Fabio Pozzo, La Stampa13/8/2007, 13 agosto 2007
ABIO POZZO
GENOVA
«Sono convinto che Luca Delfino abbia ucciso anche un anno fa, a Genova, così come ha fatto a Sanremo. Ma allora non c’erano elementi probatori tali da giustificare la misura cautelare. Gli ispettori di Mastella? Io sono qui, con gli atti».
Il pm Enrico Zucca è appena rientrato dalle ferie. E’ a palazzo di Giustizia, domenica di lavoro. Il suo è un volto noto. E’ il magistrato che ha incastrato il serial killer Donato Bilancia; è il pm che ora sostiene l’accusa ai vertici della polizia nel processo per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8. Vent’anni di carriera in prima linea.
Sui giornali, c’è la sua foto, vicina a quella di Maria Antonietta Multari, la commessa di 33 anni di Ventimiglia sgozzata venerdì scorso nel centro di Sanremo da Luca Delfino, 30 anni, alessandrino residente nel Genovese, l’ex fidanzato che non aveva accettato la fine della relazione. Lo hanno preso con le mani insanguinate(oggi l’interrogatorio di garanzia, ma il suo difensore ha già fatto sapere che non risponderà). Sulle stesse pagine c’è anche il viso di Luciana Biggi, 36 anni, la genovese sgozzata il 28 aprile 2006 in un vicolo del capoluogo ligure. Era la donna di Delfino, che è e resta il principale indagato. Però era a spasso. E ha ammazzato ancora.
E’ il tarlo che strazia i genitori della nuova vittima, per i quali «l’assassino è il magistrato che lo ha tenuto fuori»; che alimenta la discussione politica; che contrappone gli stessi inquirenti. Il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, è andato giù duro: «Avevamo raccolto decine di elementi che fornivano gli estremi per metterlo in carcere. Ma non è stato fatto».
Zucca, però, non ci sta. «Sono sconcertato. Io il capo della Mobile in quest’indagine non l’ho mai visto. Ho lavorato con suoi collaboratori, invece, a stretto contatto. I quali avevano un’altra idea. Mi sarei aspettato che Sanfilippo dicesse: abbiamo fatto tutto il possibile e continuiamo a farlo. Non che mi attaccasse».
L’inchiesta sul delitto Biggi è ancora in corso. Il pm ha chiesto un supplemento d’indagine. Perché non c’è stata misura cautelare? «Non c’erano i presupposti di legge. C’erano esigenze cautelari a bizzeffe, mancavano i gravi indizi». Il capo della Mobile è di diverso parere. «Quarant’otto ore dopo i fatti mi consegnarono il presunto colpevole, un marocchino. Ho chiesto di ricostruire le ultime ore di vita della ragazza ed è spuntato Delfino. Che nell’interrogatorio, dopo aver letto i giornali, mi chiede: come può dire che in quel vicolo c’ero io?».
Zucca parla di pazienza, pressione. «Sono convinto che Delfino abbia ucciso Luciana Biggio e vorrei incastrarlo. La misura cautelare avrebbe accelerato i tempi del processo, col rischio che Delfino andasse assolto. Può accadere in un giudizio indiziario. E gli avremmo garantito l’impunità. Come magistrato ho il dovere di evitarlo». Ma l’omicida di Sanremo era stato riconosciuto socialmente pericoloso. «Sì, ma per giustificare una misura cautelare tale circostanza dev’essere rapportata ad un fatto. E noi non avevamo gli elementi». Così, ha ucciso ancora. «Bisogna avere la dignità di accettare la realtà, di ammettere che a volte non si può fare nulla. Non si può impedire. Si può soltanto dire che è stato fatto il possibile».
Le avvisaglie, per il caso di Sanremo, c’erano state. Denunce, l’Sms inviato da Delfino alla vittima, che gli ricordava l’anniversario del primo delitto. «Eravamo a conoscenza della relazione di Delfino con la commessa di Ventimiglia. Se ci fossero stati gli strumenti, ci sarebbe stato un intervento. Ci sono decine di denunce per molestie al giorno. Non si può arrestare tutti, preventivamente». L’Sms? «Non è una confessione».
Ora, però, non si può più tornare indietro. I politici, Mastella, i familiari della vittima interpretano il sentimento comune dell’indignazione. «I politici fanno il loro mestiere. Il ministro ha fatto ciò che avrebbe fatto un qualunque Guardasigilli: m’informo, ha detto. Ci renderà l’onore. Le vittime? Non fa piacere sentirsi dare dell’assassino, ma un magistrato deve avere il coraggio di sopportare anche questo». Zucca guarda la sua foto sul giornale, accanto a quella delle vittime. «Non è giusto», dice. «Alimenta le polemiche e mi espone al rischio». Ha già ricevuto le prime minacce.
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