Roberto Rizzo, Corriere della Sera 13/8/2007, 13 agosto 2007
MILANO
Rosario «Roy» Paci, quello del tormentone Toda joia toda beleza, la canzone che fa da colonna sonora all’estate 2007, indossa una maglietta con scritto «Super Siculo». Tra poco, prima di salire sul palco per il concerto (ne tiene più di 200 all’anno, in Italia ma soprattutto all’estero), lui e la sua band, gli Aretuska, faranno il cambio d’abito, vestendo l’abituale costume di scena: completi gessati da mafiosi anni Cinquanta.
A Roy Paci piace scherzare con la mafia. Ha pubblicato una serie di album intitolati
Parola d’onore, Baciamo le mani, Tuttapposto
(l’ultimo invece si chiama Suonoglobal,
12 canzoni cantate in altrettante lingue diverse). «Io prendo in giro la mafia», dice. «Anche l’estetica della band è una provocazione verso la mafia. I titoli degli album sono una riappropriazione di modi di dire siciliani che i mafiosi hanno fatto loro. Il "baciamo le mani" era una forma di rispetto e galanteria che mio nonno usava con le signore durante lo struscio». Paci è nato 38 anni fa ad Augusta, in provincia di Siracusa, lo stesso paese di un altro Rosario, Fiorello: «Mi ha visto crescere. Insieme trasmettevamo a Radio Marte Augusta, abbiamo lavorato negli stessi villaggi Valtur, io animatore, lui cameriere». Ha casa a Catania, ma passa gran parte dell’anno lontano dalla Sicilia: «Stando fuori, lavoro meglio per la mia terra. Sull’isola c’è una cappa pesante, ci si sente succubi di un sistema, in tanti amici vedo rassegnazione». Quando torna, concerti a parte, lo fa sempre per un motivo importante: «Non manco alle manifestazioni in memoria di Peppino Impastato, a quelle organizzate da Rita Borsellino, ho manifestato contro il ponte sullo Stretto». Ha anche prodotto un dvd sulle mobilitazioni contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto («E per fortuna che Camilleri è sceso in campo»). «Talvolta, sembra che tutto sia inutile. Quando vedi che la Regione spende soldi pubblici per fare i manifesti con scritto "La mafia fa schifo" e poi pensi a Totò Cuffaro, i suoi collegamenti con ambienti mafiosi. Fossi lui, mi vergognerei».
Roy Paci dorme cinque ore a notte, scrive colonne sonore ( La febbre, Il regista di matrimoni, ecc.) ed è un trombettista molto quotato: «A 5 anni ho iniziato a suonare il pianoforte, poi il maestro divenne cieco. Allora mio padre mi portò nella banda di Augusta. Provai un po’ di strumenti, poi la folgorazione per la tromba. A 12 anni ero la prima tromba della banda».
Al mare, Toda joia toda beleza la si sente ovunque, rimbalza da ogni radio, i turisti la cantano in spiaggia. «Me la canticchiano in faccia senza sapere che è mia».
A 19 anni, finito il servizio militare, Roy Paci parte per il Sud America. «Avevo messo via un paio di milioni di lire lavorando come muratore. Dovevo restarci una decina di giorni, sono tornato ad Augusta dopo tre anni». Si era innamorato di una ragazza di Montevideo, Uruguay: «Giravo da un Paese all’altro per farmi rinnovare il visto turistico.
In Sud America ho fatto un sacco di mestieri, anche lo speaker in una radio. In una strada di Montevideo ho assistito a un omicidio. Era la seconda volta, ad Augusta avevo già visto ammazzare un uomo».
A metà degli anni ’90 Paci conosce Manu Chao (la sua voce è in Toda joia toda beleza),
che sta diventando un icona globale del mondo no global. «Ci siamo conosciuti in Spagna, entrambi ospiti a casa della stessa ragazza. Con lui ho fatto un tour mondiale. Nel ’99, quando mi sono sposato, è venuto a suonare al mio matrimonio. Una festa durata tre giorni con tanta gente strana e gli anziani che credevano a un’invasione degli alieni». Dopo nove mesi il matrimonio era già finito. Oggi, con una nuova compagna, ha una bambina di quattro anni di nome Alma.
Roy Paci si professa di sinistra: «Ma non quella di governo. Sono per una sinistra più sincera. Il Partito Democratico? Non ho ancora capito cosa sia, però mi fido di Veltroni. Ci conosciamo, spero che non faccia il voltagabbana come Cofferati». Però suona anche alle feste organizzate dalle amministrazioni di centro-destra: «Mi invitano perché sono diventato un po’ famoso. Ci vado, la musica non deve essere politica». Di un altro siciliano famoso, Franco Battiato, dice: «Non ci conosciamo ma i testi che gli scrive Manlio Sgalambro danno una visione distorta della Sicilia».
Dopo aver fatto il venditore di marcette funebri a Markette su La7, a fine settembre Roy Paci e gli Aretuska torneranno in tv su Canale5 per la nuova stagione di Zelig: con la loro musica accompagneranno, rigorosamente in gessato da mafiosi anni ’50, Claudio Bisio, Vanessa Incontrada e tutta la compagnia di comici.