Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 12/8/2007, 12 agosto 2007
ROMA – Onorevole Ciriaco De Mita, erano anni che non si assisteva a un’estate con un’attività politica così intensa
ROMA – Onorevole Ciriaco De Mita, erano anni che non si assisteva a un’estate con un’attività politica così intensa. «In effetti, è un’estate abbastanza straordinaria e, per molti versi, indimenticabile. D’altra parte, credo che mai nessun altro, in nessuna parte del mondo, deciderà più di fondare un nuovo partito mentre buona parte della classe politica è sotto gli ombrelloni». Partito democratico, entriamo subito nell’argomento? «Entriamoci». In generale, c’è un clima che, di giorno in giorno, diventa sempre più aspro, le polemiche paiono spesso pretestuose e... «Guardi, le dirò una cosa che a qualcuno potrà sembrare sorprendente, se non addirittura paradossale: però a me queste dosi di veleno, che certamente circolano tra i candidati e i loro sostenitori, sembrano inevitabili e, forse, persino indispensabili». Presidente, la sua affermazione è davvero sorprendente. «Gliela spiego: noi, in fondo, abbiamo deciso di utilizzare questo affascinante strumento politico-elettorale americano, vale a dire le primarie, senza però possedere il substrato culturale comune che, per capirci, hanno i democratici e i repubblicani negli Stati Uniti. Così sa qual è il risultato di questo nostro esperimento?». No, presidente. Qual è? «Abbiamo inventato una procedura particolare: costruire un partito senza dire come dovrà essere. Invece che perderci in lunghi dibattiti per stabilire quali dovranno essere le sue strategie, i suoi orizzonti, discutiamo su chi lo debba guidare. Discutiamo sulle persone, piuttosto che sui programmi. E una discussione basata essenzialmente sulle persone non può che produrre polemiche, veleni...». I sondaggi dicono che Walter Veltroni dovrebbe vincere in modo piuttosto netto. «Sul mercato è certamente il personaggio politico che raccoglie il maggior numero di consensi, compreso il mio. E anzi: aggiungo che trovo giusto anche il ticket con Franceschini... mi sembra un’alleanza assai strategica, davvero un buon punto di sintesi... Naturalmente, e chi mi conosce lo sa, devo comunque ammettere che ho sempre diffidato della politica che si riconosce in una sola persona, o al massimo in due». Per forza. Ai tempi andati della Democrazia cristiana eravate così tanti. C’era lei e c’era Andreotti, e poi Forlani, e Zaccagnini e... «Non prosegua, la prego, perché l’elenco è lungo. Piuttosto, sa però perché furono così tanti i protagonisti di quella stagione? Perché tutti, davvero tutti ebbero la capacità di interpretare i bisogni della gente. D’altra parte, la diversità tra quella democrazia e questa... ». Questa della seconda Repubblica? «Questa, esatto: la diversità sta nel fatto che quella democrazia aveva la presunzione di rappresentare degli interessi. Oggi, al contrario, ci si limita alla cattura delle semplici emozioni». Se è così, stiamo camminando su un crinale rischioso. « il crinale tra una democrazia rappresentativa e una democrazia plebiscitaria: bisogna stare attenti, a ogni passo che facciamo». Torniamo alle primarie. Enrico Letta e Rosy Bindi. «Mi sembra siano soprattutto alla ricerca di argomenti provvisori, per distinguersi. Più in generale, li vedo comunque in sintonia con una grave deformazione della politica italiana: dove si privilegia la demonizzazione dell’avversario, piuttosto che l’affermazione delle proprie idee». Rutelli, dopo la stesura del «manifesto dei coraggiosi», osserva con... «Rutelli oscilla continuamente tra il desiderio e le opere. Una volta privilegia il desiderio, la volta dopo le opere. Direi che ha più di qualche difficoltà a trovare un punto di equilibrio politico». Anche i Ds, certi giorni, danno però la sensazione di oscillare. Con Veltroni, in polemica con Veltroni, oppure con Veltroni a patto che... «Vede, io non credo si possa immaginare di costruire il Pd oscillando tra la memoria storica dei vecchi partiti e una grande suggestione per il partito che vogliamo fondare. Il fatto è che bisognerebbe avere la capacità di collocare le esperienze del Pci e della Dc, dei Ds e della Margherita, nel futuro. Ma non è facile. Così, nell’incertezza, o per pura paura, si finisce con lo scivolare sempre all’indietro, nel proprio passato. E questo, sinceramente, mi sembra un rischio grave, tra i più gravi che stiamo correndo». Lei parla di futuro. Come se lo immagina? «Guardi, il futuro non è una cosa astratta. Infatti se entrassimo in un supermercato, o in un ufficio postale, e chiedessimo alla gente in fila, avremmo risposte precise. Voglio dire che nell’opinione pubblica c’è voglia di novità, ci sono aspettative concrete... il guaio è che la classe politica, che queste novità dovrebbe produrre, è invece pigra». Per interesse o per stanchezza? «Non lo so, probabilmente per tutti e due questi fattori. Il risultato, purtroppo, è di avere una politica completamente dissociata dalla realtà». Un rischio, ammetterà, che corre anche il nascente Pd. «Assolutamente sì. Vede, il consenso c’è, se si condivide qualcosa, e non per simpatia, non perché c’è qualche nome di fascino in una lista di sostegno... Le faccio un esempio e le chiedo: se oggi ci fossero di nuovo le primarie per eleggere un candidato premier a Palazzo Chigi, lei crede che Prodi sarebbe di nuovo eletto?». Beh... «Io temo di no. E sa perché? Perché il consenso vero, per capirci, è quello che avevano personalità come De Gasperi o Moro, capaci di intercettare le esigenze dell’opinione pubblica, senza però aver paura di entrarci in conflitto se, per dire, occorreva mettere una tassa necessaria». Questi non sono esattamente complimenti a Prodi. «Prodi guida un governo in enorme e palese difficoltà non per colpa di una maggioranza risicata nei numeri, ma per come quella maggioranza si è formata, per le mille posizioni ambigue...». Prodi dura? «Sopravvive». Non è un grande prospettiva. «Agli inizi degli anni 90, parlando a una platea di giovani, dissi che il governo, all’epoca traballante, aveva deciso di "tirare a campare"... Sa come commentò Andreotti? Disse che era "sempre meglio tirare a campare, piuttosto che tirare le cuoia"». Mastella e Casini, intanto, continuano a pensare a una forza di centro. «Mi attirerò delle critiche, ma io penso che sarà il Pd la nuova forza di centro del Paese. Per altro non credo ci sia spazio». E l’operazione di Savino Pezzotta? «Se capisco, Pezzotta pensa all’organizzazione dei cattolici nella società italiana. Una realtà di cui il Pd, a mio parere, deve assolutamente tenere conto». un’ora che parliamo, e lei parla con i toni di uno che è ancora, anzi ben dentro al progetto del Pd. «Ci ho pensato: non credo di potermi sottrarre a questa sfida. Sì, ho disponibilità, curiosità...». Quanti anni ha, presidente? «Questa mattina, 79». Molti dicono che è un po’ sprecato, un personaggio politico del suo rango, a Nusco... «Come pensa possa risponderle? Se dicessi di sì, che lo penso anch’io, apparirei presuntuoso. Se dicessi di no, stupido, o reticente. Non potremmo evitarla, questa domanda?».