Giuseppe Turani, la Repubblica 12/8/2007, 12 agosto 2007
«Se riesci a rimanere calmo mentre tutti gli altri intorno a te stanno perdendo la testa, probabilmente non hai capito la gravità della situazione»
«Se riesci a rimanere calmo mentre tutti gli altri intorno a te stanno perdendo la testa, probabilmente non hai capito la gravità della situazione». Comincia così un report arrivato due sere fa dalla sede di Londra di una grande banca, la Abn-Amro. In effetti si tratta di una sorta di mantra-guida di tutti gli operatori del mondo, per il quale si dispone anche di una versione più semplice e meno ironica: «Quando tutti vendono, non farti troppe domande, vendi, stupido». E questo, probabilmente, spiega il perché di tutti i crolli di questi giorni sui mercati finanziari. In realtà, gli esperti continuano a giurare che l´importo dei prestiti subprime (cioè fatti a clientela scadente e non rimborsati, all´origine dei guai di oggi) non sarebbe affatto astronomico per le dimensioni dei mercati finanziari. Solo che un po´ c´è appunto di mezzo il mantra-guida degli operatori (prima vendi, poi capirai), e un po´ c´è in gioco un´altra questione. L´ammontare di questi prestiti, si giura, non è enorme, ma nessuno sa come sono distribuiti. Non si sa, cioè, come sono concentrati sulle banche. Se alcuni istituti venissero a trovarsi, in varie parti del mondo, in guai profondi, allora il panico potrebbe davvero impossessarsi dei mercati. Insomma, il sassolino che provoca la valanga. Una valanga di cui oggi è impossibile determinare le dimensioni e il peso. In ogni caso, e anche ammettendo che le autorità riescano a contenere i guasti peggiori e il possibile panico, a metà di questo agosto c´è poco da stare allegri. Infatti la stagione delle vacche grasse, della ricca congiuntura di cui abbiamo goduto (in Italia, meno) in questi anni, sta per chiudersi. Per una serie di ragioni. La prima ha proprio a che fare con le crisi dei mercati di questi giorni. E´ evidente, infatti, che si è esagerato con il credito (troppi soldi a troppa gente) e quindi, una volta superata la tempesta, le autorità dovranno tirare le redini agli istituti bancari. Dovranno imporre, cioè, una gestione un po´ più selettiva e oculata dei prestiti. Il che significa meno fusioni (oggi finanziati in gran parte a debito), meno acquisizioni, ecc. In sostanza, una gestione del credito un po´ più rigorosa (come accadrà, inevitabilmente) significa una finanza (e un´economia) con meno scintille. Una frenata, insomma. Ma questo è solo uno degli elementi che provocheranno un rallentamento diffuso nel 2008. Gli altri fattori possono essere elencati rapidamente. 1- L´economia americana anche prima di questa vicenda dei prestiti subprime aveva cominciato a mandare segnali di stanchezza. E oggi si può fare conto su un 2008 americano in tono assai minore rispetto al già non eccezionale 2007. E l´America è stata in tutti questi anni una sorta di grande motore dell´economia internazionale. 2- L´altra grande economia è stata indubbiamente l´Asia e i paesi dell´Est europeo. Ebbene, non ci vuole molto a capire che anche questi soggetti dovranno rallentare un po´ il passo. In parte perché stanno correndo troppo e in parte perché, come si diceva prima, i grandi gruppi multinazionali faranno più fatica a trovare il denaro per investire in queste economie. 3- Infine c´è l´Europa, che in questi ultimi anni (soprattutto nel 2007) ha corso molto bene, sia pure in tono minore rispetto al resto del mondo. Ma l´Europa non è riuscita a fare il grande salto. Nel senso che è rimasta un´area che vive in gran parte di esportazioni. La domanda interna si è mossa, ma non tanto. E non ha comunque dimensioni tali da sorreggere da sola una congiuntura che dovesse vedere il venire meno della formidabile spinta dell´export. Si tratta di un vecchio male dell´Europa, che deriva dal suo essere troppo burocratizzata e ancora troppo dominata dalle rendite. Il che configura un sistema in cui il reddito non finisce (come dovrebbe) nelle tasche dei cittadini, ma viene sequestrato da varie consorterie e da un certo numero di monopoli-oligopoli. E quindi i consumi non riescono mai a decollare sul serio. Ci vorrebbe a Bruxelles un altro giro di Mario Monti, con carta bianca per colpire chi va colpito. Oppure, ci vorrebbero dei governi decisi a fare del Vecchio Continente un´area finalmente davvero di mercato e libera da rendite di posizione (basta pensare a quanto si portano via gli agricoltori). Ma, temo, non vedremo né una cosa né l´altra. E quindi la congiuntura europea nel 2008 rallenterà bruscamente e l´Italia farà altrettanto (visto che è proprio l´anello più debole). In sintesi, se quest´anno sta diventando difficile arrivare al 2 per cento di crescita (sfiorato per un soffio nel 2006), il prossimo anno sarà difficile andare sopra l´1,5 per cento. Questo 2007, insomma, alla fine ce lo ricorderemo, nonostante tutto, come un buon anno (sempre che si riesca a disinnescare la bomba dei prestiti subprime). Quello che c´è davanti, infatti, non è meglio. Purtroppo.