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 2007  agosto 12 Domenica calendario

Corrado Avaro nella notte del 15 luglio aveva investito e ucciso Claudia Muro, 16 anni, mentre era alla guida ubriaco

Corrado Avaro nella notte del 15 luglio aveva investito e ucciso Claudia Muro, 16 anni, mentre era alla guida ubriaco. Dopo 27 giorni in cella è stato rimesso in libertà. Mai più. Non voglio guidare mai più. Se mi ridanno la patente io la prendo, la straccio e la getto via. Dopo quello che è successo s’immagini soltanto se ho voglia di rimettermi alla guida. Basta, stop. tutto finito». Parla a fatica, e con le lacrime agli occhi, Corrado Avaro, l’uomo che il 15 luglio travolse ed uccise in automobile la sedicenne Claudia Muro. Era ubriaco. è stato arrestato ed è tornato libero l’altro giorno dopo 27 giorni di carcere. Adesso è ospite della comunità di don Ilario Rolle, a Venaria. Dà una mano nei lavori, cerca di rendersi utile. Parla con il sacerdote: «la prima persona, dopo mio padre, a cui ho telefonato quella notte». E con i suoi legali, Pasquale Ventura e Giancarlo Perassi. Dice in continuazione: «Io vorrei morire, adesso, qui, davanti a lei pur di ridare al vita a quella ragazza». Ma quella notte si mise ubriaco al volante. Perché? «Perché mi sentivo a posto. Avevo bevuto, è vero, birra e del vino bianco. Ma mi sentivo in grado di guidare. Volevo andare da un amico, invece...». Invece ha investito quella ragazza. Se lo ricorda? «Mi ricordo tutto. La gente che arrivava, io che scendevo. Ma l’incidente no. Lei me la sono trovata davanti all’improvviso. Se solo l’avessi vista prima mi sarei buttato fuori strada. Insomma, avrei sterzato, mi sarei schiantato contro un muro, piuttosto. Ma andare addosso a una persona, quello proprio no». A che velocità correva? «Ai 95 l’ora. Lo hanno detto anche i periti. Io non ho mai negato di andare a quella velocità» . Ci pensa a ciò che è accaduto? «Ogni momento, di giorno e di notte. Sempre, sempre, sempre». Ed è pentito? «Sono morto dentro. Mentre ero in carcere ho provato a scrivere una lettera ai genitori di Claudia Muro, ma non ce l’ho fatta». Perché? «Ma cosa puoi dire a un padre e una madre che hanno perso una figlia? Perdono? Non ci sono parole. Ma io, prima o poi, andrò a trovarli. Lo voglio fare». Che vorrebbe dire ai genitori di Claudia? «Tutte quelle cose che mi rodono dentro. Che non mi fanno più dormire, mi rubano sonno e salute». Ma lei quella notte guidava avendo bevuto un po’ troppo. E non era la prima volta, vero? «Sì, mi avevano ritirato al patente altre due volte perché mi ero messo al volante alticcio. I carabinieri del mio paese mi fermavano e me la portavano via». Ma ha continuato lo stesso a guidare. Per quale ragione? «Perché ero uno stupido. Ma adesso, lo giuro, non voglio guidare mai più. Se mi ridanno la patente io la strappo. Con le auto e con il vino io ho chiuso».