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 2007  agosto 13 Lunedì calendario

ROMA – «Nella vita normale, Violante dovrebbe essere la mia controparte: lui piemontese, magistrato e comunista, io lombardo, avvocato e leghista »

ROMA – «Nella vita normale, Violante dovrebbe essere la mia controparte: lui piemontese, magistrato e comunista, io lombardo, avvocato e leghista ». Eppure in quella particolarissima forma di vita che si svolge nel microcosmo parlamentare, tra i banchi di Montecitorio e in Transatlantico, Luciano Violante e Roberto Maroni sono una coppia affiatatissima ormai da anni. Due deputati di lungo, seppure diseguale, corso, sempre pronti a lanciarsi segnali e ammiccamenti, attestati di stima e dichiarazioni di intesa. Senza mai valicare le rispettive barricate. «Come diceva Catullo? – scherza Maroni – Tra noi è un odi et amo ». L’ultimo terreno d’intesa sono le riforme, da una parte la legge elettorale, dall’altra il Senato federale e il federalismo fiscale. Maroni lancia l’allarme «Balena bianca» e Violante rassicura. Il diessino chiede impegno sulla legge elettorale tedesca e il leghista, ospite dell’Unità, tranquillizza. Qualcuno ipotizza che le affettuosità reciproche possano trasformarsi in qualcosa di più concreto. Per esempio, un cambio di alleanze, un’intesa non solo circoscritta alle riforme. I due, naturalmente, smentiscono. A chiedere conto a Maroni sui suoi rapporti con l’ex magistrato si inanellano solo complimenti: «Tra noi c’è stima reciproca. Se dice sì è sì, se dice no è no: è un politico ambizioso, ma in lui è assente qualunque ambiguità democristiana. E questo lo rende un interlocutore affidabile». Neanche Violante lesina apprezzamenti: « uno dei politici del centrodestra che stimo di più. schietto e dice quello che pensa, anche se può non farti piacere. Di lui ci si può fidare». I loro primi rapporti risalgono al ’92, quando Maroni entra in Parlamento. «Ricordo nel ’96 quando divenne presidente della Camera – racconta Maroni – Lo incontrai in buvette e gli feci i complimenti: grazie ma avrei preferito fare il ministro della Giustizia, mi rispose. Lo capisco, anche a me non piace fare l’arbitro, ma il giocatore. Nel ’94 mi proposero di fare il presidente della Camera e dissi di no: poi Bossi mi mandò a fare il ministro dell’Interno». Il primo episodio di reale contatto risale proprio al ’94, quando Maroni vuole mettersi in contatto con Giancarlo Caselli, allora alla Procura di Palermo: «Fu Violante a introdurmi a Caselli, che era incuriosito. In quel periodo andai a Piana degli Albanesi a incontrare un sindaco al quale avevano fatto trovare un capretto sgozzato. Caselli apprezzò molto il mio gesto e da allora divenne il mio consulente di fatto in materia di lotta alla criminalità». D’Alema non aveva ancora pronunciato la famosa frase – la Lega come «costola della sinistra» – ma i primi contatti erano già cominciati. E Violante e Maroni furono i pionieri del dialogo: l’ex pm invitò il leghista alla festa dell’Unità a Milano, l’allora ministro rispose con un invito in Calabria, a un summit sulla ’ndrangheta. Ma non sono tutte rose e fiori. Il periodo più duro comincia nel ’96, quando Violante diventa presidente della Camera. «Ne fece di cotte e di crude – spiega Maroni – Fece il presidente da vero comunista, da partigiano, nel suo stile, interpretando il regolamento come più gli conveniva». Ma anche in questo Maroni trova un aspetto positivo: «Almeno non fu ipocrita. Del resto lui è un vero leninista, come noi leghisti: il partito viene prima di tutto». In questo caso la ricostruzione di Violante non coincide, né sulla partigianeria, né sul leninismo: «Per dir la verità, io ho studiato da gramsciano ». Ma sono sottigliezze dottrinarie. Quello che conta sono i punti di contatto, le inattese vicinanze. Sarebbe forse troppo chiamarle affinità elettive, ma certo è che già negli anni ’90 Violante e Maroni si trovano a combattere fianco a fianco, nella stagione di Mani Pulite. E non sarà un caso che il corso degli anni abbia modificato nella stessa direzione le loro posizioni. Con Violante che sorprende: «Su Craxi sbagliammo, fu un capro espiatorio ». E con Maroni che concorda sul ripensamento: «Anche la Lega è cambiata, certi giudizi frettolosi dell’epoca non li daremmo più. E infatti quando si capì cosa fu davvero Mani Pulite cambiammo registro ». Con il primo governo Berlusconi, la Lega uscì dal ghetto dei reietti e, magari senza marsine ministeriali, andò a sedersi sui banchi del governo. La sinistra cominciava allora a prendere contatto con quegli strani individui del Nord che rivendicavano improbabili macroregioni e temutissime secessioni. Maroni racconta: «L’unica volta che sono andato su una terrazza romana fu nel ’94, invitato da Bassanini e Violante. Pensavo fosse un incontro politico e invece mi ritrovai tutto il gotha della sinistra, D’Alema e intellettuali trinariciuti compresi. Guardavano la partita Italia-Spagna di Usa ’94. Dopo un attimo di smarrimento, mi divertii un mondo, con la complicità di Violante e Veltroni: feci la parte della persona per bene, che mangia con le posate e che sa stare composto a tavola». Altri tempi. Ora la Lega ha cambiato volto e viene guardata con altri occhi. Qualcuno dice che è cresciuta politicamente, altri che si è imborghesita, altri (magari citando Gentilini) che non è cambiato nulla. Violante è tra chi apprezza molto il nuovo corso: «La Lega è una realtà complessa, fatta di persone diverse, tenute insieme da Bossi. Ma mi ha molto colpito in questa legislatura l’arrivo di una pattuglia di giovani agguerriti. Gente seria e preparata, una nuova classe politica che sta crescendo. Come Giacomo Stucchi, deputato preparato, e Roberto Cota, autorevole e capace. E poi, naturalmente, c’è Maroni. Un interlocutore credibile, di cui mi fido».