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 2007  agosto 13 Lunedì calendario

Più che Napoli sembra Beirut. Almeno nel Pd non si spara, ci si accoltella al caffè. Gambrinus. «Antò, io intanto mi candido

Più che Napoli sembra Beirut. Almeno nel Pd non si spara, ci si accoltella al caffè. Gambrinus. «Antò, io intanto mi candido. E poi vediamo». Chi ha assistito la racconta così, la telefonata tra Andrea Cozzolino, assessore super-bassoliniano, e Antonio Bassolino, che anche assediato dai guai giudiziari resta uno dei signori della guerra per scegliere il candidato alla guida del Pd in Campania. Ma più che una guerra questa è una faida; dove altro che partiti, esistono tribù, la frase «è un amico» vuol dire «gli spaccherei la faccia», e nulla è come sembra, le candidature, le autocandidature, le disponibilità a candidarsi, le candidature subito bruciate. « come il Libano», sussurra l’ospite dinanzi a un diplomatico, per introdurre ai misteri del Pd alla campana. Ma chi è l’uomo giusto per guidarlo, uno sciita, un druso, un cristiano maronita? Stagione nuova, come no. «Senza primarie le cose erano più facili», ammette Enzo Amendola, trentatreenne segretario dei Ds calato a Napoli da Fassino, non certo un bassoliniano, dunque scettico sul nome Cozzolino. «Ma le primarie non sono un concorso di bellezza in cui uno si sveglia e dice ”mi candido”. Noi Ds lavoriamo per una soluzione unitaria; la Margherita qui è al 14 per cento, è forte come noi in Emilia, e sarebbe logico che il segretario lo esprimessero loro. Ma siccome demitiani e rutelliani non sono affatto d’accordo, se serve siamo pronti a indicarlo noi, un nome». Insomma, tocca alla Margherita, ma... Amendola ha dialogato molto - parrà strano - con De Mita. L’anziano leader è deciso davvero a candidarsi, «e nessuno ha il coraggio di dirgli ”no, non puoi”», confida uno dei suoi. Beppe Fioroni ha chiamato per dirgli «sai Ciriaco, bisogna capire se la tua candidatura unisce o divide...». Sennonché, raccontano ora a Borgo Marinari, la telefonata è arrivata mentre Ciriaco faceva la pennichella, il giorno del suo onomastico, l’8 agosto, festeggiato a Nusco con un centinaio di «amici», bufala e spaghettino al pomodoro. Capirete il fastidio. E poi, ancora peggio, è uscita sul Corriere del mezzogiorno riassunta così: Fioroni stoppa De Mita. Ecco, se volete che uno come De Mita si incaponisca, ditegli che Fioroni o Letta lo stoppano. Dopo il ministro ha smentito, «De Mita è un ottimo nome»; ma è parsa frase un po’ di circostanza. Il «ragionamento» demitiano è chiaro: «Dove sta scritto che io sarei il vecchio? E il nuovo quale sarebbe? Gente che ha incarichi da trent’anni?». A complicare il quadro ci sono molti Ds che si muovono per fare liste per Letta; per esempio uomini come Umberto Ranieri; o Alfredo Budillon, ricercatore del Pascale, ex pupillo del deputato Pino Petrella. E si assiste a numerosi paradossi, tipo Anna Maria Carloni, moglie di Bassolino, che sostiene Rosy Bindi. Davanti all’hotel Vesuvio narrano questa storia. Tre mesi fa i giochi parevano scritti: la «Bimurti Santa Lucia-Nusco», alias Bassolino-De Mita, che controlla rispettivamente il 75 e l’80 per cento di Ds e Margherita, pilotava verso una divisione d’antan, in Regione Luigi Nicolais, a Palazzo San Giacomo Antonio Polito, che per De Mita è «l’unico vero uomo nuovo in giro». Nicolais non avrebbe potuto dire di no una seconda volta: la prima, quando volevano farlo capolista per il Senato, rifiutò. E fece bene; era un trappolone, il suo sostituto Roberto Barbieri venne trombato. Le primarie hanno complicato tutto; anche lo schema Nicolais-Polito. La discesa, tre mesi fa, dell’ex direttore del Riformista a Napoli è raccontata nel suo partito con toni leggendari: «S’è presentato in piazza de Martiri co’ ”o cappiello e ”o vestito ianc come un personaggio eduardiano». Polito era stato inviato da Rutelli a fare il coordinatore cittadino della Margherita; la mossa, nell’antica capitale del regno borbonico, ha leggermente irrigidito i cacicchi. Confida Salvatore Piccolo, segretario provinciale della Margherita, che «conta il processo, molto prima della rissa sui nomi». Certo c’è tutto un mondo che individua proprio in lui il nome che potrebbe essere lanciato contro la Bimurti. Piccolo non calza mocassini scamosciati Tod’s; in queste ore non sta a Capalbio, anzi fa la spola tra Napoli e Salerno; ma ha molti voti, perché dei 47 collegi che eleggeranno di fatto il Pd, 25 sono a Napoli e provincia - dove lui ha vasti serbatoi - e 9 a Salerno. Infine, già raccoglie una serie di simpatie trasversali, anti-bassoliniane e certo non demitiane: come il segretario provinciale Ds Massimo Paolucci, la consigliera Luisa Bossa (ex sindaca di Ercolano, un pacchetto di sedicimila voti con cui squassò i giochi di potere diessini vesuviani), Giuseppe Russo, il presidente della provincia di Benevento, forse il suo collega casertano De Franciscis e, soprattutto, il sindaco di Salerno, il diessino eretico Vincenzo De Luca. L’hanno chiamato il Sarkozy campano; e in effetti la sua vittoria - con una lista civica - aveva già avvisato i Ds e la Margherita. Nel 2005 ad Agropoli profetizzò: «Quello bassoliniano è ormai un sistema di potere che porterà la regione alla morte». Ora è anche più acre: «Sono passati due anni, in peggio; ormai con questi qui siamo al collasso democratico, al disastro amministrativo, a un intero territorio in cui domina la criminalità organizzata. Serve la svolta, non De Mita o Bassolino». Due settimane fa era ospite su La7, e i ds di Salerno hanno fatto una prova: controllare lo share campano. De Luca l’ha fatto impennare, per la gioia di Buttafuoco che lo ospitava. La Bimurti, ovvio, non regalerà il proprio scalpo. Così come è imprevedibile l’atteggiamento di Veltroni. Il sindaco di Roma ha nominato capo del suo comitato campano Teresa Armato, giornalista, famiglia cattolica ma legame storico con Bassolino. Walter ha anche detto: «Sarebbe bello per il Pd campano avere una donna, magari cattolica; o un accademico». Poi ai suoi ha confidato: Napoli è «un ginepraio, però soluzioni vetero non possono passare». La «stagione nuova» s’intreccia col passato. De Mita non ci pensa proprio a farsi da parte; e Bassolino, azzoppato, potrebbe provare la carta Nicolais, che però ha il difetto, appunto, di non essere uno della Margherita. Cambiare tutto, già; ma non cambiare troppo.