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 2007  agosto 12 Domenica calendario

Gli allevatori italiani di carne suina «lavorano in perdita». A lanciare l’allarme è la Confederazione italiana agricoltori sottolineando che la carne per salumeria Dop «viene pagata dai trasformatori al massimo 1,15 euro al chilo», mentre il prezzo del mangime è aumentato del 35% in 45 giorni

Gli allevatori italiani di carne suina «lavorano in perdita». A lanciare l’allarme è la Confederazione italiana agricoltori sottolineando che la carne per salumeria Dop «viene pagata dai trasformatori al massimo 1,15 euro al chilo», mentre il prezzo del mangime è aumentato del 35% in 45 giorni. A fronte delle «gravi difficoltà» in cui versa il settore, numerosi produttori chiedono perciò al Governo lo «stato di crisi». Sulla situazione attuale, aggiunge la Cia, «pesa anche la strategia della Grande distribuzione, che per fare margini taglia i prezzi verso i fornitori» senza però ridurre quelli al consumo. Tra le richieste degli allevatori figurano il consolidamento della normativa per l’obbligo di indicazione di origine delle carni suine e derivati, una campagna di promozione mirata per i prodotti suini Dop, la richiesta presso l’Ue dell’apertura di un contingente tariffario di importazione di mais a dazio ridotto e la revisione delle norme che regolano le Commissioni prezzi delle Camere di commercio. Una conferma della gravità dell’allarme viene dalla Lombardia, dove il presidente della Coldiretti regionale, Nino Andena, ha scritto all’assessore all’Agricoltura, Viviana Beaccalossi, sottolineando: «da troppi mesi il valore dei suini (1,140 euro al chilo) non arriva neppure a coprire i costi di gestione e produzione che ad oggi oscillano tra l’1,280 e l’1,320 euro al chilo. Mentre è ormai certo un ulteriore rincaro dei costi di alimentazione legato alle quotazioni dei cereali». Intanto, secondo le stime dell’Assica, associazione degli industriali delle carni, i consumi di salumi nei mesi estivi indicano un aumento dal 20 al 30%. Su questi dati la Coldiretti ribadisce la necessità di rendere immediatamente obbligatoria l’indicazione dell’origine in etichetta per evitare che vengano spacciati come italiani prosciutto crudo, bresaola, prosciutto cotto, wurstel e salsicce ottenute con carni importate dall’estero. «Occorre intervenire per stringere le maglie larghe della legislazione che favorisce gli inganni e rende più difficoltosa l’attività di controllo di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono a partire dai casi di afta in Gran Bretagna. Situazione che pare ancora più grave dopo la clonazione ”stabile” di un maiale per quattro generazioni (in pratica un clone di un clone di un clone di un clone) realizzata per la prima volta nella storia in Giappone./