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 2007  agosto 12 Domenica calendario

ROMA – rimasto libero appena dodici ore, ma alla Procura di Latina non deve essere stato un weekend sereno

ROMA – rimasto libero appena dodici ore, ma alla Procura di Latina non deve essere stato un weekend sereno. Giuseppe Di Girolamo, 53 anni, il pastore sorpreso all’alba di venerdì dalla Forestale in un bosco vicino a Fondi con 17 inneschi pronti per essere usati, e il suo complice, Attilio Minchella, 38 anni, sono stati di nuovo arrestati. Il provvedimento è stato preso dal procuratore capo di Latina, Giuseppe Mancini, e dal sostituto di turno, Giuseppe Miliano, dopo le polemiche e la richiesta di chiarimenti al procuratore generale presso la Corte d’Appello annunciata dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Ieri, con il ritorno in carcere del presunto incendiario, il Guardasigilli si è detto «soddisfatto perché, rispetto all’opinione pubblica, c’è una risposta immediata ». L’aver riportato in cella il piromane, che era stato denunciato altre volte per reati analoghi, l’ultima due settimane fa, ha reso rovente il clima alla Procura di Latina: di fatto i vertici della magistratura pontina hanno sconfessato il lavoro del pm Luigia Spinelli, molto apprezzata negli ambienti giudiziari. Venerdì il pubblico ministero aveva deciso di arrestare il pastore. Dopo qualche ora ci aveva ripensato perché l’uomo, secondo lei, era stato pizzicato dagli uomini della Forestale mentre era in possesso solo (si fa per dire) di 17 inneschi. Per questo, ieri, Di Girolamo era stato rimesso in libertà dopo essere stato denunciato per incendio boschivo doloso e fabbricazione e detenzione di ordigni incendiari. Il pm Spinelli, però, non deve aver preso bene il valzer di ordinanze, e dal suo blindatissimo ufficio non ha voluto rilasciare alcun commento. Comunque il pm, per giustificare il suo operato, avrebbe fatto notare a un collega: «Si trattava di atti preparatori: per suffragare la scarcerazione del 53 enne. Lo prevede il codice penale. Non si può arrestare se non si è in flagranza di reato e quell’uomo non stava accendendo un fuoco. Quindi andava denunciato, non arrestato». Di parere opposto il procuratore capo di Latina, Giuseppe Mancini. La sua reazione non si è fatta attendere: del resto erano state durissime le critiche seguite alla liberazione del piromane da parte delle associazioni ambientaliste e soprattutto del ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e del Guardasigilli, che aveva chiesto chiarimenti sul caso, facendo probabilmente vacillare qualche poltrona in via Ezio, sede della Procura pontina. Ieri mattina Mancini e il sostituto Giuseppe Miliano dalle parole sono passati ai fatti, firmando un nuovo provvedimento di fermo. E, oltre al pastore, è finito in galera anche il complice: «Sono gravemente indiziati di fabbricazione, detenzione e porto di ordigni incendiari e di due tentativi di incendio boschivo», hanno spiegato i magistrati. «Abbiamo verificato la precedente notizia di reato arrivata nel mese di luglio e relativa sempre allo stesso soggetto – ha precisato Mancini riferendosi a una denuncia nei confronti del pastore, sempre per un incendio boschivo – e abbiamo ritenuto che ci fossero gli elementi per il fermo e quindi la richiesta di una misura cautelare al gip». Il complice anche in quel caso era con il piromane. Di più il magistrato non dice. Ieri, comunque, la Procura era più blindata del solito: normalmente l’accesso ai cronisti è consentito in un determinato orario e su richiesta, mentre all’ingresso da ieri mattina le guardie giurate invitavano i giornalisti ad allontanarsi. Appresa la notizia dell’arresto, Pecoraro Scanio ha giudicato positiva la decisione dei magistrati, ai quali ha chiesto «tolleranza zero nei confronti dei piromani» perché «il reato di incendio boschivo è un fatto grave che va perseguito con la massima determinazione e mai e poi mai, come talvolta appare, va considerato una fattispecie criminale di serie B». Soddisfazione per gli sviluppi dell’indagine anche da parte di Francesco Giro (FI): «Essere garantisti non significa infatti dimostrarsi lassisti e deboli con i criminali che vanno contrastati e puniti duramente, soprattutto se sono recidivi come a Latina». Ma il giallo non è ancora finito: occorrerà aspettare la convalida del gip, attesa entro domani.