Ettore Livini, la Repubblica 13/8/2007, 13 agosto 2007
MILANO
Dopo sei anni di «crescita zero», con i prezzi alimentari rimasti inchiodati ben al di sotto dell´inflazione, la tavola degli italiani si prepara a un autunno caldo. Anzi caldissimo. Il destino dei nostri portafogli si sta decidendo in questi giorni. Nella calma surreale degli uffici d´agosto - con i consumatori distratti dalla corsa della benzina - le grande aziende e i big della distribuzione stanno mettendo a punto i listini dei prossimi mesi. E il rientro dalle ferie rischia di essere amarissimo per il carrello degli italiani: i produttori di latte hanno chiesto un aumento medio dall´8 al 12%. Per la pasta spenderemo (con gli incrementi spalmati a rate) il 20-25% in più. Rialzi in vista anche per il pane (quello di Altamura è già passato, tra le polemiche, da 1,5 a 2 euro al chilo), il caffè, il burro (+10%), la carne e i formaggi. Di chi è la colpa? Certo ci sono i cronici problemi della filiera alimentare italiana. Un percorso tortuoso dove i prezzi di grano, frutta e ortaggi si moltiplicano per 100 nel tragitto dalla pianta alla padella. Ma questa volta non c´è solo lo zampino della speculazione tricolore. Se cappuccino, pasta al ragù e panino al prosciutto ci costeranno più cari, i colpevoli sono la siccità australiana, l´appetito dei cinesi (e di tutti i paesi emergenti) e il boom del bioetanolo. In una parola, l´onda lunga della globalizzazione che ha spinto alle stelle i prezzi di molte delle materie prime della dieta mediterranea. Il frumento (+60% negli ultimi 12 mesi) ha corso più del petrolio. Il latte sul mercato libero di Lodi è balzato del 25% in un anno. Le quotazioni di mais (+25%) e soia (+38%) macinano rialzi a ritmi da bolla speculativa. Un po´ di questi aumenti è stato ammortizzato dai recuperi produttivi delle imprese. Di un altro pezzettino si sono fatti carico i supermercati. Ma ormai lo tsunami dei prezzi è pronto a tracimare nei portafoglio degli italiani.
L´Unione pastai ha già previsto un aumento minimo del 20% al consumo. La semola di grano duro - che conta per il 55% del costo finale di spaghetti & c - ha registrato un aumento del 58% in un anno, si lamentano, e i mulini sono a corto di frumento. Morale: il prezzo del pacco da mezzo chilo di pasta passerà nei prossimi mesi da una media di 60 a 75 centesimi. Stesso discorso per tutta la filiera del latte. Sugli scaffali dei supermercati dovremmo trovare un primo ritocco del 4-5% già al rientro delle vacanze che verrà seguito da un ulteriore aumento di proporzioni simili a ottobre-novembre. Trascinando nella spirale del rialzo tutti i derivati, dalle mozzarelle agli yoghurt. L´oro bianco - come già lo chiama qualcuno - sta diventando un problema globale. Burro e formaggio aumenteranno in Germania fino al 40% nei prossimi mesi. In Francia l´austero «Le Monde» ha aperto il giornale chiedendo l´abolizione delle quote latte per non svuotare i portafogli dei consumatori (e degli allevatori) transalpini. E anche in Italia diverse associazioni di settore e aziende hanno iniziato a far pressioni in questo senso sul ministero dell´agricoltura.
Il caro frumento non risparmia, come ovvio, nemmeno il pane. La scarpetta non è ancora un lusso da Billionaire. Il caro-michetta però è in agguato. I panificatori chiedono più soldi («non molto, solo un +5-6%»), la Coldiretti protesta («speculano, il grano incide solo per l´8% sul costo finale»). E in scia si preparano a ritoccare i listini anche i uova e carne, visto che buona parte dei mangimi per il bestiame è fatto con derivati del latte e del frumento.
Quanto peserà questo autunno caldo della tavola italiana sull´inflazione? Gli esperti sono tranquilli. Nell´era del superfluo, la voce alimentare pesa poco sul paniere. E in fondo - ricordano - c´è il precedente dello zucchero: era arrivato a costare 19,6 centesimi alla libbra a inizio 2006. Poi India e Brasile hanno aumentato la produzione e ora viene via a poco più di 11 cent. La parola d´ordine, insomma, è niente panico. La banca d´affari Lehman Brothers stima in un +0,3% nel secondo semestre 2007 l´aumento dei prezzi per il cibo a livello europeo. Vedremo. L´unica certezza è che a voler affogare in un boccale di birra il dispiacere per questa improvvisa fiammata del carrello della spesa, c´è il rischio di rimanerci ancora peggio. L´orzo (la base del malto) è salito del 40% in 12 mesi. E sugli scaffali dei supermarket per gli amanti della bionda - avvisano i produttori - sono in arrivo sorprese.
SCHEDE
ORZO NAZIONALE COMUNE (+44,8%). Alla borsa merci bolognese l’orzo a fine luglio è arrivato a 19,55 euro al quintale contro i 13,50 del 2006
FARINA DI GRANO TENERO (+35,3%). Alla borsa di Modena la farina di grano tenero dal 2006 è passata da 22,50 euro a quintale a 30,45.
MAIS IBRIDO NAZIONALE (+29,7%). Il mais, alla borsa di Cremona, nel 2007 è salito a 17,15 euro al quintale contro i 13,68 del 2006.
GRANO DURO MERCANTILE (+26,3%). A Foggia il prezzo del grano duro è salito a 18,95 euro al quintale. Nel 2006 ne costava 15.
GRANO TENERO NAZIONALE (+24,3%). In aumento rispetto allo scorso anno anche il prezzo del grano tenero: da 18,30 a 22.75 euro/q
UOVA CATEGORIA A (+9,5%). Nel 2006 alla borsa merci di Milano cento uova si pagavano 9,50 euro. Adesso costano 10,40.