morte violenta, con annesso arrovellarsi su moventi e colpevoli, per compensare e forse esorcizzare - suggerisce Rak - la paura alimentata dalla cronaca quotidiana. Il marchio historical soddisfa la richiesta più esigente di chi è attento alla problematica della società complessa e ai temi dell´identità. In questa sezione ci si imbatte nelle spy story finanziarie e giudiziarie, nelle saghe, nei romanzi storici, negli epistolari e nei diari, ed anche nei cosiddetti mix novel, nati dall´incrocio tra eros, violenza e cronaca. Proseguendo nella visita ai macchinari narrativi, s´incontra lo stand più pittoresco (e non indimenticabile) dello show writing, ossia la collezione di romanzi tratti da film e spettacoli oppure firmati da personaggi dello show business. Di segno quasi opposto, il genere ribattezzato ethnic, ossia i romanzi dedicati a culture, etnie, religioni di mondi un tempo lontani e oggi vicinissimi grazie alle migrazioni, oppure incentrati su abitudini e liturgie quotidiane di realtà periferiche del Mezzogiorno (può far sorridere che tra le opere esemplificate tra parentesi compaiano libri "siciliani" "napoletani" e "maghrebini"). Il variegato catalogo include anche il soap writing - il romanzo d´accoppiamento, lo definisce Rak, insomma il racconto erotico - e il cosiddetto banality, ossia storie di vita vissuta in formato nazionalpopolare. Se teniamo fuori il nothing, un´etichetta usata per indicare i libri finanziati dagli assessori o da case editrici a pagamento, arriviamo al cuore dell´officina, il Pen Club o il romanzo di penna, ossia l´unico che tenga conto della scrittura e dello stile, destinato a un lettore esigente. Contiguo e altrettanto nobile è il reparto Classic, nel quale sono classificati i romanzi delle tradizioni letterarie nazionali.
Sfrondando dalle statistiche fornite dall´Istat le collezioni periodiche (tipo Harmony o Urania), i libri allegati ai quotidiani, i racconti e le raccolte di racconti, i diari e i reportage, il rapporto pubblicato ora da Liguori arriva a quantificare a 4.147 le uscite narrative del 2005, con una significativa prevalenza di pen club (19, 4%) e murder (17,1 %) seguiti dai generi historical (12,9 %) ethnic (10,1 %) e banality (8,7%). Le cifre indicano la rilevanza della "letteratura delittuosa", con il consueto trittico omicidio-indagine-rivelazione, mentre il tradizionale horror registra nel favore dei lettori un evidente calo. Altra tendenza in forte crescita è quella del "romanzo etnico", caratterizzato da scenari esotici o comunque extra occidentali, un genere sicuramente aiutato dal successo di autori laureati dal Nobel come l´africano Coetzee o l´antillano Derek Walcott. Altro filone evidenziato dal rapporto dell´Osservatorio riguarda i bestseller e le sue innumerevoli imitazioni. Il 2005 fu l´anno di Dan Brown, o meglio della sua definitiva celebrazione, con una vasta schiera di follower pianificati (parodie, approfondimenti, dietro le quinte, contestazioni, eccetera), alcuni dei quali toccarono la vetta di 80 mila copie. Un mercato, quello tricolore, sempre più nazionale: diminuisce la quota dei libri tradotti e cresce l´attenzione per la narrativa italiana. Senza mai perdere di vista il target, naturalmente.

***

PAOLO MAURI
Se qualcuno fosse tentato di dire "che tempi!" leggendo le cifre del mercato del libro, tenga presente che, arretrando di quasi un secolo le cose, nella loro essenza, non cambiano di molto. Giuseppe Antonio Borgese, critico illustre e poi romanziere in proprio, nel 1911, commentando un dibattito sulla crisi del libro fatto da "alcuni egregi romanzieri e novellieri d´Italia" annotava: «L´argomento non è nuovo; di troppa affluenza d´autori e di troppo scarsa avidità da parte dei lettori si lamentano gli editori... L´industria del libro è in crisi un po´ dappertutto... il libro non soddisfa nessun elementare bisogno fisiologico e nemmeno si può annoverare fra quei generi di lusso che la moda comanda...La produzione del libro procede per via di faticosi esperimenti; ogni editore brancola finché abbia acchiappato un autore che per il suo genio o per la sua volgarità possa raggiungere le dieci o le centomila copie di tiratura...»
Le cifre ci dicono che gli editori hanno bisogno di pubblicare molto per una sorta di fisiologia industriale che non c´entra nulla o molto poco con il valore letterario. Giudicare i romanzi dal venduto è (criticamente parlando) una perdita di tempo: si fa solo sociologia e, come avverte Borgese, sempre la stessa.