Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 13 Lunedì calendario

ROMA - A

far crescere i prezzi del mondo alimentare è anche la recente corsa ai biocarburanti intrapresa dagli agricoltori. In tutto il mondo sono sempre di più quelli che scelgono di destinare le proprie coltivazioni a granturco, dalle cui pannocchie si può ottenere l´etanolo.
Il motivo della conversione è legato alla crescente domanda, che ha portato il prezzo del granturco a raddoppiare. Il problema è che, essendo una coltivazione più conveniente, i coltivatori tendono a riempire i propri campi di pannocchie, ma anche di mais e girasoli (dai quali si ottiene l´altro biocarburante, il biodiesel), abbandonando, per esempio, il grano duro, quello che serve per fare la pasta. Ma è lo stesso mais a far alzare domanda e prezzi, dato che ricopre un ruolo di primaria importanza nella catena alimentare, soprattutto negli Stati Uniti, dove su 45 mila prodotti reperibili in un supermercato più di un quarto contiene mais.
Sono le stesse politiche dei due principali attori dell´economia mondiale a spingere verso la corsa ai biocarburanti. L´Unione Europea si è posta l´obiettivo di sostituire entro il 2020 il 10% di benzina e gasolio con i biocarburanti. Simile il proposito degli Usa, che vogliono incrementare di sei volte la produzione attuale di etanolo entro il 2017. Ma per raggiungere questi numeri occorrerà affinare ulteriormente i processi di trattamento, perché per ora certi livelli di produzione non sono raggiungibili. (vedi scheda precedente)