Fabio Pozzo La Stampa 12/8/2007, 12 agosto 2007
ABIO POZZO
TORINO
Le famiglie italiane s’indebitano sempre di più. Ma se devono investire, preferiscono azioni ed obbligazioni ai titoli di Stato. Il quadro emerge da uno studio di Bankitalia, che ha scattato la fotografia economico-finanziaria delle regioni italiane (i dati si riferiscono al 2006).
Capitali e investimenti
La propensione al risparmio degli italiani è nota. Palazzo Koch calcola che lo scorso anno la ricchezza finanziaria netta delle famiglie era di 2,7 volte maggiore del reddito disponibile. Un valore che s’è mantenuto sugli stessi livelli del 2005 e che è superiore a quello della media dell’area euro. Quantificando, in termini lordi, ogni famiglia possiede 57.300 euro; i più ricchi al Nord, con 80 mila (56 mila al Centro e quasi 29 mila al Sud).
E dove «parcheggiano» le proprie risorse gli italiani? Il 28% delle disponibilità finanziarie è «cash», vale a dire circolante e depositi; il 20% è ripartito in obbligazioni, il 34% in azioni e quote di fondi comuni, il 18% in fondi pensione e prodotti assicurativi.
Esaminando un arco di tempo compreso tra il 1998 e il 2006, in Italia è diminuito l’appeal dei depositi bancari (da 20,3 a 16,8% del totale delle attività finanziarie), una tendenza determinata non tanto dai conti correnti - in crescita - ma dal crollo dei certificati di deposito e dei depositi a risparmio; aumenta, nel contempo, il successo del risparmio postale (da 6,1 a 8,2%), con un record nel Mezzogiorno (20,5% contro il 4,% del Nord e l’8% del Centro). In netta picchiata, invece, su tutto il territorio, il numero dei «bot people». L’investimento in Bot e Cct rappresentava lo scorso anno solo il 4,8% delle attività finanziarie, contro il 7,2% del 2004, l’8,4% del 2002, l’11,4% del 1998. I rendimenti attuali, più elevati, probabilmente andranno a modificare questo quadro.
Agli italiani piacciono sempre più le obbligazioni, soprattutto al Nord (12,1% contro l’11,2% nazionale) e le azioni, che rappresentano il 24,5% del totale delle attività finanziarie, con una punta del 28,5% nelle regioni del Settentrione, contro il 13,5% del Sud. Frenano, poi, i fondi comuni (9% rispetto al 16,4% del 1998 e il 10,6% del 2004), mentre acquistano peso i fondi pensione (6%) e i prodotti assicurativi (11,1%).
Indebitamento
Gli italiani hanno sempre più debiti. Il rapporto fra passività e reddito disponibile è salito al 47% nel 2006, contro il 43% del 2005; un valore che comunque resta inferiore a quello della media europea (148% due anni fa nel regno Unito, 100% in Germania, 66% in Francia). Ciascuna famiglia nel 2006 era indebitata per 9.800 euro (dalla Cgia di Mestre, vedi box a fianco, i nuovi dati), ma si tratta di mera statistica: in realtà, nel 2004 soltanto il 23,9% delle famiglie del Centro Nord e il 18,3% del Sud era alle prese con il pagamento di rate.
A far la parte da leone sono i mutui, con il 44,8% del totale (25,7% nel 1998), sostenuti dalla diminuzione dei tassi: si accendono di più al Nord (48,4%), rispetto a Centro (46,3%) e Sud (35,1%). Continua a crescere, però, anche il credito al consumo, soprattutto al Sud: rappresenta il 14,2%, era il 9% nel 1998.
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