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 2007  agosto 12 Domenica calendario

ROMA – Rifugi temporanei che troppo spesso si trasformano in trappole mortali. Secondo i dati del Viminale il 20 per cento delle famiglie zingare che vivono in Italia «abitano in baracche costruite con materiali di fortuna come il legno, le lamiere, i cartoni»

ROMA – Rifugi temporanei che troppo spesso si trasformano in trappole mortali. Secondo i dati del Viminale il 20 per cento delle famiglie zingare che vivono in Italia «abitano in baracche costruite con materiali di fortuna come il legno, le lamiere, i cartoni». il «degrado» di cui ha parlato ieri il ministro dell’Interno Giuliano Amato, secondo il quale «dobbiamo capire le ragioni di una tragedia così grave che è frutto del degrado in cui ancora troppe persone vivono nel nostro Paese. Occorre dire che questa gente dovunque vada non è ben vista». L’allarme più grave riguarda i minori e il loro sfruttamento da parte degli adulti. «Il fenomeno dell’accattonaggio - denuncia l’ultimo rapporto sulla sicurezza in Italia del ministero dell’Interno - vede coinvolti soprattutto bambini nomadi Rom, di origine slava, per lo più stanziali sul nostro territorio, e in percentuale minore ma tendenzialmente crescente, perché collegati ai flussi migratori clandestini, anche minori marocchini, rumeni e albanesi, specialmente nel Nord Italia. Spesso il minore è "affidato" dalla propria famiglia ad organizzazioni criminali, per lo più di origine balcanica, che si occupano della loro "collocazione" in Italia». Nel luglio dello scorso anno la polizia ha individuato un’organizzazione gestita da rumeni che faceva entrare clandestinamente in Italia i bambini per poi mandarli a chiedere l’elemosina in strada. I piccoli furono rintracciati in campi di Roma e Milano e per gli adulti scatto l’accusa di «riduzione in schiavitù». Le ultime stime parlano di 160.000 nomadi che vivono nel nostro Paese, ma c’è chi ritiene che possano essere almeno il doppio. Un censimento non è mai stato fatto e i numeri si ricavano attraverso le presenze nei campi regolari. Ma bisogna tenere conto degli insediamenti abusivi e di chi si sposta frequentemente da una Regione all’altra. L’esempio della capitale è eloquente per rendere l’idea del fenomeno: i Rom regolari che vivono in 23 campi ufficiali sono 7.500, oltre il doppio quelli di cui non si sa praticamente nulla. Analoga situazione a Milano dove ci sono circa 4.000 «regolari» in 45 campi e altri 3.000 che sfuggono ad ogni tipo di controllo. Il quadro aggiornato della Lombardia è stato fornito nel febbraio scorso dall’Ismu, la Fondazione che studia la multietnicità: «Almeno 13.000 Rom abitano in 240 insediamenti, ma sono tra i 290 e i 340 quelli realmente esistenti». A Torino ci sono «quattro aree di sosta attrezzate », ma sono almeno venti gli insediamenti spontanei. Nel gennaio scorso il ministro dell’Interno Giuliano Amato annunciò il varo di una legge apposita per regolare la presenza dei nomadi. «Queste persone - spiegò - sono il test della coscienza degli italiani, oggi sono visti come accadde agli italiani a Chicago: se italiani voleva dire mafia, nomade vuol dire ladro. Una normativa è necessaria perché attualmente non hanno diritti e invece quando decidono di concorrere più stabilmente alla vita di un Paese, devono avere i diritti. Questo non toglie che se rubano devono essere trattati come ladri, distinguendo da chi non lo fa: un Paese maturo sa fare anche questo». E proprio per sottolineare la sua attenzione verso queste minoranza lo scorso anno, durante il consueto giro di ferragosto, decise di visitare il campo di via Gordiani, uno degli insediamenti «simbolo» della capitale. Nei «patti per la sicurezza» firmati la primavera scorsa con i sindaci delle maggiori città italiane sono previsti stanziamenti mirati a fronteggiare l’emergenza nomadi. Un intervento che dovrebbe servire a garantire maggiori controlli (con pattugliamenti fissi di polizia e carabinieri) ma anche una maggiore integrazione. Quattro «villaggi» dovranno essere allestiti a Roma, fuori dall’area cittadina, ma in zone che possano garantire collegamenti agevoli con il centro. A Milano il prefetto ha ottenuto poteri speciali per la ricollocazione dei Rom, a Bari è stato previsto l’utilizzo di 156 mila euro per attrezzare il campo già esistente, a Bologna è stato messo a punto un progetto per far fronte alle «esigenze di contenimento riferite alle "popolazioni senza territorio"». Per i nomadi è stato poi istituito un gruppo di lavoro coordinato proprio dal ministero dell’Interno che ha il compito di monitorare il fenomeno generale con particolare attenzione a quelle che posso diventare vere e proprie emergenze, come può esserlo quella sanitaria. Anche in questo caso le stime sono approssimative, ma dicono che in Italia ci sarebbero ventimila bambini che non sono mai stati vaccinati. Un problema strettamente legato alla scolarizzazione. Si presume che appena il 10 per cento dei minori riesca ad ottenere il diploma di terza media.