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 2007  agosto 13 Lunedì calendario

ALESSANDRO BARBERA

ROMA
Spesso si sente dire che i figli pagano le pensioni ai padri. I quali godono di pensioni più ricche di quelle che lo Stato potrà garantire in futuro agli eredi. Un argomento caro a chi vorrebbe che in Italia si andasse in pensione più tardi. Pochi sanno invece che per coprire i buchi della previdenza italiana ci vuole molto di più. E che a pareggiare il conto finiscono anche i contributi per gli assegni familiari. Lo specchietto del bilancio consuntivo 2006 dell’Inps è chiarissimo: da un lato ci sono più di dodici miliardi di euro di attivo. Sono la somma di indennità di malattia, assegni familiari, casse integrazioni. Più l’enorme mole di contributi - circa 5,5 miliardi di euro - che vengono versati dai lavoratori precari. Dall’altra ci sono quasi dodici miliardi di passivo. E’ il costo annuo di tutte le pensioni. La dura verità dei numeri dice quel che molti faticano ad ammettere.
Il saldo del Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti è in passivo di 2,63 miliardi. I risultati peggiori sono quelli del fondo degli agricoltori (più di 4,5 miliardi) e degli artigiani (3,5 miliardi). Il resto delle perdite si deve ai «fondi speciali», ovvero ai trattamenti di coloro che sono riusciti ad andare in pensione prima delle due grandi riforme del ”92 (Amato) e del ”95 (Dini): l’ex fondo Inpdai perde 2,27 miliardi, l’ex fondo elettrici 1,8 miliardi, quello dei trasporti ha un passivo di oltre un miliardo. Si potrebbe aggiungere a questi il costo delle pensioni Fs, fuori del bilancio Inps. Questo fondo è alimentato dai contributi dei 90 mila dipendenti in servizio. Ma in tutto le pensioni da erogare sono 240 mila. Vengono versati un miliardo di contributi, il saldo è negativo per 3,3 miliardi. Il buco lo ripiana il Tesoro attingendo alla fiscalità generale. Ovvero al denaro di tutti.
Per fortuna di tutti questi pensionati - e del bilancio Inps - ci sono 2,6 miliardi di attivo del fondo dei lavoratori dipendenti più giovani e i contributi che l’anno scorso hanno versato tutti i lavoratori parasubordinati e collaboratori a progetto. Una cifra enorme, e che quest’anno salirà ancora. Solo nel 2007 si saprà infatti quanto sarà valso alle casse dello Stato l’aumento dell’aliquota contributiva dal 19 al 23%. Aliquota che - secondo l’ultimo accordo fra governo e sindacati - entro tre anni salirà fino al 26%. E’ l’unica strada per salvare i conti dell’Inps: l’attivo dell’anno scorso è stato di appena 658 milioni contro gli oltre due miliardi del 2005.
Il resto delle risorse necessarie a pagare le pensioni in essere arriva dalle cosiddette «prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti». Di cosa si tratta? Semplice. Molti lavoratori pagano contributi per assegni ai nuclei familiari, indennità di malattia, maternità e cassa integrazione. Ma quel che lo Stato paga per queste prestazioni è molto meno di quel che incassa. Il saldo è attivo per 6,8 miliardi. Denaro che, a rigor di logica, dovrebbe essere destinato allo stato sociale. Ad aumentare il numero di asili nido, gli assegni alle famiglie, oppure ad abbattere le tasse per chi ha molti figli. Oppure a permettere un «reddito di inserimento» per i giovani, o ancora per far salire l’indennità di disoccupazione. E invece tutte queste risorse finiscono nel pentolone delle prestazioni previdenziali.


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