Luisa Grion, la Repubblica 13/8/2007, 13 agosto 2007
ROMA - Non è detto che per beneficiare di un fisco agevolato si debba, per forza, trasferire la residenza a Londra o Montecarlo e iscrivere la propria azienda nei registri delle isole Cayman
ROMA - Non è detto che per beneficiare di un fisco agevolato si debba, per forza, trasferire la residenza a Londra o Montecarlo e iscrivere la propria azienda nei registri delle isole Cayman. Basta un po´ guardarsi intorno per scoprire che i «paradisi fiscali» non sono poi così lontani. Anzi sono addirittura fra noi: basta vivere a Campione d´Italia, per esempio, o lavorare al Vaticano o ancora scegliere come sede dei propri affari la Repubblica di San Marino. Basta attraversare la frontiere tutte le mattine per recarsi in ufficio. L´esenzione, certo, non sarà totale, ma i vantaggi sono notevoli. A chi lavora oltre confine, infatti, è lo stesso fisco italiano che concede una franchigia. Lo sconto, ad ogni Finanziaria, viene messo in discussione, ma fino ad ora è sempre sopravvissuto: sia la manovra 2006 che quella 2007 hanno fissato tale tetto per l´Irpef a 8 mila euro, più la deduzione dei contributi obbligatori di assistenza sanitaria. Il che, per i lavoratori frontalieri, va ad aggiungersi alla «no-tax area». Dunque tutti coloro che percepiscono un reddito fino a 15.000 euro, di fatto, non pagano l´Irpef e la somma complessiva esente dai tributi può anche essere più alta se ci sono detrazioni per carichi di famiglia. Ora va detto che i frontalieri non sono poi così pochi: viene considerato tale chi risiede in Italia e quindi non soggiorna all´estero ma lavora «in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto nelle zone di frontiera e in altri paesi limitrofi». Quanti sono? Il conteggio totale non è facile da fare, ma si sa che in Svizzera lavorano circa 28 mila italiani residenti nelle di province di Como, Varese, Verbano, Cusio e Ossola. Altri 2.500 si spostano dalle province di Sondrio, e in piccola parte da Bolzano, verso il cantone dei Grigioni, altri mille nel Vallese. E verso la Francia e il Principato di Monaco si dirigono, per motivi di lavoro, circa 3.500 italiani. Ci sono poi i 5 mila connazionali che dall´Emilia Romagna e dalle Marche si recano in ufficio nella Repubblica di San Marino. Qui il discorso si fa più completo perché i «regali» fiscali elargiti alla Rocca non si limitano ai frontalieri, ma riguardano chiunque faccia della «Lilliput economica» il suo centro d´affari. E sono tanti: nei 60 chilometri quadrati che formano il piccolo Stato attorno al monte Titano, ci sono oltre 5 imprese, la gran parte di provenienza italiana, sulle quali l´Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli. Ad attrarle è stata soprattutto la politica fiscale che, anche se non fa di San Marino un vero è proprio «paradiso», abbatte l´imposta sui redditi al 19%, garantendo un sistema di agevolazioni alle imprese decisamente favorevole. Molto fortunati sono anche i residenti della Città del Vaticano che le tasse non le pagano proprio, come per altro, i cittadini italiani che lavorano in varie amministrazioni e strutture del Vaticano pur se al di fuori dai suoi confini (come il Bambin Gesù). L´esclusione totale è prevista fin dai Patti Lateranensi. E poi ci sono gli sconti concessi a Campione d´Italia, enclave italiana in territorio svizzero con circa 3 mila abitanti dove, su diverse transazioni, non si versa l´Iva. Dove si gode di facilitazioni per il pagamento degli oneri sociali e dove non si rischiano nemmeno i punti della patente (che è elvetica). Eppure siamo in provincia di Como. Contabilizzando questi e altri vantaggi si arriva ad uno sconto fiscale rispetto all´Italia valutato fra il 20 e il 36%.