Luca Dondoni, La Stampa 13/8/2007, 13 agosto 2007
Non pensate che metta solo dei dischi. Per una serata alla consolle Danny Tenaglia vuole sull’unghia 47mila (quarantasettemila!) euro che tra accompagnatori, viaggi aerei, richieste per il camerino e attrezzature per la consolle costa a chi lo ingaggia altri venticinquemila Euro centesimo più, centesimo meno
Non pensate che metta solo dei dischi. Per una serata alla consolle Danny Tenaglia vuole sull’unghia 47mila (quarantasettemila!) euro che tra accompagnatori, viaggi aerei, richieste per il camerino e attrezzature per la consolle costa a chi lo ingaggia altri venticinquemila Euro centesimo più, centesimo meno. Insomma, facendo un calcolo veloce il locale per assicurarsi una star del genere si trova a sostenere una spesa vicinissima ai 150milioni delle vecchie Lire. Mostro sacro della musica house Danny è nato a Brooklyn, New York e fin da giovanissimo inizia ad avvicinarsi alla musica imparando a suonare il sassofono e la chitarra. Ma è quando scopre il «lavoro» del dj che Tenaglia impazzisce e decide che mettere i dischi è il suo futuro. Pur avendo provato a fare di tutto per riuscire a sfondare fin dall’adolescenza, deve arrivare il 1985 perché «the kid with the baseball cap» (il cappellino da baseball è una sua peculiarità, sono in pochi quelli che possono dire di averlo visto senza un cappello da baseball in testa) sempre calato sulla fronte decida di trasferirsi a Miami. In Florida, dopo pochi anni Danny diventa una stella fra le stelle della musica house. Produzioni discografiche come «Waiting for a call» o il remix di un pezzo dei Seventh Avenue «The love I lost» lo lanciano in tutto il mondo. Nel 1995 esce il primo album, «Hard & Soul». Remixando Madonna La fama planetaria arriva quando le star del pop si innamorano di lui e si mettono in fila per farsi remixare le canzoni. La lista è lunga: Pet Shop Boys, Grace Jones, Jamiroquai, Madonna, Depeche Mode, Janet Jackson, Michael Jackson, New Order, Lisa Stansfield sono solo alcuni dei nomi altisonanti che fanno parte della sua biografia. Tenaglia oltre a queste collaborazioni illustri continua a fare dischi e le sue compilation fanno il giro del mondo. Raggiunta questa popolarità il nostro dj si lascia andare a molti capricci da star. Per il suo arrivo in Italia, sabato prossimo sarà al Cocoricò di Riccione, ha preteso molto più che un cachet stratosferico. Quello che segue è un estratto del precontratto con le stravaganti richieste che Tenaglia ha fatto all’organizzazione del locale romagnolo, c’è da restare senza fiato. Davanti alla consolle Danny Tenaglia fa posizionare un vetro sul quale vengono proiettate delle immagini e impediscono al pubblico di scattargli delle foto. Il vetro arriva apposta dagli Stati Uniti e costa la bellezza di 5 mila Euro. Il tutto semplicemente per evitare di essere immortalato durante l’esibizione. Bandierine obbligatorie In qualsiasi locale nel quale si presenta Danny pretende che si distribuiscano almeno 5000 bandierine americane con il suo nome stampato sopra e altrettante t-shirt con il suo logo da regalare al pubblico. Sopra la consolle si fa installare una serie di fari da camion che il dj accende e spegne in continuazione puntati sul pubblico, questo è il vero marchio di fabbrica della soirée, si consideri che soltanto il montaggio e il reperimento di questo set di luci costa agli organizzatori qualche migliaio di euro. Si passa poi alle bizzarre esigenze per il camerino: innanzitutto 10 pacchetti di chewing-gum marca Vivident (in America non ci sono e sono le sue preferite). Vodka e chewing-gum Poi si passa alle bevande: dieci bottiglie di vodka marca Absolut e altrettante di marca Stoli; creme idratanti, soft drink di qualsiasi tipo; decine di asciugamani e per rilassarsi la disponibilità completa di un massaggiatore ayurvedico. Tra le manie c’è anche quella evidentemente dettata dall’ipocondria: Tenaglia, infatti, non inizia neppure il suo dj-set se fuori dal locale non ci sono un ambulanza e un’eliambulanza pronte per ogni evenienza che riguardi lui o il pubblico presente nel locale. Per quanto riguarda la consolle del Cocoricò, gli allestitori dovranno ricostruirla apposta seguendo meticolosamente i disegni che il superdj americano ha inviato qualche settimana fa. Per essere proprio agio Danny ha bisogno di tre metri di spazio ai suoi lati e dietro di lui, perché a un certo punto della serata si mette a ballare. Alle sue spalle, poi, ci deve essere lo spazio per un divanetto dove si possano far accomodare comodamente almeno quattro persone (suoi ospiti) o chi, da lui identificato fra il pubblico, voglia accogliere. Oggi Tokyo, domani Honolulu Ormai celebre per queste bizzarrie, cerca di difendersi: «Non sono una persona stravagante - ha detto Tenaglia in parecchie interviste - il fatto è che ormai mi permetto una media di tre, al massimo quattro serate al mese. Le richieste mi arrivano dai locali di mezzo mondo. Io giro il mondo senza sosta. Per me la normalità significa suonare oggi a Riccione e la settimana prossima a Singapore, poi a Honolulu e magari a Tokyo. Questo è quello che faccio abitualmente. E’ chiaro quindi come il mio desiderio più grande sia quello di essere al massimo ogni volta per dare il meglio alla gente che mi chiama e vuole uno spettacolo indimenticabile per il suo pubblico. Negli anni ho imparato a dare alla gente qualcosa di diverso da ciò che sono abituati a vedere. E per farlo ho alcune esigenze particolari. A me interessa poter arrivare al top, non sono capricci: per dare il massimo chiedo il massimo».