Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 13 Lunedì calendario

LONDRA

Alla fine, la Regina mandò gli avvocati. E li mandò nell’altro Palazzo più celebrato e importante del Regno, dopo quello del Parlamento. Non sono bastate le scuse ufficiali, le promesse di correggere il pasticcio. Quello che Sua Maestà aveva detto, ieri ha fatto, su carta intestata dello studio legale Farrer & Co.: Buckingham Palace avvia un’«azione legale», cioè fa causa, contro la Bbc. E molto probabilmente un certo programma salterà per sempre, non andrà mai in onda: non su richiesta ufficiale dello stessa Regina, ma insomma poco ci manca; il che non succede spesso, da queste parti...
Tutto per quella «sola », la bufalaccia ormai nota di qualche giorno fa: perché la Bbc ha truccato le immagini di Elisabetta dipingendola come una vecchia signora arrabbiata, e un po’ scomposta, quando arrabbiata non era, e tantomeno scomposta. Non stava andandosene sbuffando e a grandi falcate per un corridoio, con tanto di insegne dell’Ordine della Giarrettiera e con tanto di paggio che reggeva lo strascico blu, dopo che la fotografa americana Annie Leibovitz le aveva chiesto di posare a testa scoperta: «Maestà, senza la corona starebbe meglio...». Né, stanca e nervosa dopo tanto foto già fatte, aveva sibilato alla screanzata d’Oltreoceano: «Basta, non cambio proprio nulla». Al contrario: camminava così in fretta, Elisabetta II, perché stava arrivando all’appuntamento con l’americana, non andandosene. E avendo qualche secondo di ritardo, voleva evitare una scortesia, non procurarla.
Ma le immagini di prima sono diventate quelle di poi, nel montaggio sono state confuse, tagliate e mal ricucite, forse per incapacità o forse per «malizia da
audience ». Insomma: la Bbc ha mentito. Ha violato le sue stesse regole interne, per altro già calpestate in altre occasioni dei mesi scorsi. E lo ha pure ammesso, chiedendo scusa alla fotografa e alla Regina «per qualunque disagio possa essere nato»; anche se ha parlato di «sfortunato errore». Ma ormai il danno era, è fatto. E il pasticcio sembra solo all’inizio. Infatti, le immagini bugiarde erano il «promo», l’antipasto promozionale, di «Un anno con la Regina», programma annunciato per l’autunno: e «vi sono seri dubbi che ora veda la luce», come afferma sibillino uno dei produttori.
In Italia sarebbe una causa per diffamazione: qui, in terra di antichi ermellini, potrebbe anche chiamarsi lesa maestà. I giuristi consultati dai giornali confermano che sì, gli estremi per la diffamazione ci sono tutti, anche a considerare Elisabetta una cittadina come tutti gli altri. Ma l’etichetta, e il pudore dei codici, complicano le cose: «Sarebbe inconcepibile pensare che Sua Maestà accetti di farsi coinvolgere in una lite confusa, con richiesta di danni e tutto il resto », ha ammonito un portavoce di Corte. Quindi si va, almeno così pare, per vie parallele: la lettera consegnata dagli avvocati dello studio Farrer alla Bbc, e alla Rdf Media che è la casa produttrice del programma, si impernia sulla violazione del contratto siglato prima delle riprese fra la stessa Rdf, Buckingham Palace e l’emittente televisiva. La tesi: non sono state rispettate la verità, e la
privacy, garantite da quel contratto. A settembre, l’inchiesta interna della Bbc spiegherà qualcosa di più. Ma intanto, il punto dolente è un altro, la crisi della stessa Bbc.
Dopo i telequiz taroccati, e dopo quest’ultimo pasticcio coronato, sembra sbandare anche il «Trust», la commissione indipendente che dovrebbe vegliare sul rispetto della verità. «I nostri standard morali devono prevalere su tutto, non ci sono scuse per chi dice balle » tuona uno dei documenti interni. Nelle redazioni sono stati avviati «corsi di aggiornamento sulla completezza e correttezza»: cui, però, vari giornalisti si rifiuterebbero indignati di partecipare.
Secondo un’altra fonte interna, «gran parte delle 400.000 ore di trasmissione annuali sono corrette e veritiere». «Gran parte», non tutte: per la Bbc di un tempo, sarebbe già stata una bestemmia.