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 2007  agosto 12 Domenica calendario

FRANCESCO SISCI

PECHINO
Era il sogno di poeti e scrittori, un riflesso nel cielo per gli artisti, una nota calda per i musicisti. Per secoli la luna è stata solo «pallida», «algida», «bianca». A volte è stata associata a un luogo ed è stata chiamata «caprese», ma il significato era ben diverso da quello che si vuole attribuirle oggi chiamandola «luna cinese». Pechino ha infatti annunciato di volere produrre una mappatura dettagliata del nostro satellite. Nella seconda metà dell’anno lancerà la capsula «Chang’e 1» che orbiterà intorno alla luna e condurrà un rilevamento tridimensionale dell’intera superficie.
Per gli scienziati questa non è che la prima fase della strategia di avvicinamento alla luna, dopo che nel 2003 la Cina è diventato il terzo Paese (dietro a Russia e Usa) a mandare un uomo nello spazio a bordo di un razzo. Nel 2012 (seconda fase) sarà inviata un’altra sonda - questa volta un «rover», in grado di muoversi - per studiare la superficie lunare. Infine, nel 2017, prenderà il via la fase 3, di gran lunga più complessa poiché prevede il ritorno su terra di campioni lunari.
Il programma spaziale cinese rende palesi le ambizioni di Pechino come grande potenza non solo economica. Per tutto il periodo della guerra fredda, la corsa nello spazio è stata anche la corsa a perfezionare i complessi meccanismi di controllo per tutto il settore aeronautico e aerospaziale. Un razzo che arrivava con precisione sulla luna era una affermazione di tecnologia militare: quel razzo tanto più facilmente avrebbe infatti potuto colpire un bersaglio in terra.
E adesso intorno allo spazio si svolge una delle partite più delicate in corso. A gennaio la Cina ha abbattuto con un razzo terra-aria un suo satellite meteorologico avariato. Si trattava di una dichiarazione strategica davanti all’America, accusata da Pechino di volere perseguire un suo programma di «armamento dello spazio», cioè di sviluppare una tecnologia per poter colpire da satelliti orbitanti altri satelliti o bersagli a terra. Pechino non si oppone invece alla «militarizzazione» dello spazio, cioè l’uso di satelliti per rilevamenti sulla terra che possono poi essere usati a scopi militari.
Gli strateghi cinesi in realtà non vogliono impegnarsi in una corsa agli armamenti che poi li dissangui economicamente, come successe con la vecchia Urss. Sperano invece che un progresso tecnologico tale da «forare» (anche solo teoricamente) complessi difensivi o offensivi Usa, come il sistema missilistico di difesa nazionale (Nmd) o di teatro (Tmd), possa portare gli americani ad aprire una trattativa complessiva sugli armamenti. Il sistema Tmd è particolarmente «scomodo» per Pechino visto che è una struttura di difesa Usa che copre anche Taiwan, ufficialmente parte della Cina.
D’altro canto il rilevamento totale della luna sembra obbedire allo spirito enciclopedico del Paese, che dall’antichità raccoglie in monumentali «congshu» tutto lo scibile del tempo. In questo caso la rilevazione della superficie lunare potrebbe svolgere una funzione quasi «notarile». Le mappe - e l’avere posato un piede meccanico su quella arida superficie - domani potrebbe costituire un precedente per affermare un diritto di proprietà e di eventuale sfruttamento.